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venerdì 2 dicembre 2016

Dopo il meeting OPEC prezzo a 60 dollari al barile nel 2017

Roberto Cominotto, gestore del fondo Julius Baer Multistock – Energy Fund di GAM, spiega che i membri dell’OPEC hanno trovato l’accordo per ridurre la produzione giornaliera di 1,2 milioni di barili. L’accordo rappresenta il primo taglio alla produzione dal 2008 e, in maniera ancora più rilevante, mette fine alla strategia del cartello che da due anni inonda il mercato per allontanare gli attori che hanno costi di produzione più alti. In maniera sorprendente, anche la Russia sembra intenzionata a tagliare la propria produzione e sono in corso discussioni con altri Paese esterni all’OPEC. Dal nostro punto di vista, la previsione del prezzo del petrolio si attesta intorno ai 60 dollari al barile per il 2017.
Negli ultimi sei mesi le scorte di petrolio sono state stagnanti o sono diminuite, puntando ad un equilibrio tra domanda e offerta - spiega Roberto Cominotto -. Il previsto taglio della produzione da parte dell’OPEC si tradurrà in un deficit di offerta all’inizio dell’anno prossimo, che porterà ad una diminuzione delle scorte e ad un aumento dei prezzi. Il nostro scenario di più lungo periodo non cambia. L’inedito taglio agli investimenti da parte dei produttori globali ha indebolito la capacità di offerta per molti anni, con l’impatto più significativo pronto a manifestarsi nel 2017. Ci aspettiamo un’offerta globale stagnante o in leggero calo nei prossimi 3-4 anni a fronte di una crescita nella domanda giornaliera al ritmo di 1/1,2 milioni di barili. Tutto ciò condurrà il mercato del petrolio ad una condizione di offerta stretta per i prossimi dieci anni o anche di più.
Gli attori del mercato nutrono scetticismo sulla possibilità che la ripresa del prezzo possa andare avanti per i timori derivanti dall’immissione sul mercato dello shale americano quando il prezzo sarà vicino ai 50 dollari al barile - spiega Roberto Cominotto -. Dal nostro punto di vista, questo punto di vista sovrastima l’impatto della produzione di shale americano sul mercato globale. Rappresentando solo il 5% della produzione globale di petrolio, i produttori di shale negli USA avrebbero bisogno di aumentare la propria produzione ad un ritmo molto significativo  per generare un impatto sul mercato globale del petrolio. Crediamo ad uno scenario di questo tipo solo se il barile si attesterà sui 70 dollari per un lungo periodo.
I produttori convenzionali sono nel bel mezzo di un inedito ciclo di riduzione della capital expenditure, fattore che sta solo iniziando a produrre un effetto sui loro volumi di produzione e sul rimpiazzo delle riserve - spiega Roberto Cominotto -. I produttori di shale nord-americani, con la loro abilità nel reagire rapidamente ai cambiamenti sul fronte del prezzo delle materie prime, è probabile possano essere i primi beneficiari dall’uscita del settore da una delle sue crisi peggiori. Inoltre, i prezzi del gas naturale degli USA potrebbero trattare ad un livello materialmente più alto nel corso dei prossimi due mesi dopo anni di attività di trivellazione estremamente bassa se l’inverno diventerà più freddo e l’offerta farà fatica a tenere il passo della domanda. Le compagnie di servizi legate allo shale e al gas trarranno vantaggio da un incremento dell’attività e da un miglioramento del prezzo del servizio, aspetto che ha iniziato a manifestarsi in questo trimestre.
Autore: Pierpaolo Molinengo Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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