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venerdì 2 dicembre 2016

Brexit, mercato comune per Londra resta: ecco la soluzione prospettata dalla UE

Brexit e mercato comune potranno (forse) coesistere
Soltanto qualche giorno fa, il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, tuonava contro Londra, avvertendola che con la Brexit perderebbe la sua posizione di leadership nella finanza. Ieri, invece, lo stesso ministro delle Finanze olandese sembrava cambiare tono, forse risentendo il cambiamento di clima sulla vicenda in Germania, di cui è uno dei principali alleati, dichiarando che il Regno Unito potrebbe continuare ad avere accesso al mercato comune, pure dopo avere lasciato la UE, ma che ciò avrà un costo.
Letta così, la dichiarazione non suonerebbe affatto nuova: Bruxelles chiede al governo britannico di lasciare aperte le frontiere per gli immigrati europei, in cambio della possibilità di continuare ad esportare senza dazi e senza altre barriere non tariffarie nei paesi UE. E’ il principio della non divisibilità delle quattro libertà fondamentali (di circolazione dei beni, dei servizi, dei capitali e delle persone), custodite gelosamente dai tedeschi, almeno fino a qualche giorno fa. (Leggi anche: Brexit, mercato comune e tasse)

Contributi in cambio del mercato comune?

Ma che la portata delle parole di Dijsselbloem sia diversa da quella del recente passato lo dimostra un’altra dichiarazione, quella resa dal ministro britannico per la Brexit, David Davis, considerato uno strenuo sostenitore dell’uscita dalla UE, che intervenendo in Parlamento e rispondendo alle domande dei deputati, ha ammesso ieri che sarebbe nel novero delle ipotesi la possibilità che Londra versi contributi alla UE, al fine di mantenere l’accesso al mercato comune.
La sterlina ha subito reagito con un’impennata di oltre l’1% a 1,264595 contro il dollaro, rafforzandosi su base mensile del 3,3%. Sembra poco, considerando che dal referendum sulla Brexit perde ancora più del 9% contro il biglietto verde, ma si tenga conto che il recupero è avvenuto nel pieno dell’apprezzamento della divisa americana, in scia al risultato delle elezioni USA. (Leggi anche: Brexit, sterlina ai massimi da 2 mesi)

Disgelo con UE dopo le elezioni tedesche

La strada per l’intesa è lunga, ma se si parte da questo presupposto, ovvero che sarebbe possibile mantenere integro il mercato comune, accettando che Londra versi contributi annuali alla UE, si tratterà quanto meno non di impostare un duro negoziato sui principi, bensì sulla cifra che i britannici dovranno sborsare. E’ evidente che il governo May pretenderà di ottenere un buon taglio della contribuzione rispetto a quella attuale, che al netto dei finanziamenti UE ottenuti, ammonta a circa 7-8 miliardi di sterline.
Il cambio di passo si è avuto da qualche giorno in Germania, dove la cancelliera Angela Merkel si è mostrata possibilista su un accordo reciprocamente conveniente, che consente ai britannici di continuare a godere dei mercati di sbocco europei, senza necessariamente dovendo tenere aperte le frontiere ai lavoratori UE. Concessioni su questo punto non se ne avranno prima che avranno votato gli elettori di Olanda, Francia e Germania, ovvero dopo il settembre 2017. A proposito, il possibile nuovo presidente francese, il conservatore François Fillon, ha espresso posizioni più morbide di quelle dell’attuale capo dello stato François Hollande sul Regno Unito, un altro indizio sul fatto che presto tra Londra e Bruxelles potrebbe arrivare il disgelo, non certo per merito dei commissari. (Leggi anche: Brexit, trattative vere partiranno tra un anno)

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