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giovedì 24 novembre 2016

Welfare aziendale: le disposizioni di legge


Come si attiva il welfare aziendale, cioè l’insieme dei beni e servizi che un’azienda eroga ai propri dipendenti per soddisfare bisogni di carattere extra-lavorativo.

L’ACCORDO

Per attivare un piano di welfare aziendale, l’azienda può decidere di strutturare unilateralmente il piano e di comunicarlo (anche con mail).
In alternativa, il piano può essere avviato con un accordo siglato con le rappresentanze sindacali. L’accordo si può occupare solo di welfare aziendale, oppure può riconoscere ai dipendenti la facoltà di scegliere se ricevere i beni e servizi che fanno parte del piano al posto dei tradizionali premi economici pagati per gli incrementi di produttività.

LO SCAMBIO

L’accordo deve prima definire le condizioni per la maturazione del premio di risultato.

Solo una volta fissati questi criteri, con parametri e incrementi misurabili, l’accordo può anche prevedere la facoltà per i lavoratori che hanno maturato il premio di rinunciare all’erogazione economica e di convertire il premio in un pacchetto di beni e servizi. Con la rinuncia scatta la conversione del premio in un insieme di beni e servizi di welfare, il cui valore economico deve essere identico al premio.

GLI IMPORTI

Non esiste un limite generale al valore di beni e servizi erogabili.

Alcuni trattamenti sono soggetti a soglie: ad esempio, per le liberalità si applica un valore massimo di 258,23 euro. Se il welfare è alternativo ai premi di produttività, il regime fiscale agevolato (tassazione separata al 10%) si applicano i limiti previsti dalla legge di stabilità: importi non eccedenti 2 mila euro (2.500, in caso di coinvolgimento paritetico nell’organizzazione del lavoro) e reddito dei lavoratori non oltre i 50 mila euro annui.

IL PANIERE

Di norma i beni e i servizi inclusi nel piano vengono scelti tra quelli degli articoli 51 e 100 del Tuir.

Secondo queste norme non sono imponibili: servizi di trasporto collettivo, prestazioni con finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale, assistenza sanitaria e di culto, servizi per l’infanzia in età prescolare, ludoteche e centri estivi e invernali, borse di studio, servizi per familiari anziani e non autosufficienti, e ulteriori beni e servizi (non oltre 258,23 euro).

GLI ALTRI VANTAGGI

Per i servizi indicati dal Tuir è prevista anche la deducibilità (totale o parziale, secondo il tipo di prestazione) ai fini Irap e Ires da parte dell’azienda, e l’esenzione da qualsiasi prelievo contributivo.

Possono rientrare nel welfare anche i contributi versati per la previdenza complementare oppure per l’assistenza sanitaria. Ma la loro non imponibilità è limitata: fino a 5.164,57 euro (previdenza) e a 3.615,20 euro (assistenza sanitaria).

L’EROGAZIONE

I datori di lavoro possono riconoscere i servizi e i beni mediante buoni di carta, o creare voucher da utilizzare presso i soggetti che erogano i beni e i servizi rientranti nel piano di welfare.
I voucher devono essere predisposti dall’azienda nel rispetto dei limiti stabiliti dalla legge e dal decreto ministeriale attuativo: danno diritto solo ad un singolo bene, per l’intero valore nominale dello stesso e senza integrazioni a carico del titolare. 
Autore: Vitaliano Noventa Fonte: News Trend Online

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