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mercoledì 23 novembre 2016

USA: Trump vuole mettere le mani sulla riforma finanziaria di Wall Street: Ecco come scatenerà un'altra crisi globale

Donald Trump
Il Presidente eletto Donald Trump quando era ancora un candidato repubblicano durante una convention in New Hampshire. Manchester, USA, 28 ottobre 2016. REUTERS/Carlo Allegri
Ora che Donald Trump è il nuovo presidente degli Stati Uniti, osservatori e cittadini si stanno interrogando sulle prime riforme che il Tycoon metterà in campo appena messo piede alla Casa Bianca. Immigrazione, commercio, infrastrutture, pressione fiscale, sanità e ambiente sono i temi che maggiormente hanno tenuto banco nel corso della campagna elettorale di Trump. Ma tra le maglie di discorsi e programmi politici del candidato repubblicano alla Casa Bianca c’è un altro tema che merita molta attenzione: la finanza.
In più di un’occasione Trump ha criticato la riforma voluta dall’amministrazione Obama per regolamentare in modo più rigido il business di banche d’affari e società finanziarie ed evitare così il rischio di ripiombare in una crisi simile a quella del 2008. L’ipotesi di “smantellare” il Dodd-Frank Act e togliere così le briglie alla finanza speculativa statunitense, preoccupa non poco il numero uno della Federal Reserve, Janet Yellen. Commentando la ricetta finanziaria di Trump durante l’audizione davanti alla Commissione economica congiunta del Congresso, la Yellen ha ricordato che il Dodd-Frank Act "ha molti aspetti positivi" e che non sarebbe opportuno "portare indietro le lancette della regolamentazione finanziaria. Si dovrebbe essere felici che ora il sistema finanziario è più sicuro e poggia su basi più solide e non sarebbe opportuno tornare ai precedenti standard sui mutui che hanno portato alla crisi". La riforma di Obama regola la finanza statunitense, controlla l’operato delle società finanziarie, tutela i contribuenti e pone un freno alla finanza speculativa, quella che ha portato alla creazione della bolla dei mutui subprime, della crisi finanziaria ed economica mondiale che ancora oggi stiamo pagando. Deregolamentare la finanza statunitense significa spianare la strada ad operazioni azzardate rischiando di scatenare un’altra crisi globale.
Cos’è il Dodd-Frank Act
Sul sito della Casa Bianca si legge che “nell'autunno del 2008, una crisi finanziaria, di scala e gravità mai viste nelle generazioni precedenti, ha lasciato milioni di americani disoccupati e ha portato via migliaia di miliardi di ricchezza. Il nostro sistema di regolamentazione finanziaria guasto è stato una delle cause principali di questa crisi. E’ stato frammentato, antiquato, ed ha permesso che gran parte del sistema finanziario agisse con poca o nessuna supervisione”.
“Per assicurarsi che una crisi come questa non accada mai più – continua il post della Casa Bianca - il presidente Obama ha firmato la Dodd-Frank Wall Street Reform e Consumer Protection Act. La riforma di Wall Street di più vasta portata nella storia, la Dodd-Frank impedirà l'eccessiva assunzione di rischi che ha portato alla crisi finanziaria. Queste nuove regole costruiranno un più sicuro e più stabile sistema finanziario che fornirà una base solita per una crescita economica durevole e la creazione di posti di lavoro”.
La riforma di Wall Street voluta dal presidente Obama per evitare un’altra crisi finanziaria globale conta 8mila pagine che danno nuove e più rigide regole all’attività di banche d’affari e società finanziarie.
Semplificando al massimo, il Dodd-Frank Act è fatto di cinque importanti capitoli. Il primo riguarda le agenzie della Consumer Financial Protection Agency, che con nuovi strumenti di monitoraggio e regolamentazione dei settori delle carte di credito e dei mutui immobiliari hanno il compito di proteggere i consumatori statunitensi. L’obiettivo è di evitare l’eccesso di rischio grazie ad una maggior trasparenza sui mercati finanziari scongiurando così la creazione di nuove bolle speculative come quella che ha portato alla crisi dei mutui subprime.
Secondo punto: la riforma di Wall Street ha fatto nascere il Financial Stability Oversight Council con lo scopo di identificare eventuali rischi sistemici presenti nel sistema finanziario degli Stati Uniti, grazie ad un’azione di monitoraggio che vigila anche sugli hedge fund.
Altro punto cruciale del Dodd-Frank Act gira intorno alla "Volcker Rule" con la quale si vuole evitare che le banche utilizzino i soldi dei proprio clienti per possedere, investire o sponsorizzare hedge fund, fondi di private equity, o fare operazioni di trading. La Volcker Rule vieta alle banche d’affari di fare soldi (o provare a fare soldi) facendo operazioni rischiose con i soldi dei clienti.
Quarto punto: il Dodd-Frank Act ha creato un Office of Credit Ratings presso la SEC, cioè la Consob americana con il compito di vigilare sull’operato delle maggiori agenzie di ratingche durante la crisi sono state accusate di non aver visto (o voluto vedere) i rischi legati all’utilizzo spericolato di strumenti finanziari da parte delle banche e società d’affari.
Infine, oltre il 50% del Dodd-Frank Act è dedicato ai derivati considerati i veri responsabili della crisi finanziaria. La riforma di Wall Street ha incrementato gli strumenti di monitoraggio e intervento delle autorità come la SEC e la CFTC (Commodity Futures Trading Commission).
La riforma di Wall Street ha trovato notevoli difficoltà di applicazione per le resistenze di lobby finanziarie poco disponibili a collaborare per un maggior controllo e trasparenza sul loro operato.
Come Trump rischia di scatenare un’altra crisi globale
Già nel 2015 Donald Trump andava professando lo smantellamento del Dodd-Frank Act. Nonostante sia arrivato alla Casa Bianca grazie al vento populista, non dobbiamo dimenticare che Trump è un palazzinaro, un uomo d’affari, un imprenditori che odia le regole dei mercati e tutto ciò che può limitare il business. La difesa degli interessi dei cittadini, del popolo, se è in contrasto con libertà d'impresa passa in un attimo in secondo piano. Ed è per questo che dopo lo shock iniziale, all’indomani dell’elezione di Trump le azioni di importanti gruppi finanziari come JP Morgan, Morgan Stanley, Bank of America Merrill Lynch e Goldman Sachs hanno segnato un rialzo.
Tutti gli operatori finanziari più aggressivi attendono con ansia la deregolamentazione del settore per avere mani libere e minori controlli sul mercato. Lasciare banche d’affari e società finanziarie a giocare a briglie sciolte sul terreno della finanza speculativa è un rischio non soltanto per i clienti e i cittadini americani, ma anche per il resto del mondo. La crisi finanziaria dalla quale stiamo uscendo con fatica e con le ossa rotte, dopo oltre sette anni, è deflagrata proprio negli Stati Uniti e proprio a causa dell’utilizzo scellerato di strumenti finanziari pericolosi e della mancanza di controllo e intervento da parte delle autorità. 

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