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mercoledì 9 novembre 2016

Usa: le aziende italiane che vincono e che perdono con Trump


La situazione a Piazza Affari intorno alle 13 sembra essere stabile, cofermando il passivo di 2,25% ma anche rassicurando su una situazione tendenzialmente interrogativa ma non di panico.

Una sorpresa chiamata Trump

Questo perchè, dopo la prima reazione dettata più che altro dalla sorpresa, l'analisi dei singoli titoli, in particolare quelli coinvolti con le proposte elettorali di Donald Trump, porta a una seconda reazione quella che vede in alcuni nomi, dei protagonisti, in positivo, sul futuro della scena statunitense.
L’elezione di Trump come 45esimo presidente degli Stati Uniti ha preso di contropiede i mercati, gli esperti e persino i sondaggisti che davano vincente Hillary Clinton per quanto con un margine ridotto sull’avversario.

Invece Donald Trump ha sbaragliato tutti andando anche oltre quel margine ed aggiudicandosi la maggior parte degli Swing States ovvero gli stati in bilico e la cui dote di “Grandi Elettori” è da sempre particolarmente ambita. Ma la spiegazione di un crollo dei mercati europei è fin troppo semplice: travolti dall’onda lunga del mix di sorpresa, emozione e soprattutto paura per le proposte elettorali avanzate dal nuovo inquilino della Casa Bianca in campagna elettorale, i mercati europei guardano con timore alla possibilità di dazi sulle importazioni e alla volontà di Trump di cancellare tutti gli accordi internazionali di libero scambio rinegoziandoli.

Il caso Fca

Ovviamente è bene ricordare che in fase di campagna elettorale le proposte avanzate sono ben diverse da quelle che poi, una volta eletti, si sarà in grado di far approvare.

Ma la paura aumenta perchè il Congresso, l’unico margine che avrebbe potuto contenere la valanga del fondamentale populismo di Trump, è a maggioranza repubblicana. Infatti i democratici non sono riusciti nemmeno nell’impresa di rafforzare la propria presenza in Senato con il risultato che entrambi i rami del parlamento sono ora in mano dei conservatori.  Anche per questo motivo Mediobanca ha parlato di una serie di società che, in Europa e ancora di più in Italia, potrebbero avere problemi in futuro sul fronte statunitense vista l’esposizione dei rispettivi ebitda oltre il 15% sul mercato Usa.

I primi sono senza dubbio i rappresentanti del settore automobilistico con Fiat Chrysler Automobiles (che a metà mattinata perdeva oltre il 3,35%), Cnh Industrial, Ferrari la cui quota è rispettivamente dell’ 80%, 55% e 45%. Sotto osservazione, in questo caso, sarà la politica che il nuovo presidente adotterà nei confronti delle merci importate dal Messico, nazione in cui Fca e Cnh registrano diversi stabilimenti.

L'incognita dei dazi

In quest’atmosfera di confusione dettata più che altro dai particolari tecnici di un programma che Donald Trump non ha mai illustrato nei dettagli e ancora di più dal fatto che nessuno, al momento, sa come e quando (in realtà nemmeno se) verranno applicati, sono due gli scenari che gli esperti ipotizzano.

Da una parte l’applicazione, come detto, di forti dazi sulle merci importate (fino al 30%) che colpiranno i margini di guadagno di tutte le società presenti su territorio messicano, ma dall’altro proprio la centralità della nazione centramericana, diventata una colonna portante del settore automotive e dell’indotto, potrebbe portare a tensioni sul fronte dei flussi commerciali tra i due paesi.
Sempre che le misure protezionistiche volute da Trump vengano applicate con la stessa forza con la quale sono state propagandate. 

Ma c'è anche chi vince

Ma il settore auto non è il solo coinvolto nelle tensioni sui mercati, il report di Mediobanca parla anche del lusso come prossimo bersaglio.

In questo caso i nomi sono quelli di Luxottica che ha un’esposizione sull’ebitda del 60% sul mercato usa, Safilo, che arriva al 40%, Brunello Cucinelli che in termini di vendite, specificano da Mediobanca, arriva al 34% e Yoox  30% sempre in termini di vendite.
Al di là dele considerazioni di Mediobanca, sono diversi i settori coinvolti in tutto l’arco della produzione italiana: sui beni di consumo si guarda ad Autogrill  (65%), Campari e Amplifon (entrambi al 25%) mentre Buzzi Unicem, attualmente in rally a Piazza affari con un +4% potrebbe addirittura sfruttare gli investimenti promessi da Trump nelle infrastrutture grazie anche alla sua esposizione sul mercato statunitense, pari al 68% dell'Ebitda.

Lo stesso dicasi per alcuni farmaceutici come Diasorin (+1,8% sul Ftse Mib) e Recordati (+3,14%), avvantaggiati dalla volontà di riformare il sistema sanitario cancellando gran parte del progetto Obamacare. 
Fonte: News Trend Online

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