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venerdì 4 novembre 2016

Uragano Donald: il Messico entra in stato d'emergenza monetaria


Mentre le borse statunitensi archiviano l'ottava seduta consecutiva in rosso, la più lunga striscia di risultati negativi dalla crisi finanziaria del 2008, qualcuno, più a sud, sta cercando di mettersi al riparo dalla tempesta del voto presidenziale USA dell'8 novembre, che potrebbe martedì prossimo trasformarsi nel peggior uragano finanziario degli ultimi tempi. 

Il Messico si prepara al peggio

Le massime autorità economiche del Messico, infatti, a cominciare dal governatore della Banca Centrale Agustine Carstens, messo in allarme dalla improvvisa fiammata nei sondaggi di Donald Trump, starebbero preparando un piano d'emergenza per affrontare quello che considerano a tutti gli effetti lo scenario peggiore per il Pase centramericano del post-elezioni USA.
E con qualche buona ragione.

Nella sua campagna, Trump ha chiamato i messicani violentatori e criminali e attribuito alla concorrenza a basso costo dei vicini la perdita di posti di lavoro negli Stati Uniti.
E le alterne fortune elettorali del magnate repubblicano hanno periodicamente impattato sul Peso messicano negli ultimi mesi, da quando cioè "The Donald" ha proposto la costruzione di un muro di confine tra Stati Uniti e Messico e una rinegoziazione dei trattati commerciali, che porterebbe a un aumento dei dazi tra i due Paesi: potenziale sciagura per un paese come il Messico che dirige l'80% delle proprie esportazioni proprio verso gli USA.

Il peso messicano sull'altalena

La divisa messicana, considerata un termometro delle chance elettorali di Trump, ha registrato picchi verso il basso o verso l'alto a seconda degli spostamenti dell'elettorato USA.

Non è un caso se negli ultimi due giorni, dopo essere nuovamente scivolato per dieci giorni durante il riaccendersi delle polemiche sulle mail di Hillary Clinton, il Peso abbia recuperato qualcosa negli ultimi giorni: conseguenza, come spiega John Trevisani di WorldWideMarkets, di qualche sondaggio favorevole alla democratica.
Per far fronte a una nuova fase di volatilità sui mercati e alle conseguenze commerciali di una svolta protezionista dei potenti vicini, dunque, Carstens starebbe quindi lavorando fianco a fianco con il Ministro delle Finanze Jose Antonio Meade su alcuni piani di contenimento per frenare quello che ha chiamato, usando proprio la metafora metereologica, un potenziale 'huracan' per l'equilibrio economico del paese centramericano

I piani allo studio

Il governatore messicano non si è sbilanciato nelle sue dichiarazioni sui piani d'azione da mettere in campo, ma diverse forme d'intervento sarebbero allo studio.

L'agenzia Reuters ha riportato nelle scorse ore il parere degli economisti di 4Cast, secondo i quali la Banca del Messico cercherebbe di facilitare la transizione verso una amministrazione Trump usando una combinazione di riserve monetarie e rialzo dei tassi di riferimento.
Secondo Juan Carlos Alderete, analista per le divise presso Grupo Financero Banorte, si potrebbe assistere a un "considerevole rialzo" dei tassi, nell'ordine di 100-150 punti base, oltre a misure aggiuntive di intervento sulla spesa, da "ridurre ancora più di quanto non sia già stato fatto."
Il Messico potrebbe anche ricorrere alla sua linea di credito dal Fondo Monetario Internazionale, o comprare bond a lunga scadenza per fornire liquidità al mercato, operazione già messa in campo durante la crisi di Lehman Brothers.


 

Fonte: News Trend Online

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