-
.....................

PER MANTENERTI SEMPRE IN CONTATTO CON LATOOSCURO-TRADING.COM TWITT

giovedì 17 novembre 2016

Unicredit: accantonamenti record fino a 8,6 mld per gli NPL


A meno di quattro settimane dalla presentazione della "revisione strategica", in calendario il 13 dicembre a Londra, continuano a rincorrersi le ipotesi sulla complicata gestione del piano di rafforzamento patrimoniale di Unicredit.

Un'altra giornata in rosso?

Il titolo registra anche questa mattina una brusca scivolata (-2,09% a 2,0508), dopo aver lasciato ieri sul terreno un pesante 4,19% nonostante alcune revisioni al rialzo del target price da parte degli analisti.
Banca Imi, che ha mantenuto la raccomandazione Hold sul titolo, ha alzato tuttavia il target price da 2 a 2,4 euro in considerazione del miglioramento delle stime dell'utile per azione all'indomani della trimestrale.

Lo stesso hanno fatto gli analisti di Barclays, che nel confermare il suo rating 'Buy' su Unicredit hanno portato sempre ieri il prezzo obiettivo da 2,83 a 2,85.
La banca d'affari ha rivisto le sue stime sulla base della previsione di un aumento di capitale intorno ai 9 miliardi: cifra di 9 miliardi che era stata avanzata nei giorni scorsi da Goldman Sachs, che ha calcolato su questa base un miglioramento dei coefficienti Cet1, che  passerebbero dal 10,82%, dato dell'ultimo trimestre, al 15-15,8% (sulla base di un aumento di capitale di 12 miliardi di euro, da accompagnare alle cessioni di Pioneer e Pekao, gli esperti di Equita Sim hanno invece stimato un incremento del common equity tier 1 al 14,2%.

Le nuove indiscrezioni del Sole 24 Ore

Ma proprio i numeri della ricapitalizzazione sono stamattina oggetto di nuove indiscrezioni, che arrivano questa volta dal Sole 24 Ore.

Secondo il quotidiano, la prossima mossa dell'AD del gruppo Jean Pierre Mustier, che considera fin dal giorno del suo arrivo interdipendenti le due questioni dell'aumento e della gestione del rischio, (rispetto ai quali ha anticipato una "gestione più proattiva"), sarebbe quella di eseguire un maxi-accantonamento sugli Npl, per una cifra tra i 7 e gli 8 miliardi.
Una cifra che da fondamento alle voci di un rafforzamento del capitale sui 13 miliardi, che potrebbe prevedere anche un piano di conversione volontaria di bond in azioni.

Per il Sole 24 ore, che cita "più fonti a conoscenza del dossier", le cifre sarebbero compatibili con i numeri usciti dal bilancio al 30 settembre.
Dai calcoli, 6,7 miliardi servirebbero per aumentare le coperture sui 51,3 miliardi di sofferenze lorde in pancia a Unicredit. Altri 1,33 miliardi se la pulizia dovesse estendersi anche alle inadempienze probabili (23,4 miliardi).
Cifra che potrebbe raggiungere la quota record di 8,6 miliardi se si aggiungesse anche un'operazione "cautelativa" sui crediti "foreborn performing".

Unicredit e Mps: strategie simili?

La decisione di porre mano con risolutezza al problema delle sofferenze, con un piano che ha numerosi punti in comune con la parallela operazione di risanamento di Monte dei Paschi, comporta i suoi rischi.

Considerata anche la prossimità con il referendum del 4 dicembre. Rischi che tuttavia sono la necessaria conseguenza di un piano ambizioso, grazie al quale l'istituto di piazza Gae Aulenti spera di poter al più presto presentarsi al mercato senza la spina nel fianco, quella dei crediti deteriorati, che condiziona da tempo il sentiment degli investitori verso tutto il comparto. 

Le novità sui piani di cessione asset

Tutti i numeri proposti dovranno nel frattempo tener conto del'evolvere dei negoziati sui dossier relativi ai piani di cessione.

Da quello polacco, con l'attesa per la due diligence da parte della società di servizi assicurativi Pzu, a Pioneer, per la quale le candidature più quotate restano quelle di Amundi e del consorzio Poste-Cdp-Anima.
Su quest'ultima, il quotidiano MF fornisce questa mattina un'analisi dell'assetto della newco, Equam, messa a punto dalla capofila Poste italiane per puntare all’acquisizione di Pioneer Investments.
Della nuova spa saranno azionisti Cassa Depositi e Prestiti al 16%, Anima al 20%, mentre Poste Italiane deterrà una quota del 64%. Con l'operazione Poste Italiane sarebbe azionista di riferimento della terza sgr italiana, con asset in gestione per 292 miliardi di euro.
Fonte: News Trend Online

Nessun commento:

Posta un commento