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lunedì 21 novembre 2016

Trump presidente: gli scenari possibili


La sorprendente vittoria di Donald Trump alle presidenziali USA potrebbe trasformare radicalmente il panorama finanziario. Da un lato le sue proposte di stimoli e sgravi fiscali potrebbero imprimere la necessaria spinta all’economia, dall’altro la sua visione del commercio globale è preoccupante per gli investitori.
Ma quali sono le preoccupazioni che arrivano dalla nuova amministrazione statunitense? Pictet Asset Management mette in evidenza che proprio quando il commercio globale sembra attraversare una fase di flessione strutturale, la posizione di Trump getta un’ombra sulle prospettive economiche del pianeta.

La conquista di Casa Bianca, Camera dei Deputati e Senato da parte del partito Repubblicano potrebbe significare la fine della stasi politica che affligge gli Stati Uniti da qualche anno. I progetti di Trump per abbattere le imposte sulle società dal 35% al 15% e aumentare la spesa in infrastrutture di almeno 500 miliardi di dollari – due interventi positivi per l’economia USA – hanno più possibilità di realizzarsi adesso che il suo partito ha il pieno controllo della legislatura.

Altrettanto incoraggianti sono i piani per incentivare le multinazionali americane a rimpatriare i capitali accumulati all’estero e le proposte di semplificare il codice in materia fiscale e tagliare l’aliquota massima dell’imposta sul reddito.
D’altro canto, il taglio delle tasse e l’incremento della spesa pubblica determineranno nei prossimi anni un ampliamento del deficit, che senza dubbio avrà pesanti ripercussioni sull’inflazione e sui rendimenti obbligazionari.
Sulla base delle previsioni di un ente super partes come il Council for a Responsible Federal Budget, Pictet Asset Management stima che il deficit di bilancio si attesterà in media al 6,1% del PIL annuo per i prossimi 10 anni, rispetto all’attuale 3,1% .
Un più elevato deficit provocherà certamente un aumento delle pressioni sui prezzi.

L’inflazione dovrebbe interessare anche il mercato del lavoro: la proposta di Trump sul contenimento dell’immigrazione accelererà probabilmente  la crescita salariale - spiega Pictet Asset Management -. Ne conseguirà un inasprimento monetario più rapido di quanto prospettato dalla Fed.
Senza dubbio dopo lo shock elettorale la banca centrale potrebbe rimandare il previsto aumento dei tassi sino al 2017, come suggeriscono attualmente i mercati. Tuttavia, nel lungo periodo la Fed sarà più propensa a chiudere i rubinetti, con il conseguente aumento dei rendimenti obbligazionari e dell’inclinazione della curva.
La risalita dell’inflazione e l’ampliamento del deficit potrebbero inoltre decretare la fine della fase rialzista del dollaro.

Al momento, il biglietto verde risulta essere già sopravvalutato del 20% circa su base relativa. E’ comunque difficile formulare previsioni sulla valuta americana e sui tassi di interesse in USD dati i rapporti tesi fra Trump e la Fed. Ferreo oppositore della politica monetaria ultra-accomodante, il neo eletto presidente vorrebbe imporre un controllo sull’attività della banca centrale, compromettendone così l’indipendenza.
Il tycoon ha inoltre chiesto le dimissioni del n. 1 della Fed Janet Yellen, il cui mandato scade nel 2018.

Con la vittoria di Trump e l’incertezza che ne deriva, il contesto degli investimenti azionari e obbligazionari si fa più critico, considerando che entrambe le asset class presentano ancora valutazioni elevate rispetto alle medie storiche.
Fondamentalmente Pictet Asset Management ritene che i mercati globali siano schiacciati fra i progressi sul fronte economico e la riduzione degli stimoli monetari.

Sinora, il deterioramento delle condizioni di liquidità - caratterizzati dal ripristino delle operazioni di reverse repo della Fed e dalla liquidazione delle riserve detenute dalle banche centrali dei Paesi emergenti – ha riguardato anzitutto il mercato americano.
Il lato positivo è che, in caso di maggiore volatilità, gli istituti monetari potrebbero intervenire nuovamente con misure di stimolo aggiuntive.
Alcuni settori saranno comunque favoriti dalle proposte di Trump.
Ad esempio, i piani di investimento nelle infrastrutture dovrebbero supportare i titoli industriali e le costruzioni.

Ma potrebbero esserci risvolti positivi anche per il settore della salute, che tirerebbe il fiato dopo la paura per le possibili riduzioni dei prezzi dei farmaci paventate da Clinton. I settori della difesa e dell’energia sarebbero favoriti anche se i prezzi del petrolio risentissero di un aumento dell’offerta dovuto all’eliminazione delle restrizioni sulla produzione.
Il settore finanziario potrebbe infine registrare un forte rally qualora Trump mantenesse la promessa di annullare alcune regolamentazioni bancarie varate dopo la crisi del 2008.
L’amministrazione Trump avrà probabilmente effetti negativi sui mercati obbligazionari.Il debito emergente sembra particolarmente vulnerabile.

L’aumento dei rendimenti sarebbe un fattore sfavorevole, così come l’ulteriore flessione del commercio mondiale.
Ma non tutte le piazze emergenti sarebbero svantaggiate. I bond emessi dagli esportatori di commodity potrebbero guadagnare terreno se i prezzi delle materie prime salissero in conseguenza della maggiore spesa per le infrastrutture negli USA.
Nel 2017 le asset class rischiose resteranno sotto pressione a causa dell’evoluzione del clima politico.

I mercati aspetteranno di di vedere le scelte di Trump per la creazione del suo governo e se il movimento anti-establishment che ha decretato la sua vittoria continuerà a rafforzarsi anche in Europa. In Italia il referendum costituzionale di dicembre potrebbe già costituire un segnale in questo senso.
Autore: Volcharts.com Fonte: News Trend Online

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