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mercoledì 9 novembre 2016

Trump Presidente: gli effetti su Dollaro, Fed e Azioni

A sorpresa ha vinto Donald Trump che co circa 279 grandi elettori è diventato il 45esimo presidente degli Stati Uniti. Ma il suo programma fiscale ed economico ha fatto nascere molte perplessità tra gli esperti. Le previsioni di Vincenzo Longo, Market Strategist di IG 
Le elezioni Usa in primo piano: un commento alle prime reazioni dei mercati azionari dopo i risultati. 
La vittoria di Trump sta scuotendo le borse mondiali, com’era prevedibile. Di fatto i mercati fino a ieri stavano scontando una vittoria della Clinton con una probabilità superiore all’80%. I bruschi movimenti di stamane, quindi, possono essere considerati un riprezzamento delle aspettative degli operatori, a seguito della vittoria inaspettata di Trump. Così dopo la Brexit, la storia si ripete. I cittadini statunitensi hanno preferito la strada più incerta in assoluto, con un candidato privo di esperienza politica e abbastanza sui generis, con una politica fiscale ultra espansiva e una chiusura verso il commercio internazionale. Elementi questi che contribuiscono a impensierire gli investitori in un contesto già di massima incertezza. In molti si chiedono se la tendenza al ribasso delle borse sarà destinata a continuare o meno.Crediamo che la nomina di Trump sia un ulteriore fattore di incertezza che si aggiunge già ai molti rischi al ribasso (downside risks) presenti a livello globale, come la Brexit, la crisi delle banche europee, il referendum in Italia e il petrolio. Pertanto, confermiamo una view ribassista, con l’S&P500 che potrebbe avviare una nuova fase di discesa in grado di riportarlo a rivedere i minimi di inizio anno, a 1.800 punti, già entro fine 2016. Sarà quello il livello strategico al di sotto del quale i mercati potrebbero avviare un crollo simile a quello del 2008.
Cambierà qualcosa per le prospettive sul possibile rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve?
Se la vittoria della Clinton poteva mantenere alta la possibilità di un rialzo dei tassi d’interesse della Federal Reserve per la prossima riunione di dicembre, la stessa cosa non si può dire con la vittoria di Trump. Un paradosso questo dato che lo stesso Trump ha più volte attaccato la politica monetaria ultra-accomodante della Banca centrale statunitense, sostenendo che i tassi bassi creano squilibri importanti e distorcono la realtà. Il magnate newyorchese potrebbe a questo punto nominare due nuovi membri del FOMC ben più “falchi” rispetto agli altri componenti del Board of Governors e cercherà di impedire la rielezione della Yellen, il cui mandato scadrà a febbraio 2018. L’incertezza sulle prossime manovre Fed rimane altissima a questo punto. Se le borse dovessero continuare a perdere terreno, la Yellen potrebbe decidere di far slittare la decisione al 2017, nonostante nella riunione della scorsa settimana la Banca centrale statunitense si sia mostrata pronta per un rialzo. 
Le vendite massicce sul biglietto verde delle ultime ore sono il riflesso di due effetti:
1.   uno diretto, legato alla maggiore incertezza sull’andamento dell’economia a stelle e strisce;
2.   uno indiretto, dovuto al clima di risk off che si sta diffondendo sui mercati, spingendo gli operatori a chiudere le posizioni di carry trade, soprattutto verso euro e yen, e alimentando aspettative di uno slittamento del rialzo dei tassi della Federal Reserve.
Tutti elementi questi in grado di riportare il cambio Euro/Dollaro a rivedere i massimi annuali, a 1,16, con possibili escursioni anche verso 1,17. Difficile andare oltre, dato che la Bce dovrebbe dare maggiori indicazioni nella riunione di dicembre sul QE. Anche la politica fiscale crea forti dubbi sulla tenuta del deficit statunitense, in grado di minacciare la stabilità della prima economia del mondo a tal punto da metterne a rischio anche il merito creditizio. Così, dopo il downgrade di Standard&Poor’s dell’agosto 2011, anche Fitch e Moody’s, entrambe con tripla A al momento, potrebbero fare lo stesso. 
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