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martedì 29 novembre 2016

Tre ipotesi per il futuro dei Btp (al di là del referendum)


Appeso al filo dei 134 punti, il Btp future da alcuni giorni non dà alcuna indicazione di trend. E’ inevitabile di fronte alle incertezze sull’esito del referendum di domenica prossima. Ma da lunedì 5 tutto cambierà. Quali sono gli umori degli operatori istituzionali di fronte a un quadro comunque in netta evoluzione? Risultano molto diversi fra loro e identificabili in tre linee di pensiero.

Cosa fa chi è fiducioso

La barriera del 2,25% di rendimento non verrà sfondata al 100% delle probabilità se trionferà il sì e al 70% in presenza di un no vittorioso, perché gli acquisti della Bce si concentreranno proprio nelle sedute della prossima settimana.

Nel secondo caso seguirà una stabilizzazione nel breve tempo sul 2,10-2,20%, dopo possibili punte all’insù. I due fattori decisivi post no sarebbero comunque la costituzione di un nuovo Governo, che porti il Parlamento alla scadenza naturale del 2018 e all’approvazione di una diversa riforma istituzionale, ma soprattutto l’annuncio che il Quantitative Easing  durerà ancora a lungo.
Più che dalle urne la vera spinta a favore dei Btp verrebbe da una decisa presa di posizione sul mantenimento dei tassi d’interesse ai livelli attuali. Su quali Btp puntare in tal caso?  Senz’altro sul lunghissimo, visto che lo “spread” fra il 2,8% scadenza 2067 (Isin IT0005217390) e il 7,25% scadenza 2026 (Isin IT0001086567) è dell’1,68%, superiore allo “yield” netto del secondo, fermo all’1,52%.

Considerando la situazione attuale della curva, il titolo in realtà preferibile in assoluto è il Btp 5% 2034 (Isin IT0003535157), che garantisce il 2,06% netto, con una quotazione sui 133 euro, potenzialmente idoneo a salire di dieci punti in presenza di notizie positive sui fronti referendum e Bce. 

Cosa sostiene chi è neutro

Gli indifferenti o comunque impassibili di fronte al quadro politico italiano ritengono che il referendum poco importa.
Occorre attendere piuttosto dei dati certi su Pil e debito, variabili incerte. In presenza di una crescita del primo fra 0,7 e 0,8% nei prossimi due anni, i Btp – dopo fluttuazioni anche elevate di breve periodo – si stabilizzerebbero sui livelli attuali, perché la Bce sarebbe costretta a rinviare ogni decisione in merito alla sospensione del Q.E.

almeno per 18-24 mesi. In questo caso la scelta migliore sarebbe di puntare su titoli decisamente sotto la pari come quotazione, in previsione di un lento riadeguamento verso prezzi più alti: per esempio l’1,25% scadenza 2026 (Isin IT0005210650) si muove sotto i 93 e assicura un rendimento netto dell’1,88%.
Da seguire anche la debolezza dei Btp Italia lunghi: l’ottobre 2024 (Isin IT0005217770) è sceso a 98,6 e potrebbe atterrare sui 96, ottimo livello di entrata. 

Cosa teme chi è pessimista

Più che l’impatto del referendum (la politica è fatta di scossoni!), il vero motivo di preoccupazione viene da una posizione incerta della Bce, che lasci intendere possibili rialzi dei tassi a breve termine.

L’altra causa di indecisione sta nell’eventuale avanzata dei partiti anti Ue nei Paesi dell’est, nonché nell’Europa mediterranea. In questo caso lo “spread” Btp/Bund salirebbe a oltre 200 punti e forse anche a 300 punti, sebbene il titolo tedesco potrebbe a sua volte subire tensioni.
Che si avverta qualcosa di allarmante lo dimostra il fatto che i Btp a rendimento negativo si sono ormai ridotti a una decina. In presenza di una debolezza estrema dei mercati, con cali di dieci e anche venti punti, il titolo su cui puntare sarebbe l’8,5% scadenza 2023 (Isin IT0000366721), il cui rendimento netto risulta oggi negativo di uno 0,20%, quotando sui 162-163.

Una perdita di circa 30 punti sarebbe un ottimo livello per iniziare un piano di acquisto nel tempo. E’ realistico credere che possa scendere sui 130? I pessimisti dicono di sì. 
Fonte: News Trend Online

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