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venerdì 18 novembre 2016

Sulla scia di una perdita di fiducia

di Francesco Simoncelli


Come ripetuto spesso su queste pagine, la merce più commerciata al giorno d'oggi è la fiducia. Nel corso del tempo la consistenza del denaro s'è fatta sempre più effimera, andando a ricoprire una forma sempre più virtuale piuttosto che fisica. Si pensi solamente che la maggior parte delle transazioni giornaliere sono effettuate attraverso circuiti digitali. Per non parlare della lotta dello stato contro il denaro contante. Questo ovviamente serve a rendere gli attori di mercato quanto più prevedibili possibile, affinché abbiano di fronte a loro una scelta calata dall'alto. Si tratta chiaramente di una falsa scelta, poiché imposta indirettamente, ma in sostanza questo percorso verso cui siamo diretti è stato in qualche modo "predetto" in due diverse opere: The Road To Serfdom (1944) di F. A. Hayek e Planned Chaos (1950) di Ludwig von Mises.

Nella prima si sottolinea come una pianificazione centrale della società, al fine di preservare il proprio potere, finisce per invadere inevitabilmente la maggior parte dei settori dell'economia. L'invasione di suddetti settori avviene perché le informazioni all'interno dell'ambiente economico vengono distorte a tal punto da rendere impossibile un calcolo economico in accordo con la volontà degli attori di mercato. La distorsione derivante porta ad una correzione degli errori, la quale viene impedita poiché significherebbe un restringimento degli ostacoli imposti all'economia da parte della pianificazione centrale. Di conseguenza viene tenuto artificialmente in vita un sistema che continua a marcire all'interno, sebbene all'esterno possa sembrare alquanto stabile. Questo finché la pianificazione centrale non invade tutti i settori dell'economia, a quel punto non esistono più prezzi di mercato o informazioni genuine, bensì un'accozzaglia di meccanismi di feedback che si contraddicono.

Era un po' il caso della borsa russa durante gli anni della Guerra Fredda, la quale si limitava a copiare i prezzi di quella occidentale. Non esisteva affatto un meccanismo genuino di determinazione dei prezzi. Erano praticamente decisi a tavolino. Sappiamo tutti che fine ha fatto l'URSS nel 1991. Gli attori di mercato, quindi, vengono ingabbiati in un sistema che tenta di dirigerli, coattamente e contro la loro volontà, verso scelte imposte da un meccanismo top-down. L'insostenibilità di tale assetto della società deriva dal fatto che le azioni degli individui sono atte a massimizzare il benessere individuale, stilando, quindi, un elenco di priorità che l'attore di mercato in particolare reputa più urgenti da soddisfare. Questo è un concetto sempre vero, poiché è la derivazione logica di un concetto basilare a prioril'azione umana. In base a ciò, gli attori di mercato agiscono per ritornare ad uno stato di quiete che è stato perturbato dalla necessità di effettuare una particolare azione.

Questo, in sintesi, significa che gli attori di mercato sono sia i migliori sabotatori di loro stessi quanto i loro salvatori, rendendoli un puzzle indecifrabile da una manciata di menti in una banca centrale. In funzione di ciò, per quanto possano essere prolungati gli interventi nei mercati, essi condurranno ineluttabilmente ad una conflagrazione economica, proprio perché generanti un cosiddetto "caos pianificato" visto che ogni intervento è costituito da una gestione peculiare di aspetti sempre più imprevedibili. Ciò vuol dire che il potenziale affinché le cose vadano fuori controllo all'aumentare dell'ingerenza della pianificazione centrale nell'economia, è estremamente alto. Ma questo è il risultato della legge dei rendimenti decrescenti. Ed è esattamente il tema riportato nella seconda opera citata, quella in cui Mises non faceva altro che descrivere il modo in cui un'economia "mista" sarebbe fallita.



DISTORSIONI CONTINUATE

Il miglior esempio che si possa scegliere per descrivere quanto l'invadenza della pianificazione centrale possa distruggere la società e il meccanismo di determinazione dei prezzi, è l'Obamacare, o Affordable Care Act. Questo mostro burocratico lungo circa 2,000 pagine di leggi è entrato in vigore due anni fa e con esso i pianificatori centrali promettevano di risolvere due problemi: decenni d'aumenti dei costi delle assicurazioni e che tutti ne avrebbero avuta una. Ma a quanto pare le promesse vanno, mentre la realtà rimane. Infatti la promessa di tagliare i costi è rimasta nell'etere, visto che il costo annuale medio dell'assicurazione sanitaria per una famiglia è aumentato di $1,000 e il costo annuale medio per i datori di lavoro è aumentato di $4,800.

E nemmeno se ipotizziamo che costi in aumento siano serviti a permettere un'assicurazione per tutti, i pianificatori centrali sono riusciti a farla franca. Infatti nel 2015 circa 32 milioni di americani erano ancora senza assicurazione, e 6.5 milioni ne avevano una solo perché il Congresso ha espanso il recinto in cui finivano coloro aventi diritto ad accedere al Medicaid. Prima che l'Obamacare entrasse in vigore, bisognava pagare solo l'assicurazione sanitaria; ma con l'entrata in vigore di questo mostro burocratico, bisogna pagare oltre all'assicurazione sanitaria un nuovo stuolo di burocrati e un nuovo strato di burocrazia. Lo stato è un monopolio, tra l'altro, il quale deve affrontare una minore concorrenza rispetto alle aziende private.

Prima dell'Obamacare i singoli stati USA avevano eretto barriere commerciali intorno alle assicurazioni, ciò, ovviamente, ha ridotto la concorrenza tra le varie assicurazioni sul suolo americano. Ma soprattutto ha impedito l'emersione di prezzi più competitivi. Piuttosto che correggere queste storture, i pianificatori centrali li hanno diffusi a livello nazionale. L'Obamacare ha praticamente tolto quel poco controllo sull'assicurazione sanitaria che ancora trattenevano medici, pazienti e assicuratori, e l'ha messo nelle mani di burocrati e politici. Questi ultimi non hanno né le informazioni né l'incentivo per prendere decisioni oculate in nome degli altri. In poche parole l'Obamacare ha trasformato a tutti gli effetti un settore costoso e in cui la concorrenza era minima, in una costola dello stato. E come abbiamo appena visto, l'ha reso enormemente più costoso ed effettivamente senza concorrenza.

La stessa cosa sta accadendo ora con l'Obamatrade, o TPP: una mostruosità burocratica di circa 5,500 pagine di norme e regolamenti, pronta ad oscurare l'Obamacare. Inutile dire che l'Obamatrade rappresenterà per il commercio internazionale quello che l'Obamacare ha rappresentato per il settore sanitario statunitense. Non ci servono tutte quelle pagine di gergo legalese per permettere a partner commerciali d'impegnarsi in un libero scambio. Ciò che serve è proprio meno burocrazia e meno dazi, o tasse sulle importazioni; ciò che serve è che i politici smettano una volta per tutte d'impedire agli attori di mercato esteri di mettersi d'accordo con quelli in patria per effettuare uno scambio reciprocamente vantaggioso. Se questo parto del NWO dovesse essere approvato, la perdita di sovranità nazionale sarà senza precedenti, con ripercussioni pesanti per quello che rimane del libero mercato.

Ogni settore di qualsiasi economia del mondo sta finendo ormai sotto la stretta influenza dell'apparato statale, senza che gli attori di mercato abbiano più molta voce in capitolo. Il circuito finanziario è attualmente il posto in cui le distorsioni si sono concentrate di più, soprattutto dopo il fallimento della Lehman nel 2008. Le principali banche centrali hanno pompato circa $15,000 miliardi sino ad ora attraverso un acquisto di obbligazioni statali, cercando di prendere due piccioni con una fava: sostenere le finanze statali e sostenere il settore delle grandi banche commerciali. Questa gigantesca Offerta d'Acquisto scatenata dalle principali banche centrali del mondo (FED, BCE, BOJ) ha riversato quantità esorbitanti di liquidità nel settore finanziario, dove Main Street non ha quasi per niente accesso. È per questo che, in sostanza, non abbiamo visto una grande inflazione dei prezzi al consumo, mentre abbiamo visto una grande inflazione dei prezzi degli asset finanziari.

A causa delle precedenti baldorie monetarie, Main Street (famiglie e piccole/medie imprese) ha raggiunto la condizione di Picco del Debito, iniziando un percorso di deleveraging. Ma questo avrebbe intaccato anche quelle realtà protette dal cartello del settore bancario centrale, causando un reset dell'economia verso una condizione più sostenibile e in accordo con le scelte degli attori di mercato. Ergendosi a baluardi della "stabilità economica", le banche centrali hanno sventolato giustificazioni su giustificazioni per intervenire direttamente nell'economia e salvaguardare quelle entità protette dal loro cartello: stati e grandi banche commerciali. Una di queste giustificazioni era il cosiddetto "effetto ricchezza a cascata", ovvero, credere che rifornendo di liquidità le grandi realtà queste avrebbero riversato ricchezza reale a cascata sul resto della società.

Le banche centrali, quindi, sono diventate i market maker nei mercati azionari e obbligazionari, annullando un onesto mark to market dei titoli e, quindi, un rischio ponderato. I circuiti finanziari sono diventati letteralmente dei casinò, dove il rischio di perdere sembrava essere stato debellato dalla possibilità di fare front-running ai programmi d'allentamento quantitativo delle banche centrali. I prezzi sono saliti e i rendimenti scesi, causando una fame crescente per rendimenti decenti pena un bilancio in perdita a fine anno. Quindi sebbene le banche centrali abbiano fornito un sollievo temporaneo, le cose sono tornate ad essere instabili molto subito, ed è stato necessario alzare la posta in gioco disconnettendo ulteriormente l'economia finanziaria da quella di Main Street.

Ciò sta portando le banche centrali ad essere impotenti durante la prossima recessione, poiché hanno iperinflazionato la nuova moneta mondiale: la fiducia.



PERDITA DI FIDUCIA

Dal 1998 fino al 2010, il panico dovuto ad una crisi di liquidità è stato tamponato con misure monetarie maggiori, oltre all'intervento del FMI e di salvataggi statali. Ma a causa di ciò le banche centrali non possono più ripetere il trucco una tantum che finora hanno messo in campo. Non ci sono più bilanci puliti da saturare e la politica monetaria non può essere invertita pena una fuga in preda al panico dei front-runner. I rischi sistemici sono chiari: il mondo si sta dirigendo verso una crisi del debito sovrano a causa di un eccesso di quest'ultimo a prezzi sconnessi dalla realtà e di una pseudo-crescita economica. Quest'ultima è stata innescata da quelle grandi imprese che hanno potuto gozzovigliare con la manna monetaria delle banche centrali, inglobando risorse economiche scarse e risorse umane.

La loro obsolescenza è stata mascherata dalla droga monetaria, e infatti hanno convogliato tale denaro nell'ingegneria finanziaria piuttosto in quei settori cruciale per la sopravvivenza di una impresa: spese in conto capitale e R&S. È un'illusione che ha ammorbidito temporaneamente i numeri della disoccupazione, ma che ha aperto la porta a nuovi errori economici e alla metastatizzazione di quelli esistenti. E diversamente da quello che abbiamo visto finora, la prossima crisi sarà inarrestabile senza misure draconiane: salvataggi del FMI, chiusura di banche e fondi del mercato monetario, e probabilmente legge marziale.

Quello che è in gioco qui è l'infallibilità delle banche centrali, che per anni è stata considerata insindacabile. Il caso eclatante da cui la fiducia nelle banche centrali è iniziata ad incrinarsi è quello della BCE, la quale, nonostante tutti i trattati firmati in precedenza, ha deciso di comprare a titolo definitivo titoli di stato della zona Euro con l'obiettivo ufficiale di abbassare la pressione a lungo termine sulla curva dei rendimenti; in realtà, quello ufficioso prevedeva tali acquisti per mettere una pezza alle sconsideratezze economiche di quei paesi i cui politici non volevano correggere. Senza contare che tali problemi erano stati alimentati dalle sue stesse politiche monetarie allentate nel decennio precedente. Era una posizione lose-lose per la BCE, perché se non fosse intervenuta ci sarebbero stati tumulti a livello finanziario; adesso ha compromesso di più la sua posizione, disconnettendo di più i segnali di prezzo dalla realtà.

Infatti l'UE non s'è disgregata solo perché lo zio Mario ha proferito il suo ukase nel 2012, dicendo che avrebbe fatto di tutto per tenere a galla il progetto UE. Sebbene la Corte di Giustizia Europea e la Corte Costituzionale tedesca abbiano emesso parere positivo riguardo la decisione dello zio Mario, l'indipendenza del settore bancario centrale è ora sotto dibattito pubblico quando invece, anni addietro, era semplicemente una chimera mettere in discussione anche di sfuggita l'argomento. Con la sua decisione di far diventare le obbligazioni sovrane europee come scarafaggi di motel nel suo bilancio, la BCE ha oltrepassato il suo mandato della stabilità dei prezzi. Più andrà oltre, più le critiche si faranno persistenti.

Infatti, stando alla realtà dei fatti, il suo ukase era una farsa e non ha fatto altro che gonfiare ulteriori bolle oltre a quelle nell'ambiente azionario e obbligazionario sovrano. E cosa ha portato questo caos monetario? Ingegneria finanziaria, distorsione sequenziale dei prezzi, disconnessione tra economia finanziaria e reale, azzeramento virtuale del rischio, fame per rendimenti decenti, ecc.

Gli errori economici si sono metastatizzati e il palliativo fuoriuscito dalla stampante monetaria dello zio Mario, s'è arenato sulla spiaggia dei tassi negativi. Il disallineamento tra domanda e offerta, oltre che tra prezzi nominali e reali, sta eruttando di nuovo, soverchiando la presunta onniscienza delle banche centrali. Nel caso particolare notate come il decennale italiano stia iniziando a salire nonostante la Gigantesca Offerta d'Acquisto della BCE, in risposta alle pressioni riguardanti il referendum e la situazione precaria del sistema bancario commerciale italiano. Le manipolazioni dei mercati sono andate talmente oltre che ormai stanno sfuggendo di mano, conducendo ad un catalizzatore per la prossima recessione.




Ma questa è solo la metà della storia, perché a causa di questo folle interventismo e della rottura del canale di trasmissione della politica monetaria, i risparmiatori vengono privati degli sforzi della loro frugalità. Infatti cercando di correggere gli errori del passato, pensano a ripagare i debiti piuttosto che a contrarne di nuovi. I prestiti rallentano e i conti di depositi non pagano più nulla. E chi può permetterselo viene spinto in asset più rischiosi per ottenere rendimenti.




Si scatena, quindi, una caccia a rendimenti decenti e il rischio viene artificialmente annullato. Banche commerciali, assicurazioni e fondi pensione, devono sottoscrivere asset più rischiosi per tenere fede ai propri obblighi. I deficit in queste realtà si accumulano e, sulle spalle dell'espansionismo monetario, attraverso la loro sopravvivenza canalizzano risorse scarse nei loro bilanci sottraendole all'uso produttivo del settore privato. L'economia più ampia si arrocca sempre di più nei saldi di cassa per affrontare le certezze che scruta all'orizzonte, mentre gli azzardi iniziano a far pagare il conto alle realtà privilegiate attraverso flash crash improvvisi che diminuiscono il valore degli attivi a loro disposizione (come nell'esempio del primo grafico).




Allo stesso modo le imprese che possono gozzovigliare sui mercati utilizzano l'ingegneria finanziaria per abbellire i propri bilanci, ignorando i segnali di mercato; e per non rischiare di mandare il sistema in tilt, le banche centrali aumentano la posta in gioco, andando a comprare, oltre alle obbligazioni sovrane, anche azioni (Giappone) e obbligazioni societarie (Europa).

La produzione nell'economia più ampia inizia a perdere colpi e le nuove aziende non nascono per innovare, bensì per essere assorbite. La stagnazione intellettuale e industriale prende il posto della creatività e della produttività, facendo aumentare a dismisura i prezzi di quei beni e servizi domandati realmente dall'economia più ampia e facendo diminuire i prezzi di quei beni e servizi che nessuno vuole, ma che aziende obsolete possono produrre grazie alla manna monetaria. Questo castello di carte si basa semplicemente sulla distruzione sistematica della ricchezza reale all'interno della società, e finché è in espansione il sistema può barcollare in avanti. Il problema è quando inizia a stagnare o, peggio, a declinare. Come detto all'inizio di questo articolo, siamo ben inoltrati nell'ara della legge dei rendimenti decrescenti e questo significa che molto presto ogni unità aggiuntiva di debito eroderà un'unità di PIL.

La bancarotta di quelle società che hanno gozzovigliato col credito facile sarà la miccia che accenderà questo barilotto pieno di polvere da sparo, senza dimenticare che i flash crash, come detto poco sopra, possono intaccare seriamente i bilanci di hedge fund gonfi di asset prezzati in modo errato. Giocare con la leva finanziaria è stato l'unico modo per cercare di emergere sulla scena finanziaria, e in questo modo il casinò è stato remunerato con guadagni inattesi. Ma questi tradesono potuti andare avanti solo grazie alle banche centrali, le quali nel corso di questo decennio non hanno fatto altro che riempirlo fino all'inverosimile. Non possono allontanarsi in tempo senza finire dilaniate nell'esplosione e non possono spegnere la miccia. Il calcio al barattolo è stata l'unica risposta che hanno saputo dare finora, rimandando l'inevitabile correzione nel futuro... ad un prezzo maggiorato. Anche i robo-trader si stanno accorgendo di quale sia questo prezzo e sono molto nervosi in vista della prossima riunione del FOMC.

In sintesi, i robo trader stanno capendo che la festa è agli sgoccioli e la popolazione in generale sta capendo che le banche centrali non sono qui per il loro benessere economico. Ecco perché la FED, ad esempio, ha continuato a glissare su un possibile aumento dei tassi lungo tutto quest'anno sventolando il feticcio della "dipendenza dai dati". Se avesse voluto mantenere onesti i mercati e vigilare su di essi, non avrebbe dovuto abbassare i tassi in primo luogo. In questo modo ha solo permesso che le entità giuste ottenessero le carte giuste. Siamo alle porte di una svolta epocale nel modo di pensare alle banche centrali. Si arriverà finalmente alla conclusione che quello che hanno gestito finora è solamente una gigantesca truffa.






CONCLUSIONE

Leggo e sento parecchi pareri a favore e a sfavore di Trump. Addirittura c'è chi pensa che una guerrafondaia come Hillary sarebbe stata meglio del magnate immobiliare. Tutte queste considerazioni mancano un punto fondamentale: se non ci si preoccupa dell'economia, allora sarà l'economia a preoccuparsi di voi. La maggior parte delle persone non sa cosa c'è in gioco il prossimo dicembre quando si riunirà il FOMC per decidere sulla politica dei tassi d'interesse della FED. In un modo o nell'altro saremo testimoni di una nuova recessione, più grande del panico Lehman. Penso che sarà mondiale. Sarà il prodotto dei banchieri centrali keynesiani. Sarà una manifestazione della Teoria Austriaca del ciclo economico: le banche centrali inflazionano, poi tirano il freno a mano e infine arriva la recessione.

Sarà una recessione profonda e lunga. Sono passati sette anni da quando è iniziata ufficialmente la pseudo-ripresa. Le probabilità di altri quattro anni di boom sono basse. Quindi contro o con Trump è un'insensatezza. Bisogna abolire gli interventismi nell'economia, non sperare che un qualche candidato eletto adotti un "piano economico", o la parvenza di uno, per riportare in carreggiata le cose. Questa mentalità è arrivata al capolinea e la prova sono i 96 mesi di zero bound delle banche centrali, con risultati pessimi per la gente comune. Bisogna incentivare la creatività degli individui e le istituzioni volontarie, non interferirle con programmi politici ambiziosi o politiche economiche presumibilmente lungimiranti.

Preoccupatevi del Grande Default e preparatevi di conseguenza, perché altrimenti sarà il Grande Default a preoccuparsi di voi

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