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giovedì 10 novembre 2016

Stregati dal fascino del vincitore


Mai nella mia vita ho assistito ad una sindrome bipolare così marcata da parte dei mercati finanziari.
La giornata ci ha fatto vedere l’incredibile.
Già nella notte è successo quel che il mondo che conta (ora dobbiamo dire “che contava”) aveva catalogato come estremamente improbabile.
Ha vinto l’uomo solo, disprezzato dai politicamente corretti e che, per le sue proposte indecenti doveva esserlo anche dagli americani di origine afro e latina e dalle donne. L’analisi del voto che si sta cominciando a fare sembra dirci che quelli che avrebbero dovuto disprezzarlo, nel segreto dell’urna in gran parte l’hanno votato.
Come giustamente ha detto Beppe Grillo, che lo chiama Pannocchia, Trump ha realizzato un colossale Vaffa a tutto l’establishment (politici democratici e repubblicani di professione, esperti di ogni genere, giornali, quasi tutti schierati per Hillary, accademici, banche e finanzieri).
La rabbia del popolo verso chi ha trascinato la classe media in povertà a colpi di crisi economica ha preso la via facile dell’innamoramento per l’unico imbonitore che ha soffiato senza pudore sul fuoco degli istinti peggiori.

Ha additato i nemici da abbattere (il sistema, gli immigrati, la Cina), ha promesso il ritorno ai vecchi tempi in cui gli americani potevano permettersi di banchettare calpestando le mani protese degli affamati del Terzo Mondo, dominavano il pianeta con la loro schiacciante superiorità militare e se ne fregavano dell’inquinamento e della sostenibilità ambientale del loro modello economico.
E’ chiaramente una bufala.
Ha promesso la luna nel pozzo. Il mondo non è più quello degli anni del boom e mai più potrà esserlo. Ma chi si sente minacciato può cascarci. Lo abbiamo fatto noi italiani, che per vent’anni abbiamo creduto al nostro micro-Trump di Arcore, per poi scoprire che dietro le sue bugie c’erano gli interessi di famiglia e le sue preoccupazioni non erano quelle di riorganizzare il paese, ma organizzare serate piccanti con le escort.
Ora sono cascati anche gli americani, che ci prendevano in giro per Berlusconi.

Se non avessero avuto la memoria corta avrebbero ricordato che lo stesso Trump, circa 20 anni fa, dichiarò pubblicamente il suo piano, affermando che forse un giorno si sarebbe candidato alla presidenza degli USA. E per farlo avrebbe scelto di scalare il partito repubblicano, poiché (sono parole sue) i repubblicani sono in gran parte degli sprovveduti che credono a qualunque balla gli si racconti e l’avrebbero portato in trionfo alla Casa Bianca.
Così è stato ed ora assistiamo già alla gara a saltare sul carro del vincitore, uno sport di cui noi italiani siamo maestri.

Non sarà facile riciclarsi per gran parte dell’establishment, ma qualcuno ce la potrà sicuramente fare.
Proprio i mercati finanziari ci hanno indicato già ieri la via. La grande speculazione, rappresentata dai fondi hedge, ha mostrato ieri tutta la sua capacità di prostituirsi al vincitore, mettendo in scena un colossale voltafaccia.
I più famosi guru di Wall Street, prezzolati dai grandi investitori, durante tutta la campagna elettorale hanno imposto il mantra che Trump era inaffidabile, mentre Hillary avrebbe garantito continuità e stabilità.

I movimenti dei mercati hanno confermato questa relazione fino a ieri, salendo quando i sondaggi accrescevano il vantaggio di Hillary e spaventandosi quando Trump sembrava recuperare.
Pertanto ieri la notizia della sorprendente vittoria di Pannocchia li ha inizialmente sconvolti. Future americani al mattino che segnavano -5%; stessa batosta per Tokio e molte borse asiatiche (non la Cina, che viaggia quasi sempre per conto suo); aperture intorno al -4% in Europa con molti titoli bancari italiani che hanno faticato ad aprire.

Poi, è apparso in tv lo scaltro imbonitore per fare il suo discorso di ringraziamento al popolo. Tutti abbiamo visto un’altra persona rispetto a quella della campagna elettorale. Ha parlato di unità, di lavorare insieme, ha mostrato disponibilità a trattare con gli altri stati, ha persino ringraziato Hillary e le ha fatto i complimenti per la battaglia elettorale che ha combattuto.
Insomma: il mentitore seriale sta già confondendo le carte. Quale sarà il vero Trump?
I mercati, nel dubbio, hanno guardato finalmente il suo programma: ammodernare le infrastrutture del paese con grandi investimenti pubblici; tagliare le tasse sulle imprese; eliminare molte regole consentendo maggior facilità al business spregiudicato; abolire l’Obamacare; aumentare le spese militari.
Questo è un programma incredibilmente pro-business, anche se farebbe esplodere il debito pubblico e porterebbe un carico inflazionistico devastante (infatti i rendimenti sui Treasury decennali sono schizzati al rialzo), alimentato dalla enorme quantità di benzina monetaria iniettata dalla FED con le politiche dei tassi a zero.
Oltretutto, proprio perché farebbe esplodere il deficit, non è detto che i repubblicani ala Congresso glielo facciano passare.
Ma questo si vedrà.

Intanto è scattata la nuova parola d’ordine: cavalcare la pannocchia prima che faccia vedere quel che sarà veramente in grado di fare.
Ed allora è partita la riscossa degli indici occidentali, che nel corso della giornata hanno recuperato tutte le perdite ed hanno chiuso la giornata in positivo, segnando tutti  una enorme candela bianca sui grafici.
A trainare la riscossa tutti i settori favoriti dalle promesse di Trump: l’immobiliare, il sanitario e quello delle armi.
Gli unici futures che hanno continuato a soffrire sono quelli dei paesi emergenti, sconfitti dalle politiche di chiusura che Trump dovrebbe varare.
Oggi la festa potrebbe continuare, fino a quando si tornerà a testare le resistenze, che sono per SP500 i massimi assoluti.
Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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