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giovedì 24 novembre 2016

Stockman: non fidatevi di Trump, meglio vendere


I dubbi dei mercati sull'elezione di Donald Trump come 45esimo presidente degli Stati Uniti d'America, si sono rivelati presto infondati visto che Wall Street ha iniziato una vera e propria luna di miele con il neo eletto, in vista della politica di sgravi fiscali e investimenti in infrastrutture.
Ma c'è chi ancora non si fida del repubblicano.

La view di Stockman 

A ribadire il suo invito a vendere è David Stockman che già alla vigilia delle elezioni, prevedendo l'arrivo alla Casa Bianca del Tycoon, aveva virato la strategia sul Sell.

Il motivo? Una recessione che arriverà nel 2017 proprio a causa della politica ultraespansiva di Trump la quale, essendo priva di coperture, farà esplodere il sistema fiscale oltre al già enorme debito pubblico. Infatti la view dell'ex direttore di Bilancio dell'amministrazione Reagan parla di una serie di difficoltà in arrivo per Trump.
Prima fra tutte, quella di non riuscire a far approvare in toto la sua riforma sulla semplificazione fiscale, estrema anche agli occhi dei deputati repubblicani che, nonostante la stessa appartenenza politica, potrebbero bloccarlo, spaventati dalle conseguenze possibili. Guardando nei particolari, infatti, Trump vorrebbe tagliare le tasse sulle fasce di reddito più alte compresa l'Alternative Minimum Tax, un'imposta sui redditi di persone fisiche e società che viene attivata oltre una determinata soglia; una strategia che, però, abbatterebbe drasticamente il gettito, portando a un clamoroso aumento del deficit (c'è chi, come Jeffrey Gundlach parla di 1,5 trilioni di dollari già nel 2017).

Non solo, ma gli investimenti enormi che lui stesso ha proposto in fase di campagna elettorale difficilmente potranno essere attuati completamente dal momento che occorrerebbe una forte coalizione e il venir meno di questi pilastri e delle numerose promesse, comprendenti anche la riforma dell'Obamacare, potrebbe creare tensioni in Congresso e persino tra la popolazione, già profondamente divisa all'indomani delle elezioni.
Alla luce di questo, Stockman sottolinea che chiunque abbia fatto un parallelismo con Ronald Reagan e la sua presidenza ha sbagliato: la situazione storica, economica, finanziaria e persino politica è profondamente diversa.

I timori sugli altri fronti

Quello che sta accadendo ora sui mercati e cioè un +4% sul Dow Jones giunto al limite dei 19.000 punti, un Nasdaq che hanno le frattempo guadagnato tra il 3 e il 4% non è altro che una reazione isterica favorita da scambi che in queste ore sono molto limitati dalle festività che il Giorno del Ringraziamento inaugurerà proprio oggi.

Una reazione euforica che ricorda molto le conclusioni cui è giunto anche Paul Krugman, premio Nobel che ha sottolineato recentemente a proposito di Donald Trump, che mentre nel breve periodo le i cittadini americani potrebbero trovare positiva la direzione imboccata dal miliardario, sul medio, invece, e quindi tra non più di un paio di anni, sarà proprio la classe media ad accorgersi delle prime conseguenze proprio a causa delle misure protezionistiche.
E qui si potrebbe citare la view di Bill Conerly che da Forbes parlava di un paradosso che nascerà proprio dalle politiche protezioniste di Trump, primo pericolo per gli esportatori Usa i quali, spesso, si avvalgono di una rete di fornitori internazionali, con il risultato che l'aumento dei componenti porterà a un aumento dei costi del prodotto finito, rendendolo meno competitivo sul mercato internazioanle e più costoso su quello interno.

   
Fonte: News Trend Online

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