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venerdì 4 novembre 2016

Spread in risalita, ma il paracadute Draghi ci tutela

In fibrillazione lo spread tra Btp e Bund.
(© Ansa) In fibrillazione lo spread tra Btp e Bund.
Quota 160.
Lo spread tra Btp e Bund è tornato ai livelli di giugno e luglio 2016, quando il mondo non aveva ancora metabolizzato l’esito del voto sulla Brexit, per poi chiudere la giornata del 2 novembre 2016 a 153 punti base.
Ma stavolta a spaventare è un altro referendum, quello italiano del 4 dicembre sulla riforma costituzionale Boschi-Renzi.
TIMORI PURE PER TRUMP. I mercati sono nervosi non soltanto in Italia. A livello internazionale si scontano i timori legati alla risalita nei sondaggi in America del candidato repubblicano alla Casa bianca Donald Trump che tallona la democratica Hillary Clinton.
E soprattutto ci sono i rumor di Bloomberg su un “tapering”, una riduzione di acquisti di titoli di Stato, che la Banca centrale europea (Bce) starebbe studiando per uscire dal Quantitative easing (Qe), dopo la scadenza naturale di marzo 2017.
DEFICIT STRUTTURALI. Guardando più in casa nostra, si sommano due deficit strutturali: una crescita sempre più misera (non aiuta il ritorno del segno meno sull’inflazione) e lo scontro in atto con l'Unione europea, per una manovra che ha almeno cinque miliardi di coperture legate a una tantum.
Le preoccupazioni dunque sono giustificate. Anche senza brandire lo spettro del referendum. Che però è diventato centrale in ogni discussione, politica e non, sul futuro del Paese.
FARI SULLA SPAGNA. Quel che è certo è che i mercati sembrano guardare con più interesse al debito sovrano della Spagna, dopo che i socialisti hanno avallato un governo con i conservatori di Mariano Rajoy.
Lo spread tra Bonos e Btp è “appena” di 110 punti base. E se il nostro Btp paga un interesse dell’1,75%, il decennale iberico non va oltre l’1,29%.

Draghi vuole continuare a rastrellare bond

Il governatore della Banca centrale europea Mario Draghi.
(© Ansa) Il governatore della Banca centrale europea Mario Draghi.
Ma per capire quali rischi davvero corre l’Italia - se la vittoria del ''No'' può far scatenare la tempesta perfetta- bisognerebbe prima conoscere le intenzioni di Mario Draghi, che - in teoria - a marzo 2017 dovrebbe finire di rastrellare bond.
Bloomberg, citando fondi interne alla Bce, ha reso noto che l’Eurotower ha intenzione di ridurre via via gli acquisti - oggi pari a 80 miliardi al mese - per uscire via via dal Qe.
PAURA DI NUOVE BOLLE. Da Francoforte hanno smentito. Senza contare che il presidente della Banca centrale in più occasioni ha fatto intendere di voler andare avanti, anche se la cosa spaventa tutti i grandi organismi internazionali (il Fondo monetario internazionale vede dietro la politica monetaria accomodante benzina per nuove bolle) e vede contraria la Germania (ma non Angela Merkel), la cui industria finanziaria paga più di altri i rendimenti negativi.
RIPERCUSSIONI CONTENUTE. Se Draghi continua a stampare moneta, in caso di vittoria del ''No'' al referendum sarebbero contenute le ripercussioni sul debito sovrano italiano.
Lo hanno spiegato in tempi non sospetti gli analisti di Goldman Sachs. Secondo i quali, con il paracadute del banchiere italiano, l’impatto sullo spread e il contagio sugli altri Paesi sarebbero stati rilevanti, ma non devastanti.
Casomai con la sconfitta di Renzi il 4 dicembre gli effetti maggiori si registrerebbero sul versante bancario: Goldman Sachs ha persino ipotizzato che potrebbe saltare l’aumento di capitale del Monte dei Paschi di Siena, operazione che, per andare in porto, ha bisogno di un esecutivo forte, non fosse altro perché proprio l’attuale inquilino di Palazzo Chigi si è fatto da garante su un’operazione che ha costi di gestione costosissimi e convenienti soltanto per il consorzio guidato da Jp Morgan.
NON SCOPPIEREBBE IL MERCATO. In poche parole, con la vittoria del ''No'' salterebbe il governo, non scoppierebbe il mercato. Questo almeno il consensus tra gli analisti.
Non a caso Bloomberg, in un suo report del 18 ottobre, ha riportato che gli operatori stranieri calcolerebbero in questo scenario un aumento dello spread fino a 100 punti base, quelli di casa nostra sotto i 50.
Non è la fine del mondo, ma un peso comunque oneroso da sostenere per la debole Italia, che presto potrebbe doversi trovarsi una nuova guida.
 

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