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martedì 8 novembre 2016

Scherzetto a Trump, dolcetto ai mercati


Come è stato abbastanza facile prevedere, la retromarcia della FBI, che ha inaspettatamente assolto la Clinton dopo averla inaspettatamente rimessa in stato di accusa per poco più di una settimana, ha provocato la retromarcia dei mercati, che, dopo aver incorporato un aumento del rischio-Trump, ora hanno festeggiato lo scampato pericolo.
Ieri sono perciò andate in scena affannose ricoperture di posizioni ribassiste, unite ad un ritorno dei compratori, rassicurati dall’immediata misurazione dei sondaggisti che la forbice tra i due candidati ha ripreso ad allargarsi e la Clinton ha riportato il distacco favorevole rispetto a Trump intorno ai 3-4 punti.
Le borse occidentali hanno recuperato tutte intorno ai 2 punti percentuali (quelle europee qualcosa meno, quelle americane qualcosa di più), con gran parte del rialzo effettuato in gap rialzista, dato che la notizia è arrivata del tutto inattesa domenica a mercati chiusi.

Le borse asiatiche assistono invece assai meno interessate alla contesa e sia ieri che anche stamane, sembrano incorporare meno entusiasmo. Del resto avevano perso di meno la scorsa settimana quando si scontava il rischio-Trump.
Il fatto che per ora sia stato recuperato dalle borse occidentali solo circa la metà di quanto fosse costato lo sgarbo alla Clinton da parte della FBI è dovuto alla residua incertezza, che non è stata affatto azzerata.
E’ noto infatti che negli ultimi tempi è emersa in modo chiaro la scarsa capacità dei sondaggisti di incorporare l’anti-politica.
L’abbiamo visto in tutte le recenti votazioni ed in particolare nel referendum Brexit.
Molti “arrabbiati”, che esprimono un voto di protesta, nei sondaggi non emergono, ma vengono poi a pesare in modo significativo nel risultato reale.

La Brexit è stata un esempio eclatante, con la batosta subita dai mercati quando il risultato reale ha rovesciato tutte le previsioni dei sondaggi, che davano il Remain largamente favorito. L’esperienza è ancora troppo fresca per non indurre gli investitori meno arditi alla prudenza.
Oggi pertanto non dovrebbe esserci più molto da scontare a priori, al di là dei livelli raggiunti ieri.
La suspense continuerà fino a stanotte.
Poi, finalmente, saranno le urne a parlare.
Se vincerà Clinton la festa proseguirà un po’, ma non mi aspetto rialzi eclatanti. Si potrà tornare nei pressi dei massimi, ma non credo molto oltre. In fondo la Clinton rappresenta la continuità dello status quo e nessuno si aspetta molto di diverso dalla solita minestra che piace a Wall Street, ma che per l’economia reale rappresenta poco più che un brodino.

 E’ vero che la stagione delle trimestrali, ormai quasi al termine, ha mostrato una ripresa degli utili nel terzo trimestre, smentendo le previsioni di un ulteriore calo, fatte dagli analisti. Questo certamente fornisce qualche argomento a sostegno delle quotazioni tirate dei listini USA.
Ma gli ultimi dati ci fanno anche vedere una inflazione che sta rialzando la testa, rendendo un po’ più urgente il rafforzamento della stretta monetaria che la FED ha rinviato il più possibile.
Assai più direzionale, ma al ribasso, sarebbe la sorpresa rappresentata dalla vittoria di Trump, dato che l’establishment finanziario gli è ostile e, in fondo, a Trump presidente non ha mai creduto.
Se gli elettori lo portassero alla Casa Bianca il risveglio dei mercati, domani, sarebbe piuttosto brusco.
Appuntamento stanotte, in compagnia di Mentana.

Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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