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mercoledì 9 novembre 2016

Report dei mercati

MERCATO USA
Wall Street rimbalza, S&P 500 +2,22%
Usa: Borsa scommette sulla Clinton e chiude in rialzo
La Borsa di New York ha chiuso la seduta in leggero ribasso in attesa dell'esito delle elezioni presidenziali. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,4%, l'S&P 500 lo 0,38% e il Nasdaq Composite lo 0,53%. Wall Street ha scommesso su una vittoria della candidata democratica Hillary Clinton sul repubblicano Donald Trump.
Sul fronte societario Valeant Pharmaceuticals International -21,69%. Il colosso farmaceutico ha annunciato una trimestrale inferiore alle attese ed ha rivisto al ribasso gli obiettivi per l'esercizio in corso. Nel terzo trimestre la società canadese ha registrato una perdita di 1,22 miliardi di dollari contro l'utile di 49,5 milioni di un anno prima. Su base adjusted l'Eps si è attestato a 1,55 dollari contro gli 1,73 dollari del consensus. Per l'intero anno la società stima ora un Eps adjusted compreso tra 5,30 e 5,50 dollari su ricavi per 9,55 e 9,65 miliardi. Nella precedente guidance l'Eps era stimato a 6,60-7,00 dollari su ricavi per 9,9-10,1 miliardi.
Gap -1,82%. In ottobre il retailer d’abbigliamento ha registrato un declino dell’1% delle vendite a perimetro costante.
Hertz Global Holdings -22,47%. Il gruppo specializzato nel noleggio di auto ha presentato risultati trimestrali peggiori rispetto alle attese ed ha deluso anche sull’outlook. Nel terzo trimestre i profitti netti sono diminuiti da 237 milioni, pari a 2,60 dollari per azione, a 42 milioni, e 49 centesimi. Su base rettificata l’utile si è attestato a 1,58 dollari, a fronte di ricavi in calo dell’1% a 2,54 miliardi. Il consensus di Thomson Reuters era per 2,73 dollari di eps e 2,59 miliardi di giro d’affari. Hertz ha rivisto al ribasso da 2,75-3,50 dollari ad appena 51-88 centesimi la stima dell’eps rettificato nell’esercizio.
MERCATI ASIATICI
Trump affonda i mercati asiatici. A Tokyo il Nikkei 225 perde il 5,36%
Come successo in più occasioni nelle ultime settimane, a guidare i mercati azionari sono state le aspettative per il risultato delle presidenziali in Usa. E se Wall Street martedì aveva chiuso in positivo di circa mezzo punto percentuale sul recupero nei sondaggi di Hillary Clinton (considerata la candidata dello status quo), il risveglio in Asia è stato brutale. Donald Trump, mentre prosegue il conteggio dei voti, si avvia a diventare presidente e il primo risultato, nonostante il netto deprezzamento complessivo del dollaro (in calo di quasi il 3% sullo yen), è stato il crollo del peso messicano, in declino di circa il 13% considerando che il Paese latinamericano è stato uno degli obiettivi più attaccati nella campagna elettorale del controverso candidato repubblicano. I mercati asiatici hanno quindi risposto quasi all’unisono con un tracollo: l’indice Msci Asia-Pacific, Giappone es cluso, sfiora una perdita del 3% ma a guidare le vendite è Tokyo. A fine seduta il Nikkei 225 segna infatti un crollo del 5,36% (fa leggermente meglio l’indice più ampio Topix, scivolato comunque del 4,57%). Netto declino anche per Seoul, con il Kospi che segna una perdita del 2,21% in chiusura.
Sul fronte delle materie prime, con il dollaro che crolla, il bene-rifugio oro si apprezza di quasi il 3% mentre il petrolio perde terreno sostanzialmente sulle incertezze che il risultato delle presidenziali Usa comporta per l’economia globale. Nella Cina continentale il colpo è stato decisamente meno duro, complici anche positivi dati macroeconomici. Secondo quanto comunicato dall’Ufficio nazionale di Statistica di Pechino, i prezzi al consumo hanno segnato per ottobre un incremento del 2,1% annuo, in ulteriore accelerazione rispetto all’1,9% registrato in settembre (1,3% in agosto), mentre i prezzi alla produzione sono cresciuti dell’1,2% nella lettura più elevata dal dicembre 2011. In chiusura Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 perdono lo 0,62% e lo 0,54% rispettivamente. Performance simile per lo Shenzhen Composite, deprezzatosi dello 0,58% al termine delle contrattazioni. Più ; netto il declino di Hong Kong: a circa un’ora dallo stop agli scambi l’Hang Seng perde infatti oltre il 2% (fa peggio l’Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell’ex colonia britannica per la Corporate China, il cui declino è superiore al 3%). Decisa frenata anche per Sydney: l’S&P ASX 200 ha segnato una flessione dell’1,93% al termine della seduta.
MERCATI EUROPEI
Borse europee in deciso ribasso
Le principali Borse europee hanno aperto la seduta in detto ribasso dopo la vittoria (a sorpresa) del candidato Donald Trump alle elezioni presidenziali Usa. Fino all'ultimo i mercati avevano scommesso sul successo della democratica Hillary Clinton. Il Dax30 di Francoforte cede l'1,6%, il Cac40 di Parigi l'1,7%, il Ftse100 di Londra lo 0,8% e l'Ibex35 di Madrid il 2,3%.
Sul fronte societario forti vendite sui bancari, sui petroliferi e sul settore auto. In controtendenza i minerari e il settore farmaceutico. Tra i singoli titoli Carlsberg +2%. Il produttore di birra ha alzato le previsioni per l'esercizio in corso.
Burberry -2,9%. Il gruppo del lusso ha comunicato per il primo semestre profitti prima delle tasse in declino da 155 a 102 milioni di sterline (da 172 a 113 milioni di euro), a fronte del declino del 5% dei ricavi (4% la flessione a perimetro costante) a 1,16 miliardi di sterline (1,29 miliardi di euro). Nei sei mesi allo scorso 30 settembre l’eps netto è crollato del 39% (6% il declino di quello rettificato) a 16,2 pence. 
E.ON -0,5%. L'utility tedesca ha chiuso i primi nove mesi del 2016 con una perdita di 9,3 miliardi di euro. Gli analisti avevano previsto un rosso di 9,8 miliardi. 
APERTURA MERCATO ITALIANO
Borsa italiana affonda, vince Trump: Ftse Mib -2,99%. Bancari a picco
Il Ftse Mib segna -2,99%, il Ftse Italia All-Share -2,86%, il Ftse Italia Mid Cap -1,93%, il Ftse Italia Star -0,99%.
Mercati azionari europei in forte ribasso dopo la netta e sorprendente vittoria di Donald Trump nelle elezioni presidenziali USA. Inoltre, i repubblicani dovrebbero essersi aggiudicati la maggioranza sia alla camera che al senato. DAX -2,2%, CAC 40 -2,1%, FTSE 100 -1,2%, IBEX 35 -3,0%.
Crollano i bancari: l'indice FTSE Italia Banche segna -4,5%, l'EURO STOXX Banks -3,6%. La peggiore è Banca MPS (-9,63%, asta di volatilità) che paga il rally delle ultime due sedute, seguita da Banco Popolare (-6,4%) e BP Milano (-6,3%), penalizzate da trimestrali decisamente deboli. Netto calo anche per Credito Valtellinese (-6,9%) che chiude il terzo trimestre con una perdita da 155,2 milioni di euro. Il cda della banca ha approvato l'action plan 2017-2018 che prevede la chiusura di 70 filiali, la trasformazione di circa 25 sportelli in filiali digitali ed esuberi per circa 340 unità. Via libera alla cessione di crediti deteriorati per 1,8 miliardi di euro di cui 1,5 da effettuarsi entro il 2017 mediante cartolarizzazione assistita da garanzia pubblica (Gacs) come anticipato lo scorso fine settimana dal Sole 24 Ore.
Molto male gli automobilistici con FCA (-5,9%) seguita da Brembo (-3,6%). L'indice EURO STOXX Automobiles & Parts segna -3,1%.
Mediaset (-3,1%) in rosso dopo aver chiuso il terzo trimestre con una perdita netta di 88,8 milioni di euro anche a causa di oneri straordinari per 50 milioni di euro connessi all'accordo con Vivendi su Premium. A tal proposito il CFO Giordani ha ribadito che non c'è altro scenario se non quello dell'esecuzione degli accordi da parte di Vivendi: zero spazi per una mediazione o un nuovo contratto. Da rimarcare il fatto che le decisioni prese durante il cosiddetto "interim management" dei francesi in Premium hanno determinato l'acquisizione di contenuti lineari non previsti a budget con impatti sui costi a partire dal terzo trimestre.
TITOLI DEL GIORNO
Forte indecisione sul grafico di Campari nonostante i buoni dati al 30 settembre: ricavi a €1.180,4 milioni (+3,1% a/a, variazione organica +5,4%, crescita organica dei brand a priorità globale +8,6%), con accelerazione della crescita organica delle vendite a +6,1% nel terzo trimestre; utile del gruppo prima delle imposte rettificato a €183,7 milioni (+3,2% a/a). Il direttore finanziario Paolo Marchesini durante la conference call ha però affermato che l'effetto positivo sulla redditività derivante dal consolidamento di Grand Marnier andrà a diminuire e sarà inferire nel quarto trimestre rispetto al terzo. Dopo un’ottima partenza che ha spinto i prezzi fino a un massimo a 9,37, per il test dal basso della linea che sale dai minimi di febbraio il titolo è tornato sui propri passi disegnando una candela di tipo doji. Solo la decisa rottura di questo ostacolo, coi ncidente in questa fase con la media mobile a 100 giorni, potrebbe quindi scongiurare una estensione della correzione partita a fine settembre in direzione di obiettivi negativi a 8,20 circa. Segnali di ripresa giungerebbero comunque solo oltre 9,70, preludio al ritorno in area 10/10,20.

Bel rialzo ieri per Banca Generali grazie ai dati di bilancio trimestrali e della raccolta a ottobre. L’utile netto nel terzo trimestre è quasi raddoppiato rispetto al medesimo periodo dello scorso anno a €51,3 milioni, registrando il secondo miglior risultato di sempre nella storia della banca. Ad ottobre la raccolta ha registrato €400 milioni di nuovi flussi, concentrata per oltre il 90% in prodotti gestiti. Grazie al balzo di ieri il titolo ha superato il massimo di fine ottobre a 21,08 euro, riattivando formalmente il rally originato dai minimi di fine settembre/inizio ottobre. Le turbolenze che si prospettano sui mercati devono però indurre alla pr udenza, in attesa di un consolidamento del breakout rialzista. Solide conferme positive arriveranno solo oltre area 22,50 per estensioni verso 24 e 26,50. Nel breve sarà opportuno monitorare la tenuta dei supporti ed ex resistenze a 19,60/19,70: in caso di violazione seguirebbero approfondimenti sui 18,40 almeno.

Arnoldo Mondadori Editore balza in avanti e tocca un massimo intraday a 0,961 euro (close lunedi' a 0,89). Il rialzo delle ultime ore ha permesso al titolo di superare a 0,948 il lato alto del canale crescente disegnato dai minimi di settembre, resistenza che tuttavia e' tornata a svolgere la sua funzione in chiusura, con il titolo riportatosi in area 0,93. La rottura decisa di area 0,95, dove transita anche la media mobile a 100 giorni, sarebbe un segnale graficamente interessante, introduttivo a movimenti verso area 1,05, dove transita la linea ribassista disegnata dal top di aprile 2015. Sopra quei livelli atteso il test a 1,069/1,072 dei massimi di maggio e luglio di quest'anno. Discese sotto 0,91 potrebbero invece portare al test della base del canale crescente citato, a 0,878 euro. In caso di discese sotto quei livelli il canale si dimostrerebbe un "banner" figura di continuazione della precedente tendenza ribassista che potrebbe riprendere con obiettivi a 0,755 euro, base del gap rialzista del 15 febbraio.
DATI MACRO ATTESI
Mercoledì 9 Novembre 2016
00:50 GIA Bilancia partite correnti set;
02:30 CINA Inflazione ott;
02:30 CINA Indice prezzi alla produzione ott;
06:00 GIA Indice osservatori economici (consumi) ott;
10:30 GB Bilancia commerciale (non UE - GBP) set;
10:30 GB Bilancia commerciale (totale - GBP) set;
11:00 EUR Previsioni macroeconomiche Commissione Europea;
16:00 USA Scorte grossisti set;
16:30 USA Scorte settimanali petrolio e derivati.
HEADLINES
Credito Valtellinese: forte perdita nel trim3, via libera a cessione npl ed esuberi
Netto calo per Credito Valtellinese che chiude il terzo trimestre con una perdita da 155,2 milioni di euro. Il cda della banca ha approvato l'action plan 2017-2018 che prevede la chiusura di 70 filiali, la trasformazione di circa 25 sportelli in filiali digitali ed esuberi per circa 340 unità. Via libera anche alla cessione di crediti deteriorati per 1,8 miliardi di euro di cui 1,5 da effettuarsi entro il 2017 mediante cartolarizzazione assistita da garanzia pubblica (Gacs), come anticipato lo scorso fine settimana dal Sole 24 Ore.
Effetto Trump: Borse asiatiche in forte calo, crolla Tokyo (-5,36%)
L'effetto di una possibile vittoria di Donald Trump alle elezioni americane sta penalizzando i mercati azionari asiatici. Tokyo ha perso il 5,36%, Hong Kong arretra del 2,8%, Taiwan del 3%, Seoul del 2,25% mentre la borsa australiana ha perso l'1,94%. Poco mossa invece la borsa cinese che arretra di qualche decimo di punto percentuale. Prevista un'apertura in forte calo anche sulle borse europee.
Cina: prezzi alla produzione crescono ai massimi dal dicembre 2011
Secondo quanto comunicato dall’Ufficio nazionale di statistica di Pechino, in Cina i prezzi alla produzione hanno accelerato in ottobre a una crescita dell’1,2% annuo dopo avere messo fine in settembre a una striscia di 54 mesi consecutivi di declino (segnando un progresso dello 0,1% contro il calo dello 0,8% di agosto). Il dato è superiore allo 0,8% del consensus e segna la lettura più elevata dal dicembre 2011.
Cina: in ottobre inflazione accelera al 2,1% annuo
Secondo quanto comunicato dall'Ufficio nazionale di Statistica, in Cina i prezzi al consumo hanno segnato per ottobre un incremento del 2,1% annuo, in ulteriore accelerazione rispetto all'1,9% registrato in settembre (1,3% in agosto) e in linea con le attese degli economisti. Su base mensile l'indice dei prezzi al consumo segna però un declino dello 0,1% dopo la crescita dello 0,7% di settembre (e quella dello 0,1% in agosto).
Cina: prezzi alla produzione crescono ai massimi dal dicembre 2011
Secondo quanto comunicato dall'Ufficio nazionale di statistica di Pechino, in Cina i prezzi alla produzione hanno accelerato in ottobre a una crescita dell'1,2% annuo dopo avere messo fine in settembre a una striscia di 54 mesi consecutivi di declino (segnando un progresso dello 0,1% contro il calo dello 0,8% di agosto). Il dato è superiore allo 0,8% del consensus e segna la lettura più elevata dal dicembre 2011.
Per Evans (Fed di Chicago) più che probabile rialzo dei tassi in dicembre
Charles Evans, presidente della Federal Reserve di Chicago, ha dichiarato che solo una “considerevolmente grande” sorpresa negativa potrebbe dissuadere l’istituto centrale Usa dal tornare ad alzare i tassi d’interesse in dicembre, visto il costante miglioramento dell’economia a stelle e strisce da giugno.
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