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venerdì 25 novembre 2016

Quantitative easing, BCE pronta contro gli shock e non solo a dicembre

BCE pronta a intervenire contro shock
Nel giorno in cui il dollaro è salito ai massimi dal 2003 contro le principali 20 valute del pianeta, la BCE ha pubblicato il suo report semestrale sulla stabilità finanziaria, avvertendo sui rischi globali in crescita, che potrebbero colpire l’Eurozona. La vittoria di Donald Trump alle elezioni USA potrebbe portare a un aumento del deficit federale americano, per via del taglio delle tasse e dell’aumento della spesa per infrastrutture promessi, con conseguenze sul commercio con l’Area Euro, tramite l’aumento dei tassi d’interesse.
I rischi percepiti da Francoforte non si fermano qui. Ve ne sono altri di natura politica e interni all’Eurozona, come fa comprendere il vice-governatore Vitor Costancio, che spiega come la BCE si terrebbe pronta a intervenire contro un possibile shock per stabilizzare il mercato contro eventuali turbolenze finanziarie. Il riferimento è chiaramente al referendum costituzionale in Italia e alla ripetizione del secondo turno delle elezioni presidenziali in Austria, entrambi da tenersi il 4 dicembre prossimo. (Leggi anche: Quantitative easing, Draghi dovrà inventarsi qualcosa di serio l’8 dicembre)

Quantitative easing, potenziamento non solo a dicembre

E poco fa, anche il governatore francese François Villeroy de Galhau ha fatto accenno all’ultimo board dell’anno, ma per fare presente che non si tratterà di un evento solitario per il potenziamento del programma di acquisto degli assets, noto come “quantitative easing”, ma che similmente al marzo scorso, potrebbe essere il primo di diverse occasioni per intervenire, verificando di riunione in riunione l’efficacia degli interventi precedenti.
La puntualizzazione di Villeroy ci consente di prevedere quanto potrebbe accadere nei prossimi mesi. Il voto in Italia e Austria non è che il primo dei tanti possibili contraccolpi politici, ai quali l’Eurozona potrebbe essere attraversata da qui a un anno, passando anche per le elezioni in Olanda, Francia e Germania. Francoforte teme che sparare tutte le cartucce a dicembre renderà il suo fuoco di sbarramento sui mercati meno incisivo nelle settimane seguenti, perché gli investitori si convincerebbero che non ci sarebbero più misure a sostegno dell’unione monetaria. (Leggi anche: Spread, rendimenti BTp: cosa farà Draghi se vince il no al referendum)

Il rischio di strafare

Un altro possibile timore di Mario Draghi sarebbe di senso opposto, ovvero di reagire eccessivamente (“overshooting”) ai rischi, cosa possibile, considerando che il cambio euro-dollaro ha già perso più del 4% in sole due settimane e che viaggia attualmente ai minimi da oltre un anno. Meglio allora aspettare e procedere con dosi misurate di interventi monetari, anche al costo di fare infuriare i tedeschi, che a ridosso delle elezioni federali in casa, a maggiore ragione vorrebbero chiudere la pratica dell’accomodamento monetario il prima possibile. (Leggi anche: Quantitative easing e tassi BCE, la Germania si prepara all’attacco di Draghi)

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