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mercoledì 23 novembre 2016

Poche alternative alle Borse: Ftse Mib in ripresa per fine anno?

Di (KSE: 003160.KS - notizie) seguito riportiamo l'intervista realizzata a Giovanni Lapidari, privato e professionista specializzato sul mercato dei futures, indici e cfd, al quale abbiamo rivolto alcune domande sull'attuale situazione dei mercati, con uno sguardo rivolto in particolare a Piazza Affari.
Wall Street ha reagito molto bene all’elezione di Trump tanto da segnare nuovi massimi storici, mentre si mostrano meno convinte le Borse europee. Quali riflessioni si possono fare sull’attuale situazione dei mercati e quali le attese nel breve?
E’ vero. Le differenze di performance in questo mese di novembre, peraltro non ancora concluso, sono effettivamente rilevanti per quanto riguarda i principali listini europei, a partire dal Dax, che naviga intorno alla parità mensile, mentre negli Stati Uniti alle chiusure di ieri l'Sp500 sta sopra di oltre il 3%.
È probabile che il mercato, dopo la reazione emotiva delle prime ore, abbia ragionato in modo molto meditato: Trump promette un’America più autosufficiente, e una Fed meno assistenziale non viene probabilmente vista come evento negativo. Inoltre il ventilato ma ormai del tutto probabile aumento dei tassi di interesse negli USA ha contribuito a riequilibrare gli assetti finanziari.
Infatti prima saliva tutto, mentre adesso tornare ad una gestione del denaro più oculata può contribuire a due effetti positivi: il primo sarà quello di aiutare il bilancio delle banche, e il secondo di ripristinare un corretto spread fra attività azionaria rischiosa e titoli di Stato.
In questo senso un’eventuale nuova discesa delle quotazioni del reddito fisso, al di là dell’interessante rimbalzo di queste ultime sedute - configurabile come recupero da eccesso - potrebbe aiutare i mercati azionari a non scendere troppo da questi livelli. In parole povere, le obbligazioni devono rendere di più e quindi calare ancora tanto, prima di rappresentare una alternativa alle borse.
Vi è poi sicuramente la questione del referendum italiano: i sondaggi dicono che al momento il vantaggio dei no è abbastanza stabile, ma la quota di indecisi è ancora molto elevata e noi italiani siamo assai opportunisti.
Non vorrei pertanto che arrivassero sorprese in tal senso, anche perchè uscendo dal discorso delle previsioni non possiamo non notare che alternative al governo attuale non ci sono.
Non è una questione di simpatia o di antipatia, ma un conto è protestare e un conto andare un giorno a sedere al tavolo del G7. Per come la vedo io, nel caso di esito favorevole al no il mercato sicuramente avrebbe delle forti turbative, ma credo che  potrebbero rappresentare - con la prudenza dovuta al caso - anche delle occasioni interessanti.
Che i mercati azionari comunque abbiano in questo momento poche alternative ce lo dice il paradossale esito notturno della nuova scossa di terremoto in Giappone: in altri momenti avremmo comunque aperto a -2, mentre Tokio una volta capito che ci sarebbe stato lo tsunami, ma non poi così grave, ha fatto spallucce e ha chiuso quasi con una percentuale di salita dell’1%.
Evidentemente non si percepisce ancora un soverchio rischio sui listini, data anche la contrazione di volatilità così evidente da sparecchiare la tavola di molti opzionisti di controtendenza.
Piazza Affari continua a rimanere in trading range frenata anche dalle paure legate all’imminente referendum. Quali impatti potrà avere tale evento sul mercato? Quali i livelli da seguire per il Ftse Mib nel breve?
È peraltro ovvio che la piazza milanese non può che avvicinarsi alla data del referendum con una serie di timori. Tutti i banchieri, attori, scrittori, giornalisti stanno facendo del loro meglio per mettere pressione psicologica in giro e dire che la vittoria del no sarebbe davvero una grande tragedia.
Personalmente non ho analisi politiche da fare in tal senso, poiché ritengo che non vi sia grande differenza fra i governi avvicendatisi negli ultimi vent’anni in Italia.
Mi piacerebbe una politica davvero rivolta all’interesse del paese, cosa che però alcuni fuori onda di governatori regionali riportati sui media mi fanno pensare sia vera utopia.
Tecnicamente il nostro mercato dal 10 novembre si è fatto 1000 punti di discesa. È una scivolata che sembra molto importante, e che sicuramente mette pressione ribassista sui prezzi, ma in termini di volatilità è molto dolce e perfettamente in linea con l’atr recente.
Se poi si osserva attentamente il grafico, raramente si è visto un chart così pulito e ordinato nell’alternanza degli swing minimi e massimi. Questo mi fa pensare che la price action sia molto controllata, e che potrebbe acquisire maggiore forza qualora si superino le due più vicine resistenze di 16.660 e 16.755.
Tolte le salite pre-Trump e la successiva discesa, il mercato è ingabbiato fra 16.200 e 17200. Non mi stupirei di un rally natalizio in area 18.000, mentre per i prossimi giorni – il 4 è ancora un po' lontano - individuerei altri due livelli in basso su cui mettere allarmi, posti rispettivamente a 15.840 e 15.500.
Direzione bene poca, a conferma che quest’anno premia comprare sui crolli e vendere con saggezza sugli eccessi. Ci sta che il referendum porti crolli, ma potremmo vedere una ripetizione dei grafici Brexit/Trump, anche se giova ricordare che l’Italia purtroppo non è né l’Inghilterra né l’America.
Il dollaro prosegue la sua marcia rialzista sia nei confronti dello yen che dell’euro. Ritiene che tale tendenza sia destinata a durare? Cosa si aspetta per questi due cambi ora?
La forza delle borse potrebbe tenere sotto pressione l’Euro. I risultati del referendum italiano non sono affatto scontati e potremmo vedere molta volatilità sui cambi. Una volatilità che mi aspetto crescere nel 2017.
Per quanto riguarda il valore del dollaro contro euro, non siamo in effetti molto distanti dai minimi del 2015 sui quali solo un recupero di quota 1,0800 - attualmente assai lontana -  potrebbe evitare nel breve un’eventuale attacco.
La vicinanza a zone di prezzo così delicate e che in passato sono state molto difese dagli americani (ai quali non credo faccia comodo questo dollaro forte) apre un nuovo scenario, che appunto per il 2017 ci darà indicazioni più chiare.
Da un lato il dollaro robusto non aiuta le esportazioni USA, ma di certo penalizza anche l’Europa: non abbiamo materie prime e quindi importiamo molta inflazione, soprattutto considerando che Opec vuole tagliare ancora la produzione del petrolio.
Indirettamente un Euro debole potrebbe essere una guerra americana ai nostri fianchi, visto che anche con un cambio favorevole le borse del Vecchio continente perdono il confronto con le performance di oltreoceano. Insomma, c’è Qe e Qe e quello di Bce (Toronto: BCE-PRA.TO - notizie) non è tutta questa gran cosa.
Per lo Yen, la robustezza del listino di Tokio con la tonicità del biglietto verde sembra voler portare le quotazioni a 115 circa, che sarebbe più o meno il 61,8% di recupero dai massimi nel 2015 ai minimi di quest’anno.
A cosa consiglia di guardare in questa fase di mercato? A livello intermarket ci sono degli aspetti in particolare che vuole segnalarci?
La prima cosa che sto guardando adesso è sui cambi, perché si nota nettamente anche nell’intraday che un minimo recupero dell’euro sul dollaro tende a mettere pressione alle nostre borse e viceversa.
Questo fenomeno viene amplificato per esempio dall’incrocio fra cambio gbp/usd e listino di Londra, e mi sono pertanto fatto l’idea che nei prossimi mesi ci sarà uno strettissimo legame fra listini, spread cambi/borse e tassi di interesse.
Sotto quest’ultimo aspetto gli operatori esperti si saranno accorti che in tre mesi l’Irs (misura del tasso fisso) è cresciuto quasi del doppio, e credo che potremmo vedere ancora un po’ di discesa, magari dopo il referendum italiano che introduce alla riunione Fed di dicembre. Quota 130/129 su nostro BTP future è un obiettivo sul quale ho posto degli allarmi sul grafico.
Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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