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martedì 1 novembre 2016

Petrolio di nuovo a 40 dollari? Goldman non lo esclude


I prezzi del greggio hanno provato a risalire la china durante la sessione asiatica, dopo la brusca scivolata di ieri  in scia alle cattive notizie arrivate nel fine settimana su uno stallo dei negoziati in corso tra i Paesi Opec per porre un tetto alla produzione e stabilizzare i prezzi.
I future sul WTI con scadenza dicembre viaggiano adesso in recupero verso l'area dei 47 dollari dopo aver lasciato sul terreno ieri quasi il 4% durante la tornata di scambi americana.
Risicato guadagno anche per il Brent: i contratti con scadenza gennaio si attestano poco sopra i 49 dollari al barile, dopo l'arretramento di oltre il 3% cento della seduta precedente. 
Ma il moderato recupero arriva mentre il mercato viene ulteriormente messo sotto pressione da segnali poco incoraggianti, a cominciare da ulteriori previsioni record sulle attività estrattive nell'area Opec: segno che la soprapproduzione che ha pesato sui prezzi ultimamente non è destinata a calare così presto come molti vorrebbero credere.
E i nuovi indicatori non fanno che accrescere i dubbi sulla fattibilità - nonché sulla reale efficacia - dell'intesa che i paesi produttori proveranno faticosamente a condurre in porto nei prossimi 30 giorni: nelle speranze dei soggetti coinvolti, l'accordo con il dettaglio delle rispettive quote di produzione spettanti ai membri Opec dovrebbe essere finalizzato il prossimo 30 novembre, durante il vertice del cartello petrolifero di Vienna.

Lo stallo sulla trattativa 

Il mini-rimbalzo dei prezzi potrebbe essere in parte essere stato favorito dalla diffusione di un documento approvato ieri, nel quale i paesi Opec dichiarano di voler riprendere una strategia a lungo termine per controllare la dinamica dei prezzi del mercato.

Mossa che suona tuttavia semplicemente come il tentativo di prendere tempo e lanciare messaggi di rassicurazione agli investitori, che vedono sempre più vicino lo spettro di un fallimento dei nuovi negoziati.
Per quanto infatti il Segretario dell'Opec Mohammed Barkindo, dopo la brusca scivolata di ieri, abbia ribadito nel corso di numerose interviste che nessuno degli attori coinvolti ha chiuso la porta a un compromesso che metta d'accordo tutti, la due giorni di incontri viennese della settimana scorsa che ha coinvolto Paesi Opec e non Opec non ha condotto a nulla di veramente significativo.

Diciotto ore di negoziati tecnici che si sono chiusi con la semplice promessa che i maggiori produttori mondiali continueranno a dialogare nei prossimi trenta giorni per trovare un compromesso possibile. 
L'ostacolo principale sarebbe al momento rappresentato dalla posizione di di Iran e Iraq, paesi che saranno determinanti nel determinare il buon esito o il fallimento delle trattative.
D'altra parte i numeri sembranno continuare a smentire i buoni propositi. Poche ore fa, la Reuters ha rilanciato una previsione secondo cui la produzione di greggio dei Paesi Opec potrebbe raggiungere nuovi livelli record a ottobre, salendo a 33,82 milioni di barili al giorno: a rendere meno la ripresa delle estrazioni in Nigeria e in Libia e l'aumento delle esportazioni dall'Iraq. 

I dubbi di Goldman Sachs sull'accordo



E adesso una nota di Goldman Sachs mostra una certa sfiducia nella capacità dei membri del cartello petrolifero di ovviare agli ostacoli presentatisi nel corso della trattativa.

"L'assenza di passi avanti sulla questione delle quote di produzione e la crescente discordia tra i produttori Opec", si legge nella nota della banca d'affari, "riducono le probabilità che si possa concludere un accordo il 30 movembre".
La previsione si spinge oltre. La prospettiva di un mancato raggiungimento di un'intesa ha già cominciato a premere sui prezzi negli ultimi giorni, scrive l'estensore del report Damien Courvalin, e in caso di fallimento "i fondamentali del greggio in via di indebolimento" potrebbero in poco tempo portare i corsi del greggio "verso la parte passa dei 40 dollari.
Lo scenario tra l'altro viene reso ancora più incerto dalla non scontata efficacia di un eventuale accordo. Anche se il timore di pesanti nuovi cali dovesse alla fine costringere i partecipanti al tavolo delle trattative a un compromesso, non è alta la probabilità che l'accordo riesca a ridurre le scorte che si sono accumulate nel tempo.

Almeno per tutta la prima metà del 2017, l'attuale accelerazione delle attività estrattive dell'area Opec e nuovi progetti in corso di avviamento al di fuori del cartello, sostiene Goldman, riducono la possibilità di un calo significativo delle scorte in conseguenza dell'accordo: la stima di Goldman per l'output dello scorso mese dell'Opec è di 34,2 milioni di barili.

Fonte: News Trend Online

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