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lunedì 28 novembre 2016

OPEC a un passo dal fallimento. Rbc: greggio verso i 40 dollari

Di nuovo sotto forte pressione in avvio di ottava le quotazioni del greggio, che scontano nelle ultime ore il crescente pessimismo degli investitori rispetto al buon esito dell'intesa OPEC per abbassare il tetto produttivo del cartello a 32,5-33 milioni di barili al giorno dall'attuale output di 33,7 milioni.
Tanto il Brent, che era sceso nelle scorse ore sotto i 47 dollari, quanto il greggio americano WTI viaggiano al momento sotto la parità, rispettivamente a 47,18 e 45,97 dollari.

Il passo indietro dell'Arabia Saudita

C'è tempo ancora fino a mercoledì per cercare di comporre le forti divergenze ancora in essere tra i membri del cartello e finalizzare l'accordo, che sarebbe il primo in otto anni, ma intanto nel fine settimana  hanno determinato un brusco calo di fiducia verso uno sbocco positivo dei negoziati le dichiarazioni provenienti dall'Arabia Saudita.
La resistenza di Iran e Iraq prima e il rifiuto della Russia, paese non Opec, di offrire un contributo all'accordo hanno innescato nelle ultime ore la marcia indietro del ministro del petrolio saudita Khaled Al-Faleh, che in una dichiarazione che suona quasi come un'anticipazione di resa si è detto fiducioso che il mercato del greggio si stabilizzerà nel 2017 anche senza i tagli promessi.
Ieri, per la prima volta, Al Faleh ha dichiarato di non considerare necessario un taglio della produzione, dopo che già venerdì scorso le autorità saudite si erano dichiarate indisponibili ad incontrare i rappresentanti del Cremlino e gli altri produttori non-Opec nel pre-meeting organizzato a margine della riunione del cartello e in calendario oggi.
Nei mesi scorsi Mosca ha sempre manifestato una preferenza per l'ipotesi di un "congelamento" della produzione nazionale più che verso un vero e proprio taglio, ma secondo voci circolate nei giorni scorsi l'Arabia Saudita sperava che alla fine Mosca decidesse di associarsi all'Opec e riducesse anch'essa l'output.
Speranze disattese la scorsa settimana da Putin e dal suo ministro dell'Energia Alexander Novak, secondo il quale un "congelamento" rappresenterebbe già "una riduzione di 200-300mila barili al giorno della produzione" prevista per il 2017. 

I commenti degli analisti

L'agenzia Bloomberg riferisce il parere di Seo Sang-young, secondo il quale " il mercato è al momento fortemente sotto pressione" per i segnali contrastanti arrivati negli ultimi giorni, e d'altra parte rimane molto dubbio che l'Opec possa mantenere  le sue promesse "anche in caso di raggiungimento di un accordo, perché i suoi membri stanno continuamente alzando le loro produzioni".
Il clima intorno ai protagonisti dell'intesa non invita insomma all'ottimismo e si moltiplicano i focolai di polemica.

Secondo quanto riportato poco fa dalla Reuters, l'agenzia di stampa iraniana MEHR ha pubblicato ieri un lungo editoriale, che accusa l'Arabia Saudita di volere innescare una "nuova guerra dei prezzi" e di rinnegare la sua promessa di tagliare la produzione nazionale.
Sono comunque ore frenetiche per i leader e gli sherpa impegnati a scovare le tessere mancanti di un mosaico che appare sempre più complicato da comporre.
Oggi Noureddine Boutarfa, ministro del petrolio algerino e principale fautore dell'impianto di accordo preliminare raggiunto a settembre, sarà a Mosca insieme al collega venezuelano Eulogio Del Pino per tentare un riavvicinamento in extremis. 
Secondo Helima Croft, alla guida del settore analisi strategiche sulle commodity di RBC Capital Markets, la mancata promessa dei tagli potrebbe far riprecipitare i corsi del greggio sotto i 40 dollari.

Stop anche dalla Libia 

Intanto, a complicare la situazione, un annuncio di indisponibilità a partecipare alla distribuzione delle quote di tagli prevista dall'accordo arriva anche dalla Libia.

Secondo quanto dichiarato da Mustafa Sanalla, presidente della National Oil Company, le condizioni critiche in cui versa il Paese impediscono di garantire,  almeno nel prossimo futuro," l'impegno chiesto dall'Opec: dalla ripresa delle attività nei porti del paese, la produzione di greggio libica è cresciuta di circa 600.000 barili al giorno, ma resta ancora ben al di sotto dei livelli ante-Gheddafi (1,6 milioni di barili).
Fonte: News Trend Online

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