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lunedì 21 novembre 2016

Opec: l'accordo sembra vicino. Anche Putin ostenta ottimismo


Avvio di settimana in rally per le quotazioni del greggio, che traggono beneficio nelle ultime ore dalle voci di una possibile finalizzazione dell'accordo tra i paesi produttori in vista del prossimo meeting Opec di Vienna.
I contratti sul greggio Wti con scadenza a dicembre segnano un rialzo di dell'1,47% a 47,04 dollari al barile, mentre il Brent guadagna l'1,43% a 47,53 dollari al barile.
Nei giorni scorsi, il petrolio, dopo essere sceso verso i minimi di due mesi, ha cominciato a rimbalzare  di pari passo con l'intensificarsi degli sforzi per sciogliere i principali nodi del negoziato prima della riunione del 30 novembre.
Il gruppo è alle prese con il tentativo di un taglio condiviso della produzione che sarebbe il primo in otto anni: l'obiettivo è quello di far calare la produzione a un livello tra i 32,5 e i 33 milioni di barili al giorno (il record produttivo raggiunto a ottobre è stato di 33,83 milioni di barili).
Ostacolo principale è costituito al momento dalle posizioni di iraniani, impegnati nello sforzo di recuperare la propria quota di mercato dopo l'alleggerimento delle sanzioni, e iracheni, che chiedono di essere esentati per non compromettere lo sforzo bellico contro l'Isis. 

Iran: intesa "molto probabile"

A migliorare il sentimento del mercato erano arrivate sabato le dichiarazioni del ministro del Petrolio dell'Iran Bijan Zangeneh, che in un commento ha definito come "molto probabile" il raggiungimento di un'intesa tra i Paesi Opec prima del vertice viennese.
Secondo Zangeneh, citato dall'agenzia iraniana Shana, se i produttori riusciranno a cooperare, i prezzi del greggio potrebbero rimbalzare fino a 55-60 dollari al barile, il livello che i membri Opec ritengono appropriato per produttori e consumatori.  
L'Iran è da tempo alle prese con il recupero della sua quota di produzione dopo l'alleggerimento delle sanzioni internazionali legate ai suoi programmi nucleari, e secondo gli ultimi dati rilasciati dalle autorità iraniane, la produzione si è attestata lo scorso mese a 3,92 milioni di barili al giorno, non lontano dai livelli pre-sanzioni.

I suggerimenti iracheni

Sempre nel fine settimana, qualche indicazione di apertura è arrivata anche dall'Iraq.

Il ministro del Petrolio Jabar Ali al-Luaibi ha dichiarato domenica che l'Iraq avanzerà tre proposte al prossimo vertice che potrebbero favorire un avvicinamento delle rispettive posizioni.
Lo scorso mese, lo stesso ministro aveva alimentato un certo scetticismo sullo stato dei negoziati, dichiarando che la necessità di combattere la guerra contro l'Isis è in contrasto al momento con qualsiasi ipotesi di tagli alla produzione nazionale. 
La nuova dichiarazione non contiene tuttavia una precisazione delle misure che il governo iracheno potrebbe suggerire e ribadisce tra l'altro l'intenzione dell'Iraq di non contribuire al taglio della produzione: la "legittima richiesta" irachena di essere esentata dal programma di riduzione, si legge nel documento, "non dovrebbe costituire un ostacolo a un nuovo accordo sul congelamento della produzione". 

Le dichiarazioni di Putin

Fuori dall'area Opec, un ulteriore segnale arriva con le nuove dichiarazioni di Vladimir Putin, che ha ribadito la disponibilità di congelare sui livelli attuali la produzione russa e ritiene che i paesi esportatori abbano già superato le divergenze sui punti più controversi dell'accordo.
"Non posso garantire con un grado di certezza del 100% che l'accordo sarà raggiunto" ha detto il presidente russo intervenendo a margine del vertice Apec di Lima, "ma c'è una probabilità molto alta che si arriverà a un esito positivo".
Quanto d'altra parte Mosca sia coinvolta nella discussione tra i Paesi Eportatori di Petrolio lo dicono i numeri delle finanze della Federazione Russa.

Dalla ripresa dei negoziati tra i paesi produttori, la Russia - che sta ancora cercando di tirarsi fuori da una delle peggiori recessioni degli ultimi vent'anni causata proprio dal crollo dei corsi del greggio e dalle sanzioni internazionali seguite all'annessione della Crimea nel 2014 - ha aggiunto 400 milioni di rubli (circa 6 miliardi di dollari) al suo bilancio federale proprio grazie alla ripresa dei prezzi.


Fonte: News Trend Online

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