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martedì 8 novembre 2016

Oltre Trump e Clinton: i (bizzarri) pretendenti alla Casa Bianca


Le elezioni più incerte della storia, quelle con un margine di vantaggio tra i più ridotti, quelle in cui i candidati non piacciono a nessuno, nemmeno ai rappresentanti dello stesso partito. Insomma, questa volta gli Usa si trovano ad avere a che fare con una situazione anomala dal momento che, qualsiasi sia il vincitore, sicuramente dovrà fare i conti con i tanti scheletri nell'armadio ancora prima che con i rappresentanti di Camera e Senato.

Come si sceglie un candidato?

Ma non tutti sanno che se ormai la lotta è irrimediabilmente ridotta i due contendenti più famosi, esistono altri candidati in grado di cambiare le carte in tavola.

Infatti in realtà ci sarebbero altri candidati alla Casa Bianca, dei quali solo due sarebbero in grado di creare scompiglio e il cui scopo, in questo caso, potrebbe andare molto al di là di quello di semplici comparse. Il motivo è molto semplice e per capirlo basta ricordare l'illustre precedente delle elezioni presidenziali del 2000 quando a decidere per l'elezione di Geroge W.
Bush furono poco più di 500 voti. Non solo, ma, come accennato all'inizio, il margine di vantaggio della Clinton verso Trump, è minimo, quindi l'oscillazione di poche migliaia di voti, magari proprio verso uno di questi outsider, potrebbe essere determinante.
Prima di parlare delle due figure di spicco, ossia quelli presenti in tutti e 50 gli stato oltre al Distretto di Columbia, è interessante fare una breve panoramica sia sugli altri nomi, quelli che, per lo più, fanno sorridere per la loro bizzarria, ma ancora di più sulle modalità con le quali è possibile candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti: oltre alla nomina del partito di riferimento attraverso le elezioni primarie (caucuses), infatti, resta la possibilità di presentarsi come candidato indipendente e chiedere agli stati la possibilità di far stampare il proprio nome sulla lista elettorale dopo aver raccolto un numero minimo di firme che varia da stato a stato oppure, terza possibilità, scrivere a mano il nome del candidato anche attraverso altre regole che, come spesso accade, cambiano a seconda dello stato.

Da specificare che quest'ultima opzione non è valida per tutti i 50 stati, il che crea la nascita di candidati presenti solo in alcuni stati ma perfettamente votabili, a discapito dei grandi nomi.

Ma chi sono gli altri candidati? 

In una nazione da sempre multietnica e multiculturale, non sorprende più di tanto il fatto che a pretendere di arrivare alla Casa Bianca siano persone come il mormone Evan McMullin, ex agente della CIA, Princess Khadijah Jacob Fambro del partito rivoluzionario (Revolutionary Party) fino ad arrivare a Joseph Maldonado meglio conosciuto come Joe Exotic e assolutamente contrario al proprio taglio di capelli.
Oltre questo variegato quadro le cui possibilità di vincita sono meno di zero, ci sono i due rappresentanti più importanti.
Il primo è Gary Johnson del Libertarian Party, ex governatore del New Mexico ma presente in tutti i 50 stati della Federazione, parla di liberalizzazione delle droghe leggere, mercato libero, abbattimento delle spese militari ma, di contro, anche di un libero possesso delle armi, creando così un mix fra le pretese della popolazione repubblicana più intransigente e quella democratica più pacifista.

Un mix agrodolce che però cli ha permesso di arrivare al 6% delle preferenze, molto più di quel famoso margine di scarto tra i due big.
C'è poi l'ambientalista Jill Stein, per il Green party che, con il motto It's in your hands ha dato alla sua politica una forte impronta ecologista puntando al taglio delle emissioni nocive e alla sostituzione delle fonti energetiche convenzionali con quelle rinnovabili.
Purtroppo questo tipo di approccio, tra l'altro contrario anche agli Ogm particolarmente diffusi negli Usa e basato su quello che lei chiama il “New Green Deal” pur sognando investimenti poderosi nel potenziamento delle energie rinnovabili che dovrebbero, secondo lei, diventare la prima fonte entro il 2030 non le permetterà di fare leva su una grande fetta dell'elettorato anche perché il suo nome sarà presente solo in 23 stati.

Per lei le proiezioni parlano del 3,5%.
Fonte: News Trend Online

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