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mercoledì 16 novembre 2016

NYT: non si mette uno sceriffo a capo della diplomazia USA


Dalle stanze dorate della Trump Tower, che si avvia a diventare una specie di Arcore in grande da cui si muoveranno i fili della nuova amministrazione, il "transition team" del neo-presidente ha tirato fuori un altro nome controverso. Dopo le polemiche sulla nomina dell'incendiario Steve Bannon a Chief Strategist e consigliere speciale, e nel pieno della guerra tra i fedelissimi per arracarrarsi i posti migliori al tavolo della nuova squadra, è ora la candidatura a Segretario di Stato dell'italo-americano più famoso d'America, il "sindaco d'America" Rudolph Giuliani, a dividere l'opinione pubblica.

E tra chi ha preso posizione contro l'ex sindaco newyorkese è proprio il quotidiano della "sua" città, il New York Times, che bolla adesso l'ipotesi di una nomina di Giuliani come "una scelta lugubre e potenzialmente disastrosa" per la politica estera degli Stati Uniti.

Le nuove sfide della politica estera USA

Il ragionamento da cui muove il quotidiano per argomentare il suo endorsement alla rovescia è l'enorme e complicata mole di problemi che il prossimo segretario di Stato si troverà a gestire, considerata la scarsa esperienza del presidente Trump.

Il nuovo Dipartimento di Stato dovrà dare una nuova direzione alla politica estera americana su numerosi dossier spinosissimi, per i quali serve una personalità di alto profilo e con solida esperienza diplomatica alle spalle. A cominciare dalla Siria, rispetto alla quale serve qualcuno che abbia una profonda capacità di analisi strategica per decifrare l'atteggiamento russo nell'area, e in grado di coordinare la complessa coalizione di alleati che combatte lo Stato Islamico.
Alla prova ci saranno l'atteggiamento statunitense verso le minacce nucleari della Corea del nord.

E sarà inoltre necessario fornire qualche risposta ai leader europei, che si interrogano in queste ore sul destino della Nato e sul ruolo che l'alleanza translatlantica avrà nell'agenda del nuovo presidente, con Putin alla finestra pronto a trarre il massimo beneficio da un'erosione dell'alleanza atlantica.
Quanto ai rapporti coi vicini su suolo americano, il nuovo team della Casa Bianca avrà il compito di valutare con attenzione le implicazioni e i rischi di una sovrapposizione completa dell'agenda di politica estera della Casa Bianca con la "irresponsabile" retorica della campagna elettorale di Trump, soprattutto in tema di rapporti col Messico: uno stop alla cooperazione tra i due paesi comporterebbe seri problemi al lavoro comune sinora svolto su immigrazione dagli Stati dell'America Centrale e programmi antidroga.
Un segretario di Stato deve essere ferrato nei principali nodi geopolitici, possedere astuzia diplomatica, capacità di negoziazione e un chiaro senso delle "capacità, dei principi e dei limiti della potenza USA".

Tutti requisiti che l'ex procuratore di ferro non sarebbe in grado di mettere in campo. 

Cosa offre Giuliani?

L'esperienza internazionale maturata da Giuliani sul campo si riassume, argomenta il quotidiano, in semplici "discorsi" e nel suo lavoro di "consulente". E proprio quest'ultima attività è il punto dolente per Giuliani rispetto alle chance di nomina.
Dopo la fine del suo mandato, l'ex sindaco ha assistito, tramite la sua società di consulenza di Homeland Security, la Giuliani & Partners, centinaia di amministrazioni pubbliche in tutto il mondo, e ora i legami intessuti con alcuni paesi sono visti da molti come un forte ostacolo alla sua candidatura.
Dalla fine del suo incarico, Giuliani ha guadagnato milioni di dollari "lavorando al servizio di governi e società straniere", ricorda il New York Times. Precedente che solleverebbe in caso di conferma di incarico potenziali conflitti d'interesse.

La sua società ha ricevuto pagamenti da Paesi come Arabia Saudita o  Qatar. E il quotidiano cita il caso dei finanziamenti ricevuti da un gruppo iraniano presente su una lista del Dipartimento di Stato di organizzazioni terroristiche. 

Una figura inappropriata


Più in generale, a Rudolph Giuliani manca, sostiene l'editoriale, esperienza diplomatica e l'ex sindaco "di ferro", l'uomo che ha fatto della Tolleranza Zero un marchio globale, ha dimostrato scarsa capacità di giudizio in tutta la sua carriera. Il quotidiano cita alcune "disavventure" in politica estera.

Come la visita nel 1982, da procuratore generale, ad Haiti, nell'epoca del dittatore Jean-Claude Duvalier, quando disse che sull'isola non c'era "repressione politica". O la sua completa mancanza di "tatto"diplomatico, che si dimostrò appieno nel 1995, quando fece accompagnare alla porta durante un concerto della Filarmonica di New York, che celebrava i 50 anni delle Nazioni Unite, il leader palestinese Yasser Arafat.
Fonte: News Trend Online

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