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martedì 1 novembre 2016

Nella partita dello spread la Spagna vince ancora


Ritorna la paura dell'instabilità politica. O almeno a questo è attribuito, dalla maggior parte degli esperti, il rialzo dei rendimenti dei titoli di stato tricolori e l'aumento dello spread, entrambe voci che, se paragonate con la Spagna escono sconfitte.

La Spagna, ancora lei...

La scelta della penisola iberica non è una scelta casuale: le due nazioni, infatti, condividono quello che è uno dei pericoli incombenti più diffusi, quello dell'instabilità politica con Madrid che, una volta tanto, ha registrato un andamento peggiore rispetto a Roma.

La capitale spagnola, infatti, è riuscita a trovare stabilità politica solo dopo oltre 300 giorni di trattative e due tornate elettorali, entrambe risultate inutili per riusicre a fornire alla nazione un governo di maggioranza utile per governare. Eppure, nonostante questo, il livello dello spread, tenuto finora a bada anche grazie alla presenza della Banca Centrale Europea e ai suoi piani di stimolo, è tornato a crescere arrivando a oltre 50 punti.
Complice anche, o per meglio dire soprattutto, il referendum del 4 dicembre al quale, inizialmente, il premier italiano Matteo Renzi aveva affidato il suo futuro politico: in caso di perdita sarebbero arrivate in contemporanea le sue dimissioni. Una decisione forse
azzardata e che lo stesso Renzi ha ritrattato, parzialmente, qualche settimana dopo.

Non abbastanza per far rientrare l'allarme nato a livello internazioanle circa la possibile instabilità politica che tornerebbe nuovamente sull'italia dopo un periodo, più unico che raro di relativa calma. 
Ma per gli analisti e gli osservatori del mercato italiano, il vero pericolo non è tanto sul rendimento dei titoli di stato, ancora protetti dalle conseguenze benefiche di un QE della Bce, quanto sul fronte bancario con le diverse, necessarie operazioni di rafforzamento, fusione e soprattutto ricapitalizzazioni di cui il settore (italiano e non) ha bisogno e che si troverà ad affrontare nel 2017.

Operazioni per la buona riuscita delle quali è necessario un governo stabile.

I numeri  

Una spada di Damocle che si è rivelata più pericolosa di una Spagna tecnicamente senza alcun governo per quasi un anno ma che, a livello di rendimenti obbligazionari, ha performato meglio.
Tradotto in numeri si parla di un 1,7% sul mercato secondario per i decennali italiani contro i corrispettivi iberici che non vanno oltre l'1,2%. Ma il trend, accentuatosi nel mese di ottobre, allargando al visuale a panorami internazioanli, ha interessato anche altri titoli di stato, in particolare quelli Usa e britannici.

Il motivo è rappresentato da una ripresa della crescita, relativamente generalizzata, con esempi focalizzati sull'orizzonte londinese e sul suo Prodotto interno lordo in aumento dello 0,5% proprio nel trimestre caratterizzato dalla Brexit. Non solo, ma gli ultimi dati macro hanno evidenziato un ritorno dell'inflazione che ha generato a sua volta i sospetti di uno stop alle politiche di stimolo attuate dalle banche centrali.
L'ultima asta dei Btp scadenza 2026 si è fermata a un rendimento dell'1,6%, in aumento rispetto al recente passato quando le politiche della Bce hanno permesso di alleviare la tensione sui titoli di stato made in Italy con un costo degli interessi sul colossale debito di stato, pari al 4% che diventerà 3,4% nel 2019.

Fonte: News Trend Online

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