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mercoledì 2 novembre 2016

Lo spettro di Trump affonda l'Asia. A Tokyo il Nikkei 225 perde l'1,76%


L'Asia scivola ai minimi delle ultime sette settimane mentre il dollaro s'indebolisce a causa dell'incertezza sull'esito delle presidenziali Usa che vedono Donald Trump in recupero nei confronti della candidata democratica Hillary Clinton a meno di una settimana dall'elezione. Il tutto mentre in giornata la Federal Reserve è attesa una pronuncia al termine della due giorni di meeting del Federal Open Market Committee (Fomc, la commissione della Fed che si occupa di politiche monetarie) da cui è lecito attendersi poco o niente, proprio a causa delle imminenti elezioni.

Sul fronte valutario il dollaro s'indebolisce per i generalizzati timori che spingono gli investitori a puntare su valute considerate beni-rifugio a partire dallo yen (in progresso di quasi mezzo punto percentuale sulla divisa Usa), ma anche perché diversi trader si preparano a una vittoria del controverso candidato repubblicano ipotizzando una sua preferenza per un dollaro più debole data la sua posizione protezionistica sul commercio internazionale.
A farne le spese è però soprattutto il peso messicano, scivolato ai minimi di quasi un mese proprio per le minacce, leit-motiv della campagna elettorale di Trump, rivolte contro il Paese latinamericano.
La seduta è quindi da vero e proprio sell-off, con l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, in declino dell'1,2% mentre a Tokyo il Nikkei 225 chiude con una netta flessione dell'1,76% (performance simile per l'indice più ampio Topix, deprezzatosi dell'1,78%).

Sul fronte macroeconomico, in ottobre l'indice della fiducia dei consumatori in Giappone è calato a 42,3 punti dai 43,0 punti di settembre (42,0 in agosto), che erano il livello più elevato segnato nel 2016. Il dato, che si confronta con i 42,6 punti del consensus, rimane sotto la soglia di 50 punti che separa fiducia da pessimismo addirittura dal marzo 2006.
Il clima di pessimismo non risparmia la Corea del Sud e a Seoul il Kospi segna una perdita dell'1,42% al termine delle contrattazioni. Appena più moderato il declino di Sydney: l'S&P ASX 200 è in flessione dell'1,16% in chiusura. Andamento negativo anche per i mercati della Cina continentale, che comunque limitano i danni rispetto al resto della regione.

Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 segnano flessioni dello 0,63% e dello 0,77% rispettivamente. Performance simile per lo Shenzhen Composite, deprezzatosi dello 0,62% al termine della seduta. Maggiormente allineata a Tokyo è invece la piazza di Hong Kong: a circa un'ora dalla chiusura, infatti, l'Hang Seng perde intorno all'1,50% (e fa persino peggio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, in declino di circa il 2%).
(RR)
Autore: Financial Trend Analysis Fonte: News Trend Online

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