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mercoledì 9 novembre 2016

Le implicazioni finanziarie della nuova presidenza Trump


Negli ultimi 20 mesi gli Stati Uniti hanno vissuto una delle campagne presidenziali più caustiche e controverse della storia, che ha calamitato l’attenzione dei governi e dell’opinione pubblica di tutto il mondo. Dopo un lungo e doloroso confronto, i risultati sono finalmente noti e Donald Trump è il presidente eletto degli Stati Uniti. Una notizia scioccante per milioni di Americani e non solo, che senza dubbio ridimensionerà la posizione degli USA agli occhi del mondo. Il quadro è chiaro: a giudicare dalle sue dichiarazioni e dal suo comportamento, Trump cercherà di scuotere l’ordine mondiale.
 
E non avrà neppure bisogno dell’appoggio del suo partito al Congresso, che potrebbe comunque non avere. Come capo dell’esecutivo, può già fare molto per sovvertire le attuali relazioni internazionali. I rischi geopolitici sono quindi significativamente aumentati e quasi certamente nell’immediato i mercati reagiranno di conseguenza. Ancor più importante è contestualizzare la vittoria di Trump, giunta in un anno pieno di sorprese – v. Brexit – che ha sfidato le opinioni comuni sulla globalizzazione e l’intera ortodossia postbellica. Dal canto loro, gli investitori possono evitare di crearsi ulteriori problemi astenendosi dal prendere decisioni a lungo termine almeno per qualche giorno, finché i mercati non avranno assimilato la notizia; di recente abbiamo osservato significative oscillazioni nell’andamento dei mercati riassorbite nell’arco di 24 – 48 ore.
 
Detto ciò, i rischi di investimento vanno gestiti e le opportunità devono essere colte. Ecco dunque la nostra visione dei possibili effetti del risultato elettorale su economie, mercati e investimenti nelle prossime settimane.
 
Impatto sull’economia americana. La storica vittoria di Trump e il suo rifiuto dello status quo politico hanno ampie implicazioni per l’economia USA. La sua visione del mondo è diversa da quella di molti dei suoi omologhi e, anche se forse non godrà del pieno sostegno del Congresso repubblicano, non incontrerà grossi ostacoli nell’attuazione di alcuni aspetti del suo programma. Gli investitori devono considerare tre punti principali nel valutare gli effetti economici della vittoria di Trump:
 
  1. L’opposizione di Trump all’establishment politico e la mancanza di informazioni dettagliate sul suo programma aumentano notevolmente i rischi, almeno finché i mercati non avranno un’idea più chiara di dove e come intenda condurre il Paese. Le sue dichiarazioni estreme su commercio, immigrazione e cooperazione internazionale rappresentano una minaccia non solo per la crescita USA ma anche per quella globale.
  2. La presidenza Trump potrebbe stimolare l’economia americana, date le proposte di riforma della tassazione delle aziende e di investimenti nelle infrastrutture.
  3. Tuttavia, le proposte di Trump in materia di bilancio potrebbero far lievitare il debito nazionale, creando problemi economici sul lungo termine, con un possibile aumento dell’inflazione e dei tassi d’interesse.
 
Implicazioni per gli investimenti negli Usa. Date le incognite e l’imprevedibilità che circondano l’elezione di Trump, prevediamo una fase di “risk-off” con elevata volatilità e un aumento della domanda di beni rifugio come oro e Treasury. Considerando le ripetute dichiarazioni di Trump sulla fine dell’“Obamacare”, i titoli delle aziende ospedaliere potrebbero registrare correzioni significative. Dopo lo shock iniziale, Wall Street probabilmente si concentrerà sulle riforme fiscali proposte da Trump e sul ruolo di contenimento che eserciteranno i Repubblicani al Congresso sulle posizioni più estreme del Presidente. Inoltre, i mercati potrebbero iniziare a scontare un rischio di de-globalizzazione, con conseguenze negative per le azioni, e un rischio inflazionistico, con impatti negativi per le obbligazioni. Tuttavia, molto dipenderà da quanto Trump riuscirà a convincere un Congresso che, seppur nelle mani dei Repubblicani, potrebbe non essere completamente dalla sua parte.
 
Implicazioni per gli investimenti nell’area Asia Pacifico. Con l’elezione di Trump, il protezionismo potrebbe diventare uno tra i principali temi di investimento; prevediamo una graduale ma marcata flessione degli scambi commerciali e un aumento dei dazi doganali, che influenzeranno le economie dei Paesi asiatici particolarmente dipendenti dalle esportazioni. Trump non potrà contare sul sostegno politico di diversi Paesi dell’area, anche se dovrebbe avere molti punti in comune con il Presidente delle Filippine DuterteTrump potrebbe chiedere agli alleati degli USA di contribuire ai costi per garantire la sicurezza degli americani. In caso contrario, gli Stati Uniti potrebbero decidere di ridurre la propria presenza nel contesto internazionale dando così modo alla Cina di mostrare la propria forza. E’ prevedibile ipotizzare un massiccio incremento nella spesa per la difesa in tutta l’Asia, soprattutto in Giappone e Corea.
 
Prevediamo una fase caratterizzata dal “flight to quality” sul mercato obbligazionario asiatico, che potrà perdere terreno in linea con il mercato dei Treasury USA. Probabilmente gli spread dell’area si amplieranno;parallelamente si registrerà una correzione dei mercati azionari dovuta alle preoccupazioni per le implicazioni sulla crescita economica delle politiche protezionistiche del nuovo Presidente.
 
Implicazioni per gli investimenti in Europa. L’impatto diretto della vittoria di Trump sul mercato europeo dovrebbe essere limitato e l’Europa potrebbe – ironicamente – diventare un baluardo della stabilità rispetto agli Stati Uniti. L’elezione di Trump dovrebbe penalizzare le società europee che generano utili prevalentemente in USD, poiché la valuta americana potrebbe indebolirsi a causa dell’incertezza nel breve termine.
 
Nel breve, il mercato obbligazionario entrerà in una fase di “risk-off”, con conseguente flessione dei rendimenti e appiattimento della curva. Nel lungo si potrebbe osservare un incremento dei rendimenti delle obbligazioni a lunga scadenza, in previsione di un significativo taglio delle imposte e di ingenti investimenti nelle infrastrutture negli USA.
 
Lo scenario futuro. Queste elezioni, allo stesso tempo avvincenti e inquietanti, hanno sollevato una serie di domande scomode sul futuro che sono ancora senza risposta. L’attenzione è stata catturata più dal temperamento dei due candidati e dalle accuse reciproche che non dai loro programmi e obiettivi politici, e gran parte dell’America è profondamente divisa. Da qui i dubbi sulla capacità degli Stati Uniti d’ora in avanti di svolgere un ruolo di guida a livello internazionale, anche se la forza della Costituzione USA dovrebbe prevalere e garantire l’ordine. Dopo lo shock della Brexit e la sfiducia generalizzata nella classe politica e nei governi, ulteriormente messe alla prova dalle quattro importanti elezioni europee dell’anno prossimo, riteniamo che potrà emergere un nuovo tema.
 
I trend politici stanno subendo cambiamenti significativi, provocando maggiori rischi in termini di de-globalizzazione, ri-regolamentazione e ingerenza dei governi su mercati e società. Le crescenti preoccupazioni sul fronte geopolitico e le tensioni negli scambi commerciali sono destinate ad intaccare la fiducia degli investitori e i piani di spesa delle imprese, con la conseguente ulteriore decelerazione della crescita globale rispetto a livelli già contenuti. Riteniamo quindi che proseguirà lo scenario di financial repression e di tassi bassi per un periodo di tempo prolungato, in cui gli investitori continueranno a ricercare rendimenti “risk-adjusted” accettabili in un contesto politico e macroeconomico più critico. La gestione attiva assumerà quindi un ruolo sempre più rilevante ai fini di un’asset allocation flessibile, processi di investimento solidi e decisioni di investimento basate su una ricerca globale approfondita.

Articolo a cura di Allianz Global Investors


Fonte: www.finanzaoperativa.com

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