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mercoledì 23 novembre 2016

Le banche centrali sceglieranno l'elicottero o i tassi negativi?

La Federal Reserve (FED) sta prendendo in considerazione un innalzamento dei tassi. È in procinto d'avviare quella "normalizzazione" dei tassi d'interesse che risparmiatori e investitori stavano aspettando? Probabilmente no. I policymaker si stanno semplicemente rendendo conto che la politica dei tassi a zero — o tassi addirittura negativi, come nella zona Euro o in Svizzera — non funziona come previsto.
La popolazione è contraria.
Le banche, per esempio, si trovano in difficoltà perché i loro profitti sono già sotto forte pressione in un contesto di rendimenti pari a zero, per non parlare di tassi d'interesse negativi. I clienti delle banche iniziano a protestare poiché i loro depositi non fruttano più un rendimento positivo.

Hanno anche iniziato a riscattare i loro depositi in contanti, causando in tal modo lacune di rifinanziamento per le banche.

Tassi negativi sotto un altro nome

Tuttavia, è abbastanza improbabile che le banche centrali abbandonino l'idea di spingere i tassi d'interesse reali — cioè, al netto dell'inflazione — in territorio negativo.
Quello che potrebbero avere in mente è lasciare che i tassi d'interesse nominali salgano "un po'", accompagnati da un'inflazione "leggermente superiore", facendo in modo che i tassi d'interesse reali rimangano, o scendano, in territorio negativo.
In tale ottica, in un documento pubblicato il 15 agosto 2016, la Federal Reserve di San Francisco ha suggerito che la politica monetaria dovrebbe eventualmente consentire un'inflazione superiore al 2%.

[1] Il dibattito su una maggiore inflazione — diciamo al 4% piuttosto che al 2% — è in realtà una vecchia nenia; nei circoli accademici va e viene, ad ondate.
L'argomento centrale è che un'inflazione un po' più alta potrebbe "oliare gli ingranaggi" dell'economia, sostenendo in tal modo la produzione e l'occupazione.
Un altro argomento recita che un'inflazione più alta permetterebbe alla FED di tirare l'economia fuori dalla recessione, in special modo se e quando il "tasso d'interesse neutrale" è sceso notevolmente.
La verità è che l'inflazione — che si tratti di un 2% o un 4% — non migliora le condizioni generali della società.

Anzi, il contrario. Per esempio, l'inflazione corrompe il calcolo economico, spingendo in tal modo gli imprenditori a prendere decisioni sbagliate.
Per di più, l'inflazione funziona solo se e quando si palesa in modo inaspettato, a vantaggio di alcuni e a scapito di altri. "L'inflazione a sorpresa", tuttavia, non sarà altro che un incentivo temporaneo.
Prima o poi le persone scopriranno che sono state ingannate e regoleranno il loro comportamento di conseguenza.
Si consideri un caso in cui la banca centrale promette un tasso d'inflazione del 2%. Dopo che le persone stipulano i loro contratti, la banca centrale aumenta l'inflazione al 4%. Le persone impareranno e si aspetteranno un'inflazione futura al 4%, o addirittura al 5%.

La banca centrale, se vuole stimolare di nuovo l'economia, deve portare l'inflazione più in alto.
Questo tipo di politica porterebbe in ultima analisi all'iperinflazione — che è stata osservata in molti paesi di tutto il mondo. Tuttavia, se la banca centrale riuscisse
  1. ad aumentare l'inflazione dal 2% al 4%, e
  2. controllare contemporaneamente i rendimenti nominali,
potrebbe sgonfiare potenzialmente l'economia abbassando il rapporto debito/reddito.
Se, per esempio, la FED fissa i tassi d'interesse a, diciamo, il 2% e spinge l'inflazione al 5%, i tassi d'interesse reali scendono a -3%.

Coloro in possesso di denaro verrebbero derubati. Lo stesso vale per gli investitori in titoli di debito, emessi da stati, banche e imprese. I debitori, a loro volta, accoglierebbero a braccia aperte una politica di tassi negativi reali in concomitanza con un'inflazione leggermente superiore.
Non ci vuole molto per aspettarsi che mutuatari politicamente potenti e altamente indebitati farebbero del loro meglio per spingere la banca centrale ad innescare l'inflazione e, allo stesso tempo, mettere un tetto ai tassi d'interesse nominali.

Faranno in modo di propagare una teoria economica a sostegno dell'inflazione e di tassi d'interesse negativi.

Come far salire l'inflazione

Ma una banca centrale può davvero far salire i numeri dell'inflazione? Sicuramente sì. L'inflazione — nel senso di un aumento dei prezzi — è in definitiva un fenomeno monetario.
Tecnicamente parlando, la banca centrale può espandere la quantità di denaro in qualsiasi momento e in qualsiasi quantità desiderata, poiché la banca centrale ha il monopolio sulla produzione di denaro.
Per esempio, la banca centrale può acquistare debito nei mercati emettendo moneta ex-novo.

O, in extremis, può ricorrere al cosiddetto "elicottero monetario." La banca centrale distribuisce gratuitamente il denaro a stati, consumatori e imprenditori per spingere in alto l'inflazione.
Le banche centrali sono altamente politicizzate e si comporteranno in un modo che è politicamente conveniente.
Una volta che il peso del debito diviene insostenibile e la crescita diventa deludente, è sempre più difficile evitare una linea di politica che strizza l'occhio all'inflazione. Fu Ludwig von Mises che ne comprese la dimensione politica:
Abbiamo visto che se un governo non è in grado di rinegoziare i prestiti e non osa imporre una tassazione supplementare per paura che gli effetti economici, finanziari e generali, possano manifestarsi troppo chiaramente e troppo presto, perdendo il supporto al suo programma, riterrà sempre necessario intraprendere misure inflazionistiche.

Così l'inflazione diventa uno dei più importanti aiuti psicologici ad una politica economica che cerca di camuffare i suoi effetti. In questo senso può essere descritta come uno strumento di politica anti-democratica. Ingannando l'opinione pubblica, si mantiene in vita un sistema che non avrebbe alcuna speranza di ricevere l'approvazione della gente se le condizioni fossero spiegate loro con chiarezza.
[2]
In questo contesto sarebbe sorprendente se ad un certo punto gli stati e le loro banche centrali non optassero per un'inflazione più alta nel tentativo di sfuggire a problemi che loro stessi hanno causato attraverso l'emissione di carta moneta scoperta. Ahimè, non sarebbe la prima volta nella storia monetaria che la carta moneta scoperta viene volutamente svalutata.
Di Thorsten Polleit
Traduzione di Francesco Simoncelli
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Note
[1]< /strong> Si veda J.C.

Williams, "Monetary Policy in a Low R-star World," FRBSF Economic Letter, 15 agosto 2016.
[2] Ludwig von Mises, "Stabilization of the Monetary Unit — From the Viewpoint of Theory," in: The Cause of the Economic Crisis: And Other Essays Before and After the Great Depression (Ludwig von Mises Institute, Auburn, 2006), p.
38.
Autore: Francesco Simoncelli Fonte: News Trend Online

Canale: Trend-online

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