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giovedì 17 novembre 2016

L’anello debole che alza la voce


Wall Street prende tempo e per ora non attacca il record assoluto dell’indice azionario SP500. Ieri questo indice ha passato tutta la seduta in negativo, anche se il movimento è stato veramente minimo. Un po’ peggio si sono comportati i mercati europei, che hanno registrato perdite più significative, sebbene non drammatiche.
Continua il rientro degli eccessi settoriali.
Quelli che erano saliti di più sulle attese dei miracoli di Trump, segnano il passo, mentre le utility rimbalzano dopo giorni di sofferenza.
Sul mercato italiano continua il momento no dei bancari, ancora pesantemente venduti in seguito al tono sorprendentemente minaccioso usato dal CDA di MPS nel documento ufficiale di lancio dell’OPA sulle obbligazioni subordinate.

Una minaccia di bail-in che ha spaventato tutto il settore e spinto investitori ad uscire per monetizzare il rimbalzo acquisito nel mese di ottobre.
Ne ha subito le ovvie conseguenze l’indice Ftse-Mib, che per la quinta volta consecutiva ha chiuso la seduta su valori inferiori a quelli segnati in apertura.
Il supporto di 16.200, testato più volte in settembre ed ottobre e già due volte in novembre, si è di nuovo avvicinato e potrebbe essere interessato da un calo di circa il 2%.
La debolezza del nostro paese si fa sempre più evidente con l’avvicinarsi della spada di Damocle del Referendum, a cui Renzi continua a legare il suo destino.

Per recuperare il terreno in questi giorni sta giocando tutte le carte, anche quelle più pericolose. Non solo le promesse di regali qua e là. Ieri per convincere i siciliani a votare sì ha regalato la decontribuzione totale per l’assunzione dei giovani al sud. Per strappare voti al fronte populista sta attaccando da giorni la Commissione Europea, bloccando l’approvazione del bilancio europeo e insistendo con lo sforamento del rapporto deficit/PIL oltre i limiti del patto di stabilità.

La Commissione ieri ha rinviato a dopo il referendum la decisione sulla manovra italiana, ma ha fatto trapelare la sua insoddisfazione per un leader che in questi anni non ha risanato i conti italiani (il debito continua a salire e lo farà anche nel 2017) e non ha ridotto il gap di crescita e produttività tra il nostro paese e la media europea.
Il periodo estremamente favorevole che gli ultimi due anni ci hanno regalato, grazie all’euro debole, alla riduzione del prezzo del petrolio e soprattutto all’abbassamento a livelli infimi dei tassi da parte della BCE di Draghi, che ha consentito ingenti risparmi sugli interessi pagati, è stato sostanzialmente sprecato, in modo non diverso dai suoi predecessori.

La Commissione europea, anche se non può dirlo, è preoccupata, come i mercati finanziari, che stanno riportando in alto lo spread BTP/Bund, del possibile cambio di rotta nella politica monetaria della BCE, che non potrà tardare in eterno, dato che i tedeschi premono sempre più su Draghi e, con la vittoria di Trump e le prospettive di aumento dell’inflazione, hanno nuove buone ragioni per chiedere di fermare il QE.
Se i tassi dovessero risalire, continuando un processo che i mercati stanno già anticipando da un paio di mesi, che ne sarebbe del debito italiano?
L’Italia è sempre stata un vaso di coccio, sebbene gli aiuti di Draghi abbiano permesso per anni di mascherare la sua natura, grazie alla repressione finanziaria dei tassi a zero.

Un paese che in Eurozona (se escludiamo la Grecia) ha il peggior rapporto debito/PIL, la peggior crescita economica e la peggior produttività resta esposta a tornare sulla graticola dello spread, come e forse peggio che nel 2011, se i tassi dovessero ripartire al rialzo in modo significativo e duraturo. 
In queste condizioni il suo premier non potrebbe permettersi di fare i capricci.
Ma Renzi tira dritto. Deve vincere il Referendum. Se litigare con l’Europa e prendere in giro i suoi burocrati fa prendere voti, ben venga. Se dovesse farcela pensa di poter andare in Europa il 5 dicembre a dettare la linea. 
Se perderà, muoia Sansone con tutti i Filistei.

E’ un gioco d’azzardo. Ma dopo Trump è di moda.
Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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