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lunedì 28 novembre 2016

La scommessa trumpista di Wall Street

Claudia Cervi Ftaonline.com

lunedì 28 novembre 2016

L’Election day ha reso Donald Trump l’uomo più potente del pianeta sorprendendo molti, se non tutti, soprattutto i fondi (Hedge Funds e non) che durante la notte tra l'8 e il 9 novembre si sono improvvisamente resi conto di essere (perlomeno parzialmente) sul versante sbagliato del mercato.

All'apertura di Wall Street del giorno successivo ai risultati elettorali è stato possibile assistere ad uno dei tentativi più massicci di riposizionamento di liquidità che la storia finanziaria americana ricordi.

Sulla base delle molte (forse troppe) affermazioni fatte da Trump nel corso della sua campagna elettorale, vediamo quali possono essere le ricadute che la sua elezione avrà sugli aspetti economici.

Intanto i mercati, nel loro insieme e nell'immediato, hanno accolto l'elezione di Trump con un inaspettato entusiasmo, confutando le attese della maggior parte dei commentatori che al contrario si aspettavano una reazione di sfiducia da parte di Wall Street. A trarre subito vantaggio del nuovo quadro politico i settori legati in qualche modo alla ripresa dell'economia interna e in modo particolare ai grandi lavori destinati alle infrastrutture, alla conseguente politica fiscale espansiva, alla deregolamentazione nell'economia e al notevole taglio delle imposte promesso ai contribuenti. Il risk on è tornato a dominare il settore farmaceutico e in modo particolare quello biotecnologico, quello del consumo discrezionale (Cyclicals), ma soprattutto il settore industriale, dei materiali di base, quello finanziario ed assicurativo, quello energetico.

L'atteggiamento risk on è confermato dalla grande prestazione dell’indice DJ Financial, cresciuto di oltre 8 punti percentuali nelle ultime due settimane. L’indice ha quindi abbandonato la fase di relativa stabilità dei mesi estivi rilanciando l’uptrend in atto dai bottom del lontano 2009 in direzione di target in prima battuta a 500 punti, poi a 520 punti, sui livelli pre-crisi di dicembre 2007. Difficilmente tuttavia i prezzi riusciranno a rompere al primo colpo anche queste resistenze, per via dell’ipercomprato in cui sono già sconfinati i principali oscillatori grafici. Nella direzione opposta i supporti da tenere monitorati restano a 450 circa, base da cui è partito l’allungo delle ultime settimane e punto di passaggio della media mobile a 200 giorni.



Si estende anche il rally del settore industriale, ben iscritto in un canale crescente che sale dai bottom del 2009: già nel corso dell’estate, l’indice DJ Industrial aveva superato i precedenti record del 2015 a 540 punti circa.
Da un punto di vista grafico tuttavia i margini per ulteriori rialzi sono limitati e vedono obiettivi posizionati tra 600 e 610 punti. Segnali di rallentamento giungerebbero invece nel caso di ripiegamenti sotto i top estivi a 560 punti.



Deciso anche il recupero del comparto dei materiali di base, rappresentato dall’indice DJ Basic Material che subito dopo le elezioni ha tagliato al rialzo la trend line che scende dai massimi del 2014, a 320 punti circa, riuscendo poi ad accelerare in direzione di livelli toccati nel giugno del 2015 a340 punti circa, prima resistenza corrispondente al lato superiore del canale tracciato dai minimi di giugno.
Fintanto che le quotazioni si manterranno sopra area 320/330 sarà tuttavia lecito continuare a guardare verso l’alto in direzione di obiettivi a 350 punti e 357 punti, record di due anni fa. Flessioni fino in area 310 non pregiudicherebbero quanto di buono fatto vedere di recente. Sotto questo livello, punto di passaggio della media mobile a 200 giorni e della base del citato canale, invece rischio di flessioni fino ai 290 punti almeno.



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