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mercoledì 23 novembre 2016

La mappa delle scommesse vincenti per il 2017 secondo Goldman


Le prospettive di crescita globale del Pil potrebbero oscillare tra un +3% per il 2016 e un +3,5% per il 2017, un dato che, sebbene migliore di quanto gli antefatti avevano suggerito, non esclude gli impatti di una moneta Usa forte sull'economia mondiale e in particolare sugli emergenti.

La view di Goldman Sachs

A decreterlo sono gli esperti di Goldman Sachs che illustrano i punti forti per chi investirà nel 2017.
Guardando ai singoli casi, infatti, Pechino potrebbe distaccare tutti con un risultato pari al 6,7% di crescita per il 2016 e del 6,5% per il 2017, in contrapposizione agli Usa che si fermeranno all'1,6% per quest'annno accelerando al 2,4% solo per il prossimo.

Tokyo, invece, vanterà un +1,6% per il 2016 e un calo all'1,4% nel 2017 mentre Londra, pagherà lo scotto della Brexit nel 2017 con un prodotto interno lordo all'1,4% in calo rispetto a quello che dovrebbe registrarsi quest'anno al 2,1%.
Secondo le previsioni della banca d'affari le manovre della Fed vireranno verso una serie di rialzi dei tassi dato ormai per certo alla prossima riunione prevista per il 14 dicembre mentre, a differenza di quanto si possa credere, la Bce dovrebbe far restare le cose come sono e lasciare aperta la strada del Quantitative Easing nel Vecchio Continente.

Si verificherà, quindi, una biforcazione che vedrà il rafforzamento del costo del dollaro da un alto e l'allentamento delle pressioni da parte di Europa e Giappone a sua volta impegnato in una operazione di accomodamento monetario senza limiti e senza precedenti. Partendo da questa supposizione, Goldman Sachs consiglia perciò di comprare dollari e vendere euro anche in vista di una biforcazione dei destini tra Usa e Ue che vedranno da una parte, Washington alle prese con una politica di stimoli fiscali e di misure protezioniste più o meno esacerbate e appoggiate dal Congresso ampiamente in mano ai repubblicani, dall'altra l'Europa alle prese, invece, con l'incertezza di una serie di elezioni e di consultazioni referendarie, prima fra tutte quella del 4 dicembre in Italia.

Dollaro Vs Yuan, Euro e sterlina

Senza contare il cambio dei vertici in Francia e Germania oltre alla via crucis che la Spagna ha dovuto affrontare prima di avere un governo di larghe intese e la cui solidità è ben lungi dall'essere rassicurante.
Appunto per questo, la forza del dollaro potrà essere utile non solo contro la moneta unica e la sterlina (in quest'ultimo caso l'onda d'urto della Brexit potrebbe arrivare ad abbattersi sull'economia e la valuta inglesi per molto tempo) ma anche su un paniere più ampio di valute che comprende anche il renmimbi, la valuta cinese che, invece, si troverebbe al centro di una svalutazione, peraltro meno forte di quanto accaduto all'inizio di quest'anno, ma pur sempre evidente.

Sullo sfondo una Fed che, contro un rafforzamento parallelo del biglietto verde, potrebbe arrivare a poggiare il piede sul freno invece sull'acceleratore, anche se, date le forze contrastanti provenienti da economia e misure fiscali, questo scenario perde credibilità secondo gli esperti di Goldman Sachs.
Sempre in ambito Usa, la scommessa vincente restano u titoli di Stato a stelle e strisce e nello specifico quelli indicizzati all'inflazione la quale, sempre grazie alle politiche fiscali espansive di stampo “trumpiano” potrebbe registrare finalmente un ritorno al rialzo.

Emergenti alla riscossa...

ma non tutti

C'è poi la questione dei mercati emergenti: se con l'entrata in scena di Donald Trump e della sua politica protezionista, si crea il pericolo di una tempesta proprio su questi mercati, è innegabile che il rafforzamento dei fondamentali di alcuni di loro, passando dai tassi di inflazione in miglioramento, potrebbero permettere una scelta vantaggiosa.
Sempre secondo la view di Goldman Sachs, quindi, la strategie internazionale dovrebbe orientarsi verso real brasiliano, rupia indiana, rublo russo e raid sudafricano. Il motivo? Minore esposizione verso il mercato Usa e, quindi, minori possibilità di subirne le misure protezioniste, a differenza di Corea del Sud e Singapore le cui valute, invece, sarebbero da vendere anche a causa di un indebolimento della moneta cinese. 
Fonte: News Trend Online

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