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martedì 15 novembre 2016

In bilico gli accordi di libero scambio

La vittoria dei Repubblicani non ha rappresentato solo la conquista della presidenza, ma anche il rafforzamento delle loro posizioni sia in Senato che alla Camera. Uno dei fattori più importanti, infatti, è che Trump è ora in grado di muovere gli equilibri della Corte Suprema verso i conservatori.
I Repubblicani sono ora infatti in grado di implementare il proprio mandato e ci sono buone probabilità di assistere a importanti cambiamenti sul piano sociale, della politica estera e della politica economica.
Le trattative in tema di commercio internazionale avranno un ruolo centrale viste le alte probabilità che Trump possa portare avanti con successo la propria retorica protezionistica. Il NAFTA potrebbe essere stralciato, una manovra le cui implicazioni sarebbero avvertite oltre i confini a Nord e Sud poiché sia il Canada sia il Messico sono fortemente dipendenti dalle esportazioni verso gli Stati Uniti. Nuovi accordi con Taiwan e la Corea del Sud vedranno probabilmente entrambe le parti accettare termini meno favorevoli ma, dalla nostra prospettiva, la buona notizia è che sarebbe propenso a stipulare un accordo di libero scambio con il Regno Unito. Inoltre, le relazioni con la Cina rappresentano un’area di incertezza che dovrà essere monitorata da vicino.
Anche in tema di politica monetaria le aspettative sono diventate più incerte. Prima delle elezioni i mercati scontavano una probabilità di rialzo dei tassi da parte della Fed nella riunione di Dicembre dell’80%. Oggi, questa probabilità è diminuita. Noi pensiamo che il Fomc metterà infine a segno un rialzo durante la prossima riunione, seguito da altri aumenti nel corso del 2017. Trump ha apertamente messo in discussione il ruolo di Janet Yellen, ma personalmente mi aspetto che sia lei ad abbandonare il suo ruolo. Il neo-presidente nominerà il successore di Janet Yellen e occuperà le posizioni libere lasciando la propria impronta sulla Federal Reserve per gli anni a venire.

Al contrario, l’espansione fiscale è saldamente al centro dell’agenda politica. La linea di tagli alle tasse e l’impegno per una maggiore spesa nelle infrastrutture non dovrebbero trovare ostacoli considerata la forza delle posizioni repubblicane. Nel giro dei prossimi due anni, queste iniziative hanno lo scopo di fornire significativi stimoli all’economia.
La crescita economica statunitense ha sorpreso gli osservatori in maniera positiva di recente e gli indicatori economici sembrano suggerire che l’inflazione stia lentamente riprendendo quota. A fronte di un contesto caratterizzato da una bassa disoccupazione, è lecito ipotizzare che qualsiasi stimolo fiscale si tradurrà in un ulteriore aumento dei salari, già in crescita.

A cura di Steven Bell, Capo economista di BMO Global Asset Management


Fonte: www.finanzaoperativa.com
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