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giovedì 17 novembre 2016

Il referendum si avvicina e la paura sale. I possibili scenari

Non si ferma la discesa di Piazza Affari che continua a perdere terreno e vive oggi la quarta seduta consecutiva con il segno meno. Il mercato italiano anche oggi si conferma il più debole nel Vecchio Continente, con il Ftse Mib in rosso di mezzo punto poco sotto area 16.500 punti.

Bancari ancora sotto pressione a Piazza Affari

A frenare Piazza Affari è la negativa intonazione del settore bancario che continua ad essere bersagliato dalle vendite.
Oggi Banco Popolare lascia sul parterre oltre il 4%, seguito da Banca Popolare dell'Emilia Romagna che arretra del 3,9%, mentre Banca Popolare di Milano e Unicredit scendono di oltre il 3,5%. Seguono a poca distanza Intesa Sanpaolo e Ubi Banca con un rosso del 2,93% e del 2,68%, ma la situazione non è tanto migliore per Mediobanca e Banca Monte Paschi che accusano una flessione del 2,37% e dell'1,95%. 

Europa rivista come fonte di rischio politico?

Piazza Affari paga pegno alle incertezze politiche in vista del referendum costituzionale in agenda tra meno di 20 giorni e precisamente il 4 dicembre prossimo.

Per l'Europa questo è solo il primo di una serie di appuntamenti politici, tanto che gli analisti di Goldman Sachs affermano che il Vecchio Continente potrebbe essere rivista come fonte di rischio politico con le elezioni in Francia nel 2017 in cima alla lista delle preoccupazioni.
Anche i colleghi di JP Morgan parlano di alcuni timori su un eventuale cambiamento politico in Europa, citando il referendum costituzionale del 4 dicembre in Italia e le elezioni del 2017 in Francia e in Germania.


La banca americana ha rivisto le sue previsioni sulla consultazione referendaria di inizio dicembre, assegnando una probabilità del 30% ad una vittoria del sì, del 50% ad una lieve prevalenza del no e del 20% ad una schiacciante vittoria dei contrari alle riforme proposte dal Governo Renzi, ritenendo in ogni caso che non si dovrebbe approdare ad elezioni anticipate.

Morgan Stanley vede vittoria del no, ma non elezioni anticipate

Anche Morgan Stanley crede poco ad una vittoria del sì, tanto da ritenere che ci sia solo una probabilità del 35% che la riforma costituzionale sia approvata.

Anche gli analisti di questa banca d'affari però non vedono elezioni anticipate in Italia, parlando piuttosto della possibilità di un Governo in transizione in caso di vittoria del no.
L'idea di Morgan Stanley è che nel caso in cui dovesse aumentare l'incertezza politica, ulteriori riforme saranno realizzate molto lentamente, inclusa quella del sistema bancario.
Secondo gli analisti l'economia resterà strutturalmente debole e il rischio politico elevato, ma l'idea di fondo è che i partiti di protesta non riusciranno a salire al potere.

Deutsche Bank: tre possibili scenari post referendum

Gli analisti di Deutsche Bank tratteggiano tre possibili scenari post referendum e in quello più favorevole di una vittoria del sì, la banca tedesca si aspetta una contrazione dell'incertezza macro.

A livello borsistico ci sarà una sovraperformanre dell'azionario europeo, con un rialzo del 3% per lo Stoxx 600 e del 7% per il Ftse Mib entro il 2018. 
Lo scenario peggiore, al quale però gli analisti attribuiscono il 12% di probabilità, contempla una vittoria del no e un referendum sulla permanenza dell'Italia nell'Eurozona.
In tal caso Deutsche Bank vede una potenziale flessione del 20% per lo Stoxx 500 e del 50% per il Ftse Mib.
Infine, lo scenario base è quello che vedrebbe lo Stoxx 600 e il Ftse Mib colpiti da un sell-off iniziale dopo la vittoria del no al referendum, con una successiva fase di stabilizzazione una volta divenuto chiaro che non ci sarà un referendum sulla permanenza del nostro Paese nell'area euro.
Fonte: News Trend Online

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