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martedì 15 novembre 2016

Il governo inglese non ha idea di come fare la Brexit! E adesso?


Sulla Brexit sono stati versati i proverbiali fiumi di inchiostro per illustrare i pericoli e i danni che si abbatteranno sull'economia.

Una nazione divisa

L'esito del referendum ha spaccato in due il paese e con una divisione che, purtroppo, non è nemmeno tanto manichea da permettere di individuare bene i confini dei due schieramenti.
Infatti da una parte c'è l'agglomerato di Londra e sobborghi aiutato, paradossalmente nella scelta del voto, dalla Scozia, da sempre anelante all'indipendenza ma che, invece, già due anni fa decise di restare all'interno del Regno Unito solo ed esclusivamente perchè, così facendo, sarebbe rimasto anche all'interno del libero mercato.

Purtroppo, però, come il primo ministro scozzese Nicole Sturgeon ha fatto notare, con l'arrivo del referendum e dell'uscita dall'Ue, che le condizioni per la permanenza della Scozia ormai non ci sono più.

Il risultato?

Possibile, nuovo referendum per l'indipendenza scozzese in arrivo.
Dall’altra parte, invece, il resto della nazione, una nazione che, a differenza della capitale, nel mercato unico non ci vuole stare volendo ritornare ai tempi di un isolazionismo che, data la struttura economica nella nazione e il carattere globalizzato della finanza internazionale, non può più essere applicato.

A meno di numerose rinegoziazioni che però, a loro volta, costano tempo e denaro per entrambi i fronti. Ma adesso il problema potrebbe aggravarsi ulteriormente. E’ notizia di oggi, infatti, che il governo di Theresa May, nuovo Premier britannico dopo le dimissioni di David Cameron, pare non abbia la minima idea di come si possa riuscire a dare il via al nuovo piano di uscita dall’Europa
, un fattore reso ancora più irritante dal comportamento stesso del Premier, tendenzialmente dispotico e incurante dei dettagli tecnici, che costringe spesso i funzionari a rallentare il lavoro per riuscire a rimediare alle vere e proprie sviste della May.
A svelare il retroscena piuttosto imbarazzante è il Times che rivela anche che l'esecutivo abbia sul tavolo oltre 500 progetti.

Marzo 2017

Non solo, ma per riuscire ad esaminarli e quindi a disegnare una road map per poter rispettare la data, ormai sempre più prossima, del marzo 2017, deadline scelta dalla May per avviare i colloqui, sarà necessario assumere oltre 30 mila addetti oltre quelli già predisposti.

Ma la suddetta deadline a questo punto appare quanto mai difficilmente rispettabile visto che lo stesso Times conferma come per creare una lista delle priorità sarà necessario un tempo non inferiore ai sei mesi. Infatti il riesame comprende un cammino congiunto Europa Gran Bretagna, di oltre 40 anni.
Non solo, ma come se ciò non bastasse, sempre il Times svela che il problema più grande arriva dalla divisione all'interno dello stesso fronte separatista: da un lato il ministro degli esteri Boris Johnson, quello per la trattativa con Bruxelles David Davis e quello per il commercio estero Liam Fox che si stanno attivando per dare il via ad un'uscita in toto dall'Europa ("hard Brexit") mentre il Ministro del Tesoro Philip Hammond e quello del business Greg Clark, vorrebbero riuscire a strappare alla riluttante Europa la possibilità di permettere alla Gran Bretagna di restare nel libero scambio di mercato.
E intanto marzo si avvicina.
Fonte: News Trend Online

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