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mercoledì 16 novembre 2016

Il commercio internazionale in crisi: -3 mila miliardi in 2 anni


I numeri confermano quello che in realtà è un trend presente da tempo sull'orizzonte del commercio internazionale: per il 2016 il saldo sarà solo del 2,1% in territorio positivo, un dato che potrebbe accelerare solo nel 2017, di un punto percentuale arrivando perciò a 3,1%.

Le analisi

A decretarlo è Euler Hermes, società del gruppo Allianz. Il risultato è frutto di una serie di strascichi derivanti dalle quotazioni in ribasso delle materie prime, quotazioni che hanno impattato direttamente sui conti di molte nazioni emergenti, ma a dare manforte al trend anemico è anche la svalutazione competitiva che per anni ha caratterizzato la politica della maggior parte delle banche centrali.

Come se ciò non bastasse, a diminuire 
i volumi di scambio ci si sono messe le politiche protezioniste che nel prossimo futuro potrebbero anche essere incrementate. Infatti tempo fa la Commissione Europea nell'analisi contenuta nel rapporto di previsione comunitario indicava le ragioni sociali e politiche (o per meglio dire le risposte politiche al malcontento sociale) come concausa sempre più determinante alla base della diffusa crescita modesta, in particolare di quella del Vecchio Continente.

Tornando al crollo del commercio internazionale, 
numeri alla mano negli ultimi due anni si parla di una perdita pari a 3.129 miliardi di dollari Usa, un andamento che, all'orizzonte, non vede spinte che possano cambiare il vento visto che le attese sulla maggior parte dei paesi è quella di un generale rallentamento delle importazioni.

L'allarme della Commissione Europea

Non è da adesso che si evidenzia il problema Alessandra Lanza, responsabile della Practice strategie industriali e territoriali Prometeia, fa notare come un altro fattore zavorrante, oltre alla diffusione sempre più ampia dell'e-commerce, sia la concentrazione del commercio in aree specifiche; stando alle cifre del rapporto Ice - Prometeia “nel 2016 gli scambi di manufatti sono cresciuti su base annua dell’1,7 per cento, un dato ritenuto basso rispetto alle cifre alle quali eravamo abituati all’inizio degli anni 2000, quando questi dati superavano di lunga quelli del Pil”.

A confermare definitivamente e in maniera ufficiale le preoccupazioni sul settore, sono legià citate analisi della Commissione Europea che guarda proprio alle crescenti misure protezionistiche e alle incertezze sul fronte politico, per individuare i fattori di maggiore incertezza per quella che è ormai da tutti considerata una crescita futura modesta; per il Vecchio Continente si parla di un 2017 che non andrà oltre l'1,5% e di un 2018 fermo all'1,7% mentre per quella globale si va da un 3,2% quest’anno, a un 3,7% nel 2017 per poi scendere nuovamente a 3,8% nel 2018 .

Secondo la Commissione, infatti, gli elementi che avrebbero potuto fare da trampolino per la ripresa e cioè un petrolio a basso prezzo, un euro debole e politiche Bce accomodanti, sono sulla strada del tramonto ed è proprio in questo quadro di sfiducia che si va ad insinuare la realtà di un commercio internazionale in rallentamento
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Fonte: News Trend Online

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