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mercoledì 16 novembre 2016

Ieri sul Mot giornata dei morti redivivi


Toh, chi si rivede! Il cambiamento strutturale del credito in questi giorni sta riportando a galla obbligazioni che sembravano in via di “estinzione”, in un modo o nell’altro. E’ quanto accaduto ieri sul Mot, in una giornata anomala rispetto al trend delle ultime settimane.

Rbs Steepener ritrova compratori

E’ stata protagonista fra gli emittenti in passato.
Rbs (Royal Bank of Scotland) sembrava ormai dimenticata, anche perché alcuni suoi bond sono stati rimborsati. Ma ieri volumi in forte crescita e incremento della quotazione di un +2,6% hanno riportato in auge il titolo Rbs Gn20 Royal 8% Steepener in euro (Isin NL0009483833), la cui struttura prevede come cedola il pagamento di tre volte il differenziale tra tasso Eur Swap Rate a 10 anni e tasso Eur Swap Rate a 2 anni, con minimo garantito pari al 3% lordo.

Il 10 anni sta crescendo, a seguito dei movimenti sui tassi, e il rialzo sopra lo 0,70% fa presagire uno spostamento della curva. Pertanto il 3% di cedola minima dello Steepener, la cui percentuale dell’8% indica quello che era il tasso fisso nel biennio iniziale, potrebbe presto essere superato e il mercato si muove in tale direzione riacquistando appunto una tipologia di bond che piaceva in tempi lontani.
Da notare tuttavia che la quotazione si aggira sui 108 euro e puntare ora su uno Steepener significa scommettere su movimenti significativi per l’Eur Swap a 10 anni.

I Bei in Mxn recuperano il segno più  

Dopo un periodo particolarmente negativo, a seguito della debolezza del peso messicano, dovuta all’elezione di Trump negli Usa, i titoli in tale divisa avevano subito un forte calo.

Martedì invece si è rivisto finalmente il segno più per il Bei tasso fisso 4% scadenza 2020 (Isin XS1190713054) e per il Bei tasso fisso 4,75% scadenza 2021 (Isin XS1342860167): nel primo caso si è trattato di un +0,23% e nel secondo di un +0,66%. La divisa messicana ha infatti ripreso quota sull’euro, passando dai 22,5 dell’11 novembre ai 21,8 di ieri. 

Il Cdp 2022 riottiene un po’ di fiducia

Sembrava ormai un morituro il bond Cassa Depositi e Prestiti 2022 (Isin IT0005090995), che paga fino al 20/3/2017 l’1,75% fisso, per poi trasformarsi in tasso variabile indicizzato Euribor 3 mesi + 0,50%, dopo la fase depressiva iniziata a metà agosto e che l’ha visto scendere da 100,83 a 98,37 dei giorni scorsi, con un trend continuamente ribassista.

C’era chi prevedeva un crollo fino a 95 euro, a seguito di un Euribor in profondo rosso, passato da -0,162% di gennaio a -0,313% di inizio novembre. La discesa comprometteva il rendimento del Cdp, con l’impatto inevitabile sulla sua quotazione. Ieri un primo timido risveglio (+0,14% - quotazione a 98,51).
Se fosse l’avvio di un’inversione rialzista ciò vorrebbe dire che i mercati prevedono la fine della prostrazione dell’Euribor. 

Il Btp cinquantennale scopre i “buyers”

Un vero botto quello registrato dal Btp 2,8% scadenza 2067 (Isin IT0005217390), che ha segnato un +4,7% in una sola seduta, chiudendo a 87,75 euro e interrompendo la serie nera avviatasi di fatto con il suo collocamento sul mercato a inizio ottobre.

Ormai circolavano previsioni molto negative per un titolo caratterizzato dalla “duration” esponenziale di 27. Il rendimento lordo è così salito al 3,48%, ma soprattutto si sta delineando una prima curva con punti di riferimento abbastanza chiari per chi fa trading. In termini di volumi il 2067 si confronta con i classici Btp 2,7% marzo 2047, a sua volta salito di un 3,8% a 93,9 euro, e Btp 3,25% settembre 2046, rimbalzato del 3,4% a 104,6 euro. 
Fonte: News Trend Online

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