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lunedì 7 novembre 2016

Hillary e le sue arpie

di David Stockman


Questa storia sta diventando piuttosto inquietante. Il Partito della Guerra di Washington sembra non voler lasciare nulla d'intentato quando si tratta di provocare la Russia e numerose altre nazioni.

Il recente crollo della cooperazione in Siria — sulla base della falsa premessa che Assad e i suoi alleati russi stavano conducendo un genocidio ad Aleppo — è solo l'ultimo esempio.

Ecco che ora arriva il generale Mark Milley a fare del suo meglio per imitare Curtis LeMay in quello che è stato un discorso grondante bellicosità. Nonostante l'America non abbia nemici in nazioni avanzate industrialmente che possano anche lontanamente sfidare la sua potenza economica, la sua superiorità tecnologica e la sua potenza militare, il generale Milley ha scaricato una raffica di spacconate presso la riunione annuale dell'Esercito degli Stati Uniti a Washington DC:

"La posizione strategica della nostra nazione, gli Stati Uniti, è messa in discussione in modi che non vedevamo da molti, molti decenni," ha detto il Capo di Stato Maggiore Mark Milley. "Voglio essere chiaro nei confronti di coloro che vogliono farci del male... gli Stati Uniti — nonostante tutte le nostre sfide, nonostante le nostre operazioni, nonostante tutto quello che abbiamo fatto — vi fermeranno e vi daranno una batosta che ricorderete per molto tempo. Non la farete franca."

Spacconate e nient'altro. Non siamo "sfidati" da nessuno. Al contrario, la Città Imperiale di Washington sta fomentando tensioni e scontri in tutto il mondo — dal Mar Cinese del Sud alla Siria, Iraq, Yemen, Libia, Mar Nero, Paesi Baltici e Ucraina — che non hanno alcuna incidenza sulla sicurezza dei cittadini di Spokane WA, Topeka KS e Springfield MA.

Infatti il vero pericolo per la pace e la libertà in patria non sta nelle macchinazioni dei capitali stranieri, ma nel pensiero di gruppo arrogante e spocchioso che ha invaso gli abitanti della Città Imperiale.

Tale pensiero è ancora una volta messo in bella mostra dalle farneticazioni sull'assedio di Aleppo, esternate dal Partito della Guerra a Washington e dei suoi barboncini addestrati nei media mainstream — più in particolare presso il New York Times.

Ci viene detto che l'Air Force russa e l'esercito di Assad stanno prendendo di mira le scuole, gli ospedali e i circa 200,000 civili ad Aleppo, con bombardamenti indiscriminati e stragi senza fine. Si tratta di una nuova Bengasi — un genocidio incipiente che Washington deve fermare in nome della R2P (responsabilità di proteggere).

No, invece!

Quello che sta accadendo ad Aleppo è una guerra civile settaria e un campo di battaglia per le manovre politiche regionali di Turchia, Arabia Saudita e Iran. Non sono affari dell'America e non lo sono mai stati sin dalla cosiddetta rivolta araba in Siria nel 2011.

Infatti la Siria è uno stato fallito, senza legge, bombardato, economicamente decimato a causa di un intervento pesante di Washington per volere delle sanguinose sorelle gemelle del Partito della Guerra. Cioè, i neocon e i liberal interventisti intorno a Hillary Clinton, tra cui l'ambasciatore delle Nazioni Unite, Samantha Powers, e il capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale, Susan Rice.

Facciamo i nomi per un motivo. Una nazione di 22 milioni nel 2011, che era stata ragionevolmente stabile durante i tempi moderni sotto il regime autoritario ma laico della famiglia Assad, non dà improvvisamente luogo ad uno tsunami umano di 5 milioni di rifugiati che si riversano in tutto il Mediterraneo e l'Europa e alla riduzione in cenere di ognuna delle sue antiche città.

Al contrario, tutto questo caos è stato istigato dal Partito della Guerra e dagli egemonisti a Washington. Miliardi di dollari in aiuti, armi, munizioni, addestramento e logistica sono affluiti in Siria da tutte le direzioni. E tutto questo era finanziato dai contribuenti americani, o da potenze regionali che sono state armate e addestrate da Washington.

Il fatto è che il regime di Assad in Siria era dello stesso stampo di quello di Saddam Hussein in Iraq. Entrambi scaturiti da colpi di stato militari nel periodo post-bellico e corroborati da una nazionalismo arabo laico. L'obiettivo era di stimolare il progresso economico e una rinascita della cultura araba sotto la guida di uno stato forte e di un settore pubblico prodigioso, che in pratica significava corruzione economica e repressione della polizia contro il dissenso.

Eppure erano l'antitesi del jihadismo e del fanatismo religioso rappresentato dal wahabismo esportato dall'Arabia Saudita, dalle varie diramazioni di al-Qaeda e ora dal califfato assassino stabilitosi nelle terre sunnite dell'Iraq occidentale e nella Valle dell'Eufrate in Siria.

Il regime di Assad in Siria, infatti, era il guardiano del pluralismo religioso. La famiglia Assad nasceva dal ramo alawita nella minoranza sciita, concentrata nelle province costiere a nord-ovest. La sua ascesa al potere ha interrotto un predominio a maggioranza sunnita ed è stata quindi accolta a braccia aperte dalle altre minoranze, tra cui i cristiani, i drusi, gli ebrei, i curdi ed innumerevoli altre.

Non si può negare che il regime di Assad è stato duro, ma non è stato né più né meno brutale rispetto a quelli precedenti.

Naturalmente l'Arabia Saudita è la peggiore di tutti. Si può essere decapitati sul posto per apostasia, infedeltà, possesso di droga o per aver insultato il re. L'anno scorso sono cadute quasi 200 teste — sebbene il Partito della Guerra sostenga che Riyadh rappresenta un alleato indispensabile nella lotta contro lo Stato Islamico.

Così quando nel 2011 è scoppiata la rivolta in Siria, non vi era alcun motivo affinché Washington vi prendesse parte — come non ce n'era alcuno quando ha invaso la Libia. Ma in entrambi i casi la falsa propaganda sui presunti massacri imminenti di civili da parte dei regimi al potere, è stata abilmente trasmessa ai media mainstream — soprattutto la CNN — dai vari think tank del Partito della Guerra e delle agenzie ufficiali.

Da qui al cambio di regime il passo è stato breve. Grazie alle arpie di guerra di Hillary, la campagna statunitense di bombardamenti ha portato alla macellazione di Gheddafi e alla discesa della Libia nel caos, sferzata ormai da signori della guerra e assassini jihadisti.

E questo ci riporta alla Siria e ad Aleppo. Quali che siano i meriti delle proteste pacifiche contro il governo di Assad nella primavera del 2011, il movimento è diventato violento ed è sceso in guerra solo a causa del flusso di combattenti, armi e agitatori proveniente dall'esterno della Siria.

Il primo di questi era il cosiddetto Free Syrian Army (FSA), una mera creazione della Turchia e dei sostenitori a Washington di un cambiamento di regime che volevano spodestare Assad. Erdogan voleva eliminare Assad perché quest'ultimo non era disposto a sopprimere la vasta popolazione curda al confine con la Turchia, mentre la motivazione di Washington non era meno spiacevole.

La sua lagnanza contro Assad non aveva niente a che fare con considerazioni umanitarie, si trattava invece di una fatwa di Washington contro l'Iran. Quest'ultimo è stato alleato con il governo di Assad sulla base di politiche riguardanti le divisioni religiose sciite/sunnite, ma quando entra in gioco l'atto imperiale di Washington, lo stato sovrano della Siria non aveva il diritto di una politica estera e di alleanze di propria scelta.

Di conseguenza la Turchia ha fornito rifugio al FSA all'interno dei suoi confini, ha permesso ai combattenti di muoversi liberamente nei campi di addestramento che avrebbero insediato, e ha fornito il transito sicuro ai soldati e ai rifornimenti attraverso i suoi confini in Siria. Infatti, dopo la caduta del regime libico, la CIA ha messo le mani sugli arsenali di Gheddafi e ha spedito le armi verso la Turchia attraverso quello che è stato chiamato il "ratline". Questo è quello che stava accadendo a Bengasi quando l'ambasciatore Stevens è stato ucciso.

Inutile dire che il regime di Assad ha reagito brutalmente a questo attacco militare, e quindi ha generato la "crisi umanitaria", il risultato inesorabile della guerra civile combattuta con armi moderne nelle aree urbane densamente popolate. Quindi, senza perdere un colpo, la fazione interventista liberal della Casa Bianca ha iniziato a suonare i tamburi di guerra sventolando la R2P.

Nel frattempo i cosiddetti "moderati" armati nel FSA, e supportati dalla Turchia, si sono alleati con la Fratellanza Musulmana.

Inoltre, altre fazioni cosiddette ribelli sono state reclutate, addestrate e armate dalla CIA nei campi d'addestramento con sede in Giordania. La maggior parte di questi combattenti, quando è arrivata al fronte di battaglia in Siria, ha venduto o abbandonato le proprie armi, scomparendo oltre il confine turco o arruolandosi nel Fronte Nusra e anche nell'ISIS.

La scorsa estate, infatti, i 55 combattenti reclutati e controllati in base ad un'autorizzazione da $500 milioni del Congresso, sono spariti in poche settimane. Il loro comandante e il suo vice sono stati catturati durante il loro primo giorno sul campo di battaglia, una decina sono stati uccisi e il resto ha disertato. Peggio ancora, dopo pochi giorni i combattenti jihadisti hanno registrato un video di propaganda in cui brandivano le loro nuove armi americane.

C'è da meravigliarsi se la Siria è diventata l'inferno sulla terra? O se ciò che resta di Aleppo orientale brulica di radicali jihadisti alleati con Nusra? O se hanno tentato di utilizzare i 200,000 civili rimanenti come scudi umani?

Il tutto è follia. Eppure proprio in questo momento Washington rischia uno scontro militare con la Russia a causa della rottura della tregua ad Aleppo, ed una rinnovata campagna per stabilire una "zona di non volo" nelle immediate vicinanze.

È questo che si vuole? L'Air Force degli Stati Uniti dovrebbe abbattere i bombardieri russi per proteggere i civili in una piccola parte di ciò che resta di Aleppo, i quali vengono utilizzati come scudi umani da affiliati dei Fratelli Musulmani e al-Qaeda?

Follia allo stato puro.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncellihttp://francescosimoncelli.blogspot.it/

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