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mercoledì 9 novembre 2016

Hillary Clinton, le cinque ragioni della disfatta

È successo di nuovo.
Ancora una volta, Hillary Clinton è stata fermata nella sua corsa verso la Casa Bianca.
Già nel 2008 ci aveva provato ma era stata battuta da Barack Obama nel corso delle primarie democratiche.
Stavolta la nomination era riuscita a ottenerla ma è stata sconfitta dal rivale repubblicano Donald Trump, contro tutti i pronostici.
Ecco, in sintesi, cosa è andato storto.

  • Hillary Clinton.

1. Il feeling coi cittadini: un candidato lontano dalla gente

Storicamente, la figura di Hillary non ha mai scaldato granché i cuori degli elettori.
Contrariamente al marito Bill, l’ex first lady è sempre apparsa molto fredda e algida, lontana dalla gente.
L'IMMAGINE DI POLITICA AFFARISTA. Dopo il disastro del 2008, ha cercato di correggere il tiro, concedendosi nei suoi comizi a strette di mano e selfie: non è bastato.
Anche perché Hillary non è mai riuscita a scrollarsi di dosso l’immagine di politica affarista, vicina a Wall Street e non degna della fiducia popolare.
Un punto su cui anche il suo avversario durante le primarie, Bernie Sanders, ha puntato molto.
Anche per questo non è assolutamente escluso che svariati dei suoi elettori possano all’ultimo momento aver deciso di vorare per Trump, turandosi il naso.

  • Il direttore del Fbi, James Comey.

2. Gli scandali: dalle critiche alla Fondazione al caso Bengasi

Hillary è da anni coinvolta in scandali politici ed economici.
Innanzitutto le critiche alla Fondazione Clinton, per i finanziamenti ricevuti da potenze estere durante il periodo in cui Hillary era segretario di Stato dal 2009 al 2013.
Poi è stata accusata di responsabilità nelle falle di sicurezza in relazione al caso Bengasi: quando, cioè, nel 2012 un attentato islamista uccise quattro cittadini americani in Libia, tra cui l’ambasciatore statunitense.
LE MAIL DELLA DISCORDIA. Infine, è arrivato il caso mailgate: da segretario di Stato, Hillary avrebbe scambiato mail rilevanti per la sicurezza nazionale con il suo account privato.
Sulla questione sono state aperte ben due inchieste da parte del Federal Bureau: entrambe conclusesi con un nulla di fatto. Ma la faccenda ha rafforzato l’immagine di candidata reticente, se non addirittura bugiarda.

  • Donald Trump.

3. Gli errori di valutazione: Hillary ha sottovalutato Trump

Hillary pensava che un candidato istrionico come Trump non avrebbe convinto il popolo americano: si è sbagliata.
L'ex first lady ha pagato l’errore di aver considerato la carica presidenziale come una sorta di diritto ereditario.
IL NODO DEL VOTO AFROAMERICANO. Un errore già commesso nel 2008.
Infine ha fatton affidamento, forse troppo, sull’elettorato afroamericano.
Ma la scarsa affluenza di questa fetta della popolazione ha pesato sul risultato finale.

  • Bill Clinton.

4. Una strategia errata: sulle orme del marito Bill

La Clinton ha puntato al centro, cercando di convincere i moderati (repubblicani e democratici) a votare per lei, isolando gli estremi.
L’idea era quella di replicare la strategia adottata vittoriosamente dal marito Bill nel 1992.
LO SCENARIO È CAMBIATO. Il punto è che lo scenario politico ed economico americano del 2016 è molto diverso e ha determinato un mutamento profondo all’interno dell’elettorato statunitense.
E quella strategia non ha più funzionato.

  • Un manifesto per Hillary Clinton.

5. Un programma anacronistico: tra liberismo e interventismo

Hillary ha portato avanti un programma tradizionale, fondato sul liberismo in economia e l’interventismo in politica estera.
Una ricetta che gran parte dell’elettorato statunitense ha giudicato obsoleta.
AREE MARTORIATE DALLA CRISI. In particolare, le aree maggiormente martoriate dalla crisi economica e del lavoro (si pensi solo all’Ohio) hanno mostrato di preferire il protezionismo proposto da Trump e la sua critica alla delocalizzazione dei posti di lavoro.  

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