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mercoledì 23 novembre 2016

High yield, si temeva un crollo. Invece rimbalzano


L’effetto Trump si rivela positivo non solo per l‘azionario, ma anche per l’obbligazionario high yield. Non si è visto nessun influsso – se non di brevissimo periodo – dal cambio di amministrazione negli Usa e soprattutto dall’annuncio di una politica monetaria più restrittiva.
Eppure i presupposti non erano favorevoli. Secondo il Wall Street Journal, nelle sedute pre e immediatamente post le elezioni, si sarebbe registrata una fuga dai fondi specializzati in high yield per 7,1 miliardi di dollari. Rientrati però sullo stesso mercato nell’arco di poco più di una settimana.

Gli Etf tengono bene

Inevitabile l’esito positivo anche per gli Etf quotati a Borsa Italiana.

Che hanno segnalato un po’ di volatilità, tornando però subito dopo sui massimi e – in alcuni casi – rompendoli anche al rialzo. Inevitabilmente sono stati favoriti dall’ottima performance del dollaro, valuta in cui sono espressi nella maggior parte dei casi.
L’iShares $ High Yield Corp (Isin IE00B4PY7Y77) in un mese ha perso il 2%, ma da inizio anno resta con un segno più del 9,5%. L’11 novembre quotava 91,38; ieri ha chiuso a 95,7. Il Powershares Us High Yield Fallen Angel (Isin IE00BD0Q9673), di recente introduzione sul mercato italiano, in un mese ha guadagnato lo 0,15% ed è tornato sui massimi assoluti.

Il Pimco Short Term High Yield Usd (Isin IE00B7N3YW49), nella versione senza copertura di cambio, registra la performance più interessante: +1,5% in un mese, +10,2% da inizio anno e si sta avvicinando ai massimi storici dell’esordio nell’aprile del 2015. Infine un Etf riferito alle obbligazioni di tale tipo ma solo in euro: il Lyxor Euro Liquid High Yield BB (Isin LU1215415214), che un calo l’ha segnato, ma di livello modesto (-1,6% nell’arco di trenta giorni). 

L’aumento non fa paura

L’ormai certo rialzo dei tassi a dicembre non spaventa il mercato, favorito dalle promesse di agevolazioni fiscali e di forti investimenti nell’economia reale, di cui proprio il comparto high yield sarà il primo ad avvantaggiarsi.

Inoltre le minori tensioni sul fronte del petrolio si ripercuotono positivamente in un settore decisivo per questo tipo di bond. E l’accerta la serie di nuove emissioni, anche con rating molti bassi, che il mercato ha assorbito senza difficoltà nelle ultime settimane. L’indice Bloomberg Us High Yield Bond conferma che lo "yield to maturity" medio si colloca sul 6,89%, in crescita rispetto ai giorni delle elezioni presidenziali.
Considerando che copre ben 2247 emissioni in dollari, rappresenta la migliore riprova di un quadro certamente proficuo. Intanto lo “spread” di credito sui titoli di Stato di riferimento si mantiene sui 5,1 punti, avvalorando il sentiment favorevole dei mercati. Quanto potrà durare ancora questo rilassamento degli high yield, in contrasto con le tensioni presenti nell’ambito dei governativi statunitensi? Impossibile dirlo, ma la cura Trump appare di buon auspicio e spazza dal cielo dei bond cosiddetti “junk” i nuvoloni che sembravano volersi trasformare in un violento tifone solo poche settimane fa.

 
Fonte: News Trend Online

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