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mercoledì 9 novembre 2016

Gli analisti ci ripensano: forse Trump non è il male assoluto

Man mano che passano le ore, la vittoria di Donald Trump, ormai ufficialmente 45esimo presidente degli Stati Uniti, sembra diventare meno pericolosa agli occhi degli operatori. La Borsa italiana arriva a segnare, infatti, alle 16, un passivo dello 0,70%

Lo schiaffo è stato forte

Una prima conferma arriva dalla view di Fidelity International che vede alcuni lati positivi nell'arrivo del magnate alla Casa Bianca.
Prima di tutto dalla volatilità (estrema) che potrebbe verificarsi sui mercati e che potrebbe convincere la Fed a rimandare igni velleità di rialzo dei tassi nonostante, per l'ennesima volta, nella precedente riunione il governatore Janet Yellen aveva confermato come le pressioni per una stretta, oltre alle condizioni macro, fossero ormai mature e che anche i membri stessi del Fomc pensassero lo stesso.

Un'eventualità che, però, contrasterebbe, paradossalmente, proprio con la volontà del neo eletto presidente Trump il quale, durante tutta la campagna elettorale non ha fatto mistero della sua insofferenza verso le politiche espansioniste della Fed contro le quali non esiterebbe a far eleggere nel board, due esponenti di chiara matrice aggressiva.
Della possibile cautela da parte della Fed parla anche Goldman Sachs che aggiunge anche una previsione su un dollaro debole nel frattempo che i mercati non metabolizzano l'inevitabile cambio di rotta che questo voto, chiaramente di protesta, rappresenta.

Ma ci sono anche lati positivi

Ma a fare buon viso a cattivo gioco sono anche gli esperti di Wells Fargo Funds Management e ancora più di Eaton Vance che guardano alle riduzioni fiscali sui profitti delle società che potrebbero aumentare i margini di guadagno.

Ed è proprio il terreno delle agevolazioni fiscali e della semplificazione normativa quello che potrebbe far scattare, nell'immediato, un rally, anche perché tra gli operatori esiste la consapevolezza di una assoluta mancanza di esperienza politica da parte di Trump e quindi in molti sperano che possa invece avere la saggezza di creare attorno a sé uno staff di figure di primo piano che permetterebbero, al contempo, di calmierare le parti più estreme del suo programma.
Infatti il primo protagonista, temuto, è quello del protezionismo che, qualora arrivasse ad essere applicato, porterebbe con sé diverse conseguenze negative per i mercati emergenti, a loro volta una fetta particolarmente importante dell'economia internazionale e del Pil mondiale.

Ubs: i mercati vivranno due fasi

Anche da Ubs si tende a vedere la reazione dei mercati in due fasi, quella immediata, contraddistinta da una fuga verso i beni rifugio come oro e yen giapponese (in realtà già verificatasi e che potrebbe continuare anche nelle prossime sedute) e quella successiva quando, depositatasi la sorpresa, arriverebbe una visione più chiara anche per quanto riguarda le potenzialità del neoeletto.

Infatti, se statisticamente il rendimento annuo dell'S&P500 è del 15% sotto i governi repubblicani, è anche vero che Trump rappresenta un'eccezione nel panorama politico non essendo in alcun modo parte dell'establishment. Ad ogni modo, nel medio termine, si dovrebbe assistere a una generale ripresa aiutata anche dal rimbalzo dell'azionario con un miglioramento dei fondamentali e dell'aumento degli utili per azione che arriverebbero all'8% già dall'anno prossimo.
Nell'immediato, però, il primo pericolo è quello della volatilità in aumento vertiginoso e di un picco dei livelli di risk off su un mercato, come quello dell'azionario statunitense, spesso sopravvalutato.

A temerlo sono gli esperti di yxor che parlano di un indice Vix al 25% con un crollo superiore rispetto a quello registrato in occasione della Brexit, favorit anche dal fattore contagio, in particolare sui mercati emergenti.
Fonte: News Trend Online

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