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lunedì 28 novembre 2016

FT: 8 banche a rischio fallimento se vince il NO al referendum


Secondo gli esperti il referendum sarà difficiel capire cosa accadra in caso di vittoria del NO al referedum itlaiano.

I pessimisti

Infatti un NO al referendum rischia di spaccare l'Unione Europea, di creare un nuovo “caso Grecia” e di riportare l'instabilità politica non solo in Italia ma anche nel resto d'Europa rafforzando l'ondata populista sempre più radicata nel Vecchio Continente.
Questa in estrema sintesi la maggior parte delle analisi elaborate finora sia dalle banche d'affari (in realtà non tanto spaventate dalla vittoria di un NO vista la possibilità di ripiegare sull'entrata in scena di un Renzi bis o di un governo tecnico stando alle ultime dichiarazioni di stampa) ma anche dalla stampa estera, in particolare quelle economica che invece si divide tra i catastrofismi del Financial Times e le rassicurazioni dell'Economist che guarda al No come unica soluzione dettata dalla riforma che, a suo modo di vedere, potrebbe creare una nuova forma di populismo svilendo il ruolo del Senato e aumentando troppo la forza del Premier risvegliando paradossalmente gli stessi venti di populismo che, invece, vorrebbero placare.

L'ultima stoccata arriva dal Financial Times che rincara la dose dell'allarmismo, puntando i fari sul settore bancario.

La posizione del Financial Times

In particolare la vittoria del SI al referendum non farebbe altro che trattenere gli investitori dal rilanciare e favorire la ricapitalizzazione degli istituti più a rischio.
Otto, infatti, sarebbero le banche chiamate in causa sul fronte della risoluzione, una risoluzione che potrebbe costare 4mila miliardi, cioè quanto il sistema bancario italiano necessita per risolvere i suoi problemi definitivamente e che arriverebbero da una soluzione di mercato promossa dal Premier.

A frenare tutto, però, potrebbe essere la vittoria del NO che rallenterebbe il processo (nel migliore dei casi) creando un vuoto di incertezza, un possibile rimpasto di governo che porterebbe ancora Renzi al comando ma solo dopo i tempi tecnici per riuscire a riorganizzare l'esecutivo. Nel peggiore dei casi, però, non è da escludere un governo tecnico che traghetti fino a nuove elezioni con vittoria dei movimenti euroscettici.
In entrambi i casi sarebbero a rischio ben 8 banche e per la precisione Monte dei Paschi di Siena, la Popolare di Vicenza, Carige, Banca Etruria, CariChieti, Banca delle Marche e CariFerrara, quelle più fragili del sistema. Ma a preoccupare più di tutti è il colosso dai piedi d'argille di Mps il cui processo di salvataggio è risultato immediatamente difficile da realizzare sia per la sua complessità sia per i tanti punti di domanda rappresentati da un processo a scaglioni in cui il successo del precedente è condizione necessaria (ma non sempre sufficiente) per la riuscita del successivo e, quindi, alla fine, di tutta l'operazione di salvataggio da 5 miliardi.

In caso contrario? La minaccia del bail in diventerà realtà e il sacrificio di obbligazionisti e azionisti dovrà arrivare a coprire la cifra record di 13 miliardi di euro, ovvero l'8% dei 160miliardi di passivi dell'istituto senese, secondo le ultime disposizioni in fatto di risoluzione bancaria.

Le debolezze dell'Italia  

Le paure del Financial Times nascono dal fatto che l'economia itlaiana, con l'adozione dell'euro 17 anni fa, ha registrato una performance negativa del 5% proprio nel momento in cui, il paragone con le altre nazioni dell'Europa, evidenzia un aumento del 10% della produttività per Francia e Germania.

Ma il problema di Roma non sarebbe altro, secondo l'editoriale a firma di Wolfgang Münchau, che un tassello di un mosaico di problemi ben più ampio, quello di un'Europa incapace di creare una vera unione anche sul fronte bancario e fiscale. Ecco allora che la linea editoriale del FT si completa allargando la visuale all'intera Europa e in particolare alla possibile vittoria di Marine Le Pen in Francia con il rafforzamento ulteriore del fronte euroscettico.
Come riuscire a salvare tutto questo? Semplicemente, stando alle parole del quotidiano finanziario, con l'accettazione, da parte della Germania, di un percorso verso l'unione fiscale e politica così come una revisione del meccanismo di salvataggio per i paesi europei (European Stability Mechanism) finora tarato sulle possbili minacce provenienti da paesi periferici e non da quelli che atutt'oggi sembrano essere le vere minacce per la moneta unica e per l'Ue intera e cioè Italia e Francia.
Fonte: News Trend Online

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