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martedì 8 novembre 2016

Equitalia, allargare la sanatoria ha costi troppo elevati

Una sede di Equitalia Nord a Genova.
(© Ansa) Una sede di Equitalia Nord a Genova.
C’è da trovare mezzo miliardo di euro se si vuole rendere più generosa la sanatoria di cartelle esattoriali e multe.
Servirà 1 miliardo all’anno per tenere in piedi il futuro ente di riscossione, che ne spenderà soltanto la metà per i dipendenti.
La Ragioneria dello Stato e la Corte dei Conti si mettono di traverso sui piani di Matteo Renzi di rottamare Equitalia e, con essa, cartelle difficilmente esigibili, che valgono circa 45 miliardi.
Cioè meno dello 0,5% degli oltre 1.000 miliardi che l’organismo non riesce a riscuotere.
CENTINAIA DI EMENDAMENTI. Presso le commissioni Bilancio e Finanze della Camera - dove è in discussione il decreto fiscale – sono state presentate centinaia di emendamenti per allargare i confini della sanatoria.
Che cancella soltanto sanzioni e more e dimezza gli aggi per le cartelle emesse dal 2010 al 2015.
Se non bastasse, c’è tempo soltanto fino a gennaio per aderire.
Si deve pagare tutto entro il 2018. Ma due terzi del dovuto vanno versati entro l'anno prossimo. Inoltre, non si possono ottenere più di sette rate.
VORREI MA NON POSSO. Nelle proposte dei parlamentari ci sono le richieste di “scontare” anche le tasse e le multe del 2016, di allungare i tempi di pagamento fino al 2020 o di cancellare anche le sanzioni e gli aggi per le cartelle future.
Il governo, se potesse, avallerebbe anche i desiderata del parlamento, ma la Ragioneria del Tesoro ha già minacciato di bloccare ogni modifica.
L’organismo del Tesoro ha fatto notare che da quest’operazione l’Erario deve incassare 2,4 miliardi di euro entro il biennio.
Ogni modifica rischia di diminuire le entrate. E la cosa è insostenibile in una fase nella quale la Ue lamenta coperture non sicure nella manovra.
L’ALLARME DI CASERO. A Montecitorio c'è chi spiega che, «rendendo meno onerosa la sanatoria, ci saranno maggiori adesioni e maggiori incassi».
Ma a chi l’avrebbe chiamato per chiedere condizioni migliori forte anche di questo assunto, il viceministro dell’Economia, Fabrizio Casero, avrebbe spiegato che «la copertura per la Ragioneria deve essere certa. Cambiare i termini del provvedimento ci costerebbe almeno mezzo miliardo di euro». Soldi che in questo momento non ci sono.
Due le strade che sta seguendo il governo per cancellare anche gli interessi legali o allargare i termini: trovare i soldi attraverso la spending review oppure legare le modifiche a una clausola di salvaguardia sul livello di incasso.
IL NO DELLA CORTE DEI CONTI. Un’altra bordata al decreto fiscale, e alla riforma di Equitalia, l’ha data la Corte dei Conti.
In audizione davanti al parlamento, il presidente Arturo Martucci di Scarfizzi ha smentito che la rottamazione sia un condono.
Ma contemporaneamente ha avvertito che «occorre chiedersi quali saranno le modalità di copertura delle spese di funzionamento della nuova riscossione (circa 1 miliardo, per metà rappresentate dal costo dei circa 8 mila dipendenti), fin qui coperte dal sistema di aggi e rimborsi che tanto peso ha avuto nello scioglimento di Equitalia».
Martucci di Scarfizzi si è anche soffermato sull’indipendenza del futuro organismo: «Bisognerà verificare», ha aggiunto, «in quale misura la nuova funzione di riscossione potrà contare sugli adeguati poteri in linea con le migliori pratiche internazionali auspicati da Ocse e Fmi, considerato che gli ultimi anni hanno portato a un progressivo ridimensionamento dei poteri assicurati a Equitalia».  

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