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lunedì 7 novembre 2016

Elezioni USA: il nostro focus


Per capire il funzionamento delle elezioni presidenziali bisogna partire da quelle del Congresso. Infatti, contestualmente alle presidenziali si terranno le elezioni per il Parlamento (Congresso), che eleggeranno i 435 membri della Camera dei rappresentanti e 34 membri (un terzo) del Senato.
Il Congresso è un'assemblea divisa in 2 camere.
La Camera dei rappresentanti è composta da 435 membri, ognuno dei quali rimane in carica due anni e viene eletto in rappresentanza di un distretto elettorale. Il Senato è formato da 100 membri (due per ogni Stato) che rimangono in carica per sei anni. Le elezioni per il Congresso si svolgono ogni due anni, con le quali si rinnova completamente la composizione della Camera dei rappresentanti e ogni volta un terzo dei senatori.
Per quanto riguarda il rinnovo del mandato presidenziale, il sistema elettorale prevede un'elezione semidiretta; il presidente è eletto a maggioranza assoluta e a scrutinio segreto da un collegio composto da 538 grandi elettori scelti con elezione diretta il primo o il secondo martedì di novembre nell'ultimo anno del mandato del presidente in carica (tecnicamente il martedì successivo al primo lunedì del mese di novembre considerato).

Si vince dunque con 270 voti dei grandi elettori.
Ogni stato federato elegge un numero di delegati pari ai rappresentanti dello stesso stato al Congresso, ripartizione che tiene conto anche del numero di abitanti e quindi risulta soggetta a revisione periodica. A parte il Maine e il Nebraska, ogni stato adotta un sistema elettorale con il quale vengono eletti solo i delegati dello schieramento che ottiene la maggioranza assoluta dei voti; il candidato indirettamente vincitore nel singolo stato si aggiudica quindi tutti i delegati assegnati a quello stato.

Si tratta di un sistema maggioritario perfetto.
Come previsto dal secondo articolo della Costituzione, è eleggibile alla carica di presidente ogni cittadino degli Stati Uniti per nascita, residente negli Stati Uniti per almeno quattordici anni e con un'età pari o superiore a 35 anni.
 Il mandato presidenziale dura quattro anni ed è rinnovabile per una sola volta.  L'insediamento del presidente non è immediato ma avviene il 20 gennaio dell'anno successivo.

Le elezioni del 2012

Nelle precedenti elezioni del 2012 Obama aveva vinto sul candidato repubblicano Mitt Romney, conquistando il 51,1% del voto popolare e 332 grandi elettori su 538.

Per quanto riguarda il rinnovo del Congresso, nel 2012 il Partito Democratico aveva ottenuto la maggioranza al Senato e il Partito Repubblicano la maggioranza alla Camera dei rappresentanti; nel 2014 il Partito Repubblicano con le elezioni di mid term ha incrementato la maggioranza alla Camera e conquistato anche quella al Senato.
Obama quindi ha guidato il paese senza avere una maggioranza parlamentare.

I contendenti

I due partiti principali come da consuetudine hanno scelto i rispettivi candidati alla Presidenza nell'estate del 2016 al termine delle primarie. Il Partito Democratico ha scelto per la prima volta una donna, l'ex Segretario di Stato ed ex first lady Hillary Clinton, che ha potuto contare sin dalle prime fasi sull'endorsement della stragrande maggioranza degli esponenti del suo partito, dovendo tuttavia fronteggiare sino alla fine delle primarie Bernie Sanders, candidato semi-indipendente che ha ottenuto una vasta popolarità tra gli elettori più giovani per essersi posto come antagonista del sistema finanziario e sostenitore di politiche socialiste di stampo nord-europeo.

Se sarà eletta, la politica interna della Clinton dovrà pagare un prezzo a questa situazione, e tenerne in qualche modo conto. Ad affiancarla come candidato vicepresidente è stato scelto Timothy Michael Kaine. Il Partito Repubblicano ha invece scelto il controverso candidato Donald Trump, ricco imprenditore e personaggio televisivo, che però non è riuscito a far convergere su di sè un consenso unanime tra le varie correnti e tra i maggiori esponenti del partito.

Al contrario, anche dopo il trionfo sancito dal voto popolare, a causa delle sue posizioni e del suo atteggiamento, vari esponenti repubblicani hanno rifiutato di esprimergli sostegno nella corsa alla Casa Bianca. Trump ha scelto come candidato vicepresidente Mike Pence, governatore dell'Indiana molto apprezzato tra i repubblicani, cercando così di accorciare le distanze con il partito.

La nomina del segretario al Tesoro

La tradizione vuole che il segretario al Tesoro sia scelto dal presidente fra i grandi nomi di Wall Street.

Bill Clinton aveva scelto Bob Rubin, Ronald Reagan volle Donald Thomas Regan, ceo della Merril Lynch, e George W.Bush aveva scelto Henry Paulson, ceo di Goldman Sachs. La Clinton sembra orientata alla scelta di Larry Fink, fondatore e ceo di BlackRock, la più grande società di asset management al mondo.
I nomi su cui converge l'interesse di Donald Trump sono invece quelli di Henry Kravis, fondatore di KKR, di Steven Mnuchin, ex banchiere di Goldman Sachs e già capo della raccolta fondi della sua campagna elettorale, e Robert Zoellick, ex presidente della Banca mondiale e repubblicano molto stimato.

La campagna elettorale

È stata comunque una campagna elettorale di bassa qualità e molto dura, senza esclusione di colpi, dove ognuno dei due contendenti ha cercato di evidenziare più i limiti dell'avversario che non i propri (pochi) meriti.

Su Trump sono emersi problemi di evasione fiscale, accuse di molestie sessuali, ma anche dichiarazioni imprudenti, a volte razziste, altre volte sessiste. Sulla Clinton è stato ricostruito lo scandalo delle email: pare che la Clinton abbia usato il suo account personale di posta per migliaia di email di stato, molte delle quali contenevano dati riservati o addirittura segreti di stato: in Italia una situazione del genere può far sorridere, ma gli americani non sono tanto disposti a scherzare sulla sicurezza nazionale, e ogni volta che sono emersi dettagli su questo argomento, nei sondaggi il consenso della Clinton ha perso punti.

Sondaggi

A un giorno dal voto Hillary Clinton incrementa leggermente il suo vantaggio nei confronti di Donald Trump, portandolo a 1,8 punti secondo il sito specializzato RealClearPolitics, che fa una media di tutti i principali sondaggi: 46,6% a 44,8%.

Sempre in base ai dati di Rcp, sul fronte dei grandi elettori la candidata democratica è a quota 216, il repubblicano a 164. Ne servono almeno 270 per diventare presidente.
Decisivi per la vittoria finale saranno gli stati ancora in bilico: Pennsylvania, North Carolina, Ohio, ma soprattutto la Florida che con i suoi 29 delegati risulta spesso decisiva.

Strascichi

Non è da escludere un voto molto equilibrato e contrastato, con il mancato riconoscimento da parte del perdente dell'esito finale, con ricorsi, polemiche e tanta incertezza, come successe nel 2000, quando la  proclamazione del vincitore venne rinviata per molti giorni, poiché nello stato decisivo, la Florida, l'equilibrio era tale che fu necessario ricontare i voti, addirittura a mano, e lo scarto si rivelò di appena 500 voti.

Una situazione del genere ovviamente spingerebbe i mercati azionari fortemente e velocemente al ribasso.

Analisi economica

Continua la ripresa dell'economia americana che nel 2016 vede una leggera battuta d'arresto nel suo ritmo di incremento. L'apporto alla crescita della spesa per consumi, nonostante quanto si dice, ha sempre mantenuto e mantiene nei dati annuali la sua forza.
Ciò che è venuto meno nel 2016 è l'apporto degli investimenti privati e delle esportazioni. Le attese di inflazione si sono ormai posizionate stabilmente al rialzo, e anche la dinamica occupazionale è in costante miglioramento; continua la ripresa del mercato immobiliare; aumenta il debito e aumenta il rapporto debito/PIL.
La Fed ha alzato i tassi nel dicembre 2015 per la prima volta dal 2006.

Il Fed Funds Rate è ora compreso nel corridoio 0,25-0,50%. Nei piani della Banca centrale americana l'inizio del rialzo dei tassi era subordinato al raggiungimento di  due obiettivi: il target iniziale di disoccupazione al 6% e di inflazione vicina ma inferiore al 2%. Il target sulla disoccupazione è stato ampiamente raggiunto già da mesi, e siamo ora con l'ultima rilevazione mensile di ottobre al 4,9% (ma aveva raggiunto anche il 4,7% in maggio).
Per quanto riguarda l'inflazione, i dati A/A per il 2017 e 2018 espongono un consenso pari al 2,2%. In entrambi i casi il target è stato raggiunto, per cui si può dire che negli Stati Uniti non ci sono più i motivi tecnici per mantenere tassi vicino allo zero. È dunque presumibile che prosegua, sebbene lentamente, il ciclo di rialzi iniziato nel dicembre 2015, con un secondo rialzo in dicembre 2016, e altri 2-3 rialzi entro fine 2017.

Salvo novità dal fronte delle elezioni per la Casa Bianca.

Analisi politica generale

Gli Stati Uniti continuano a essere la più grande economia al mondo e la maggiore potenza militare, per cui queste elezioni, oltre a condizionare il futuro prossimo degli Stati Uniti, avranno anche un impatto sull’economia mondiale e sulle sorti del pianeta.
Nessuno dei candidati ha detto la verità sulle politiche future, entrambi cavalcano la tigre del populismo; nessuno dei due ha presentato una visione futura nuova, come fece Reagan con la supply side economics.

Basta leggere gli slogan per accorgersi della pochezza del pensiero politico del futuro presidente americano: Stronger Together e Make America Great Again. La Clinton inneggia alla globalizzazione, Trump vuole rilanciare il primato americano. Certo gli slogan contano ben poco: Yes We Can di Obama è rimasto nel cassetto di chi lo ha inventato, senza mai concretizzarsi nella politica economica ed estera del presidente uscente, ma almeno durante l Fonte: News Trend Online

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