-
.....................

PER MANTENERTI SEMPRE IN CONTATTO CON LATOOSCURO-TRADING.COM TWITT

martedì 8 novembre 2016

Election Day: ci siamo. Scenari e prospettive secondo IG


Dopo mesi di guerra senza esclusione di colpi, oggi è arrivato il giorno della resa dei conti e gli Stati Uniti decideranno il proprio presidente. Con una particolarità: nessuno dei due candidati piace agli elettori e così, come da noi accade spesso, si va a votare turandosi il naso e scegliendo quello che pare il meno peggio della situazione.
Almeno questo è quello che, secondo gli analisti, potrebbe essere l’atteggiamento del 60% degli elettori. 

Il precedente del "sogno americano"

A suo tempo il candidato democratico Barack Obama, sia per questioni razziali che per una situazione economica e sociale diversa, riuscì, aiutato anche da un avversario come Mitt Romney particolarmente incline alle gaffe, a creare intorno a sè un alone di simpatia che questa volta è totalmente assente.

E i motivi sono anche nei programmi elettorali e in un elettorato che non è più facilmente delineabile. Attualmente Hillary Clinton guarda all’appoggio delle donne, di chi guarda a un politico di professione (nonostante tutti i difetti del caso), della popolazione delle grandi città ma anche di quella istruita.
Da parte sua, invece, Donald Trump è riuscito paradossalmente a cooptare l’entusiasmo della media borghesia che più di tutti ha pagato il conto salato di quel mix pericoloso che si è creato con la delocalizzazione delle grandi multinazionali, a sua volta favorita dai trattati internazionali sul libero commercio firmati a suo tempo da Bill Clinton, ma anche con l’arrivo della crisi e il taglio dei posti di lavoro non crede alla politica tradizionale.

Ad appoggiare Trump è anche chi vorrebbe combattere la corruzione (nonostante il passato poco chiaro del tycoon) ma anche i molti repubblicani conservatori che non accettano le posizioni più morbide dei centristi. E anche la stampa internazionale segue la scia visto che l’appoggio dato dalle grandi testate (Financial Times ed Economist in primis) si basa su frasi come “Hillary Clinton è molto meno peggio di quanto possa apparire”. 

I programmi elettorali ed economici: la view di IG

Ma a dividerli è anche un serie di scelte sulle possibili riforme da fare.

In particolare in ambito fiscale. Come sottolinea un report di IG, il candidato repubblicano punta all’aumento della spesa pubblica e a un taglio delle tasse soprattutto per le fasce di reddito alto, cosa che, come è facile temere, porterebbe a un drastico calo delle entrate nelle casse erariali e a un esplosione del deficit fiscale e del debito di stato, il cui tetto è già al limite e il cui rinnovo sarà una delle prime sfide che il nuovo Congresso si troverà ad affrontare.

Dall’altro lato la Clinton pare orientata verso una spesa pubblica da incrementare attraverso i proventi delle tasse in aumento per i più ricchi. Anche in campo finanziario i due lottano tra una Fed più trasparente ma senza grandi intromissioni da parte del governo (democratici) e una banca centrale statunitense che dovrebbe essere “calmata” nella sua politica ultra accomodante con la possibile nomina da parte del presidente di due membri più “falchi” quindi più favorevoli a una normalizzazione, anche in tempi brevi, del costo del denaro.

Resta poi l’interrogativo del Congresso. Sempre da IG ricordano che “un congresso unito  con entrambe le Camere, Senato e Parlamento, in mano allo stesso partito del Presidente, potrebbe velocizzare l’iter legislativo, mentre un Congresso diviso, con almeno una Camera in mano al partito d’opposizione,  potrebbe ritardare tale processo.”

Gli scenari

In altri termini si potrebbe avere una vittoria della Clinton con un Congresso unito per Camera e Senato entrami in mano democratica (realtà piuttosto difficile visto il carattere “centrista” dell’elettorato statunitense ma anche perchè il Congresso vede una Camera in mano ai repubblicani) oppure un secondo scenario con elezione della Clinton e un Congresso diviso tra Camera ai repubblicani e Senato in mano ai democratici (o viceversa).

Il terzo scenario vede l’elezione di Trump ed entrambe le camere ai repubblicani mentre il quarto avrebbe Trump alla Casa Bianca con congresso diviso tra repubblicani e democratici che si spartiscono una camera a testa. Proprio nel caso di un’elezione di Trump e delle possibili realizzazioni del suo programma estremista e protezionista, da IG prevedono che gli indici di Wall Street in particolare potrebbero soffrire di una forte volatilità che li spingerebbe fino a a rivedere i minimi di giugno, “anche nell’arco di due sole sedute, ancora di più se ci fosse un fronte unito dei repubblicani sia alla Casa Bianca che al Congresso; in quel caso non sarebbe da escludere un S&P500 a 1.800 punti e il Dow Jones a 15.500 punti.

La causa sarebbe proprio la visione protezionistica del repubblicano che porterebbe a un abbandono degli investimenti in Usa e a un calo della già debole crescita economica mondiale.  
Una situazione migliore arriverebbe con la Clinton vincitrice: un rialzo degli indici ai massimi storici che poi scenderebbero (per l’S&P si parla dei 2000 punti) a causa di una crescita mondiale più lenta e di incertezza politica in Europa.
A questo, come ulteriori zavorre, sono da sommare la crisi delle banche, il cammino (lungo o meno che sia) della Brexit, la crisi dei prezzi del petrolio con l’accordo dell’Opec del 30 novembre ancora in forse e la Cina 
Fonte: News Trend Online

Nessun commento:

Posta un commento