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mercoledì 9 novembre 2016

Effetto Trump: valute emergenti nella tempesta


Oltre ogni previsione. Notte di passione e soprattutto probabile mattina di forti tensioni sul mercato valutario: è l’effetto delle elezioni presidenziali statunitensi, con il risultato a sorpresa (almeno per noi europei!) della vittoria di Donald Trump. Non è soltanto la prima linea dei cambi fra dollaro e monete emergenti a subire effetti destabilizzanti.
Anche quella dell’euro si sovverte, pure su fronti apparentemente meno toccati dalle dichiarazioni – durante la campagna elettorale – del candidato dei Repubblicani. 
Vediamo allora la situazione alle prime luci dell’alba.  Inevitabilmente la tempesta si abbatte sul peso messicano, che perde oltre il 13% sul dollaro e il 14% sull’euro, a causa delle minacce non solo di una forte politica anti immigratoria ma della fine dell’accordo di libero scambio Nafta, che colpirà indirettamente l’Europa.

Il cambio Eur/Mxn è passato in poche ore da quota 20 a quota 23,4, per poi ridiscendere sui 22,9, con il peso ormai ai minimi storici, accentuando oltre ogni limite un trend di debolezza che in realtà viene da lontano, essendo iniziato nel 2008.

Euro forte su rublo e zar

Ma l’impatto è notevole anche nei confronti del rublo, che nella notte perdeva il 3,4% sull’euro per poi stabilizzarsi su un 2%, tornando a sfiorare quota 73, considerata di separazione fra un’area di incerta stabilità e una di forte debolezza per la divisa russa.

Ancora più netta la reazione a sfavore della lira turca, che va ben oltre i rapporti di cambio registrati durante il tentato golpe ad Ankara. Il livello dei 3,6 non si era mai toccato e lascia intendere come qualcosa stia rompendosi nei confronti del Medio Oriente. Ci si poteva aspettare che almeno lo zar sudafricano non fosse colpito dalla tempesta, perché uno dei possibili effetti della Presidenza Trump potrebbe essere un forte rientro in scena dell’inflazione e quindi la risalita dell’oro, che in effetti guadagna non poco nelle prime battute della giornata.

Eppure lo zar crolla sull’euro (-6,2% per poi attestarsi su un -5%), il che potrebbe dimostrare come panico ed emotività vadano ben di là delle motivazioni più razionali.

Gli impatti minori

L’euro si avvantaggia invece poco sul real brasiliano (+2,6%) e alle valute asiatiche, mentre il dollaro resta quasi stabile sullo yuan cinese, sebbene questo “cross” vada visto solo a mercati aperti.
Rispetto alla nostra divisa quella cinese si indebolisce, pur con un calo contenuto entro un -1,5%. L’isteria del momento non deve portare comunque a giudizi precipitosi: una visione più corretta sarà possibile solo nel corso della giornata, anche perché alcuni movimenti appaiono esasperati e vanno oltre le motivazioni razionali.

Si torna indietro

Una nuova fase strutturale di debolezza delle valute emergenti non è da escludere, proprio quando quella iniziata due anni fa sembrava in via di risoluzione.

Certo è che Trump dovrà scontarsi ora con la politica dei fatti concreti, spesso assai diversa da quella delle dichiarazioni elettoralistiche: nulla quindi è perso. L’unico segnale abbastanza positivo viene intanto dalla complessiva tenuta del cambio euro/dollaro, con il biglietto verde che perde sì ma entro limiti accettabili dopo una svolta politica così radicale. 
Fonte: News Trend Online

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