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mercoledì 16 novembre 2016

Effetto Trump, bond in tilt


L'elezione a sorpresa del presidente Trump ha spostato l'attenzione dei mercati verso le nuove politiche fiscali che saranno messe in atto dalla nuova amministrazione che si insedierà il 20 gennaio 2017.
Per quanto riguarda la politica monetaria le attese rimangono legate a un rialzo dei tassi a dicembre da parte della Fed.
Intanto i fondi di investimento obbligazionari europei hanno subito nell'ultima settimana ingenti deflussi sia sul segmento governativo che ad alto rendimento, come si può vedere anche dagli indici che fotografano l'andamento dei titoli sovrani dell'area europea.
Con un rialzo dei rendimenti diffuso sulle obbligazioni, il basso prezzo del petrolio e il dollaro forte era inevitabile anche un “effetto domino” legato ai paesi emergenti e quindi agli asset più rischiosi.
In altri termini, gli investitori stanno cercando rifugio nella parte breve delle curve, magari sino a un massimo di cinque anni per i più temerari, spaventati da una prospettiva di rialzo dei tassi diffuso e dall'impossibilità per le banche centrali europea e giapponese di correre ai ripari, mentre sono ancora “intrappolate” nelle misure di Quantitative Easing.
Nel caso dell'Italia, che ha visto un allargamento degli spread più ampio degli altri paesi periferici, oltre alla strumentalizzazione sull'esito del referendum ampiamente verificabile su tutti canali televisivi esteri, si è anche aggiunto un report di Deutsche Bank che assegna una probabilità del 60% a un nuovo referendum denominato "Italeave", nel caso di caduta del governo e rilancio dei partiti che cavalcano lo stesso nazionalismo populista sbandierato da Trump.
Resta difficile quindi pensare a un recupero delle quotazioni anche sui nostri mercati azionari, soprattutto per un paese ad alto indebitamento e un’esposizione verso investitori esteri poco inclini a mantenere nei loro portafogli titoli obbligazionari a rischio di downgrading.
In aggiunta, l'impegno della BCE sul riacquisto di obbligazioni Corporates è comunque legato al fattore creditizio, quindi alla tripla B, ma per l'Italia sono ben pochi gli emittenti che possono rientrare pienamente entro questo perimetro.
L'anno bisesto, iniziato con un trimestre devastante per i mercati azionari, ha subito dapprima il contraccolpo della Brexit (sulla quale si pronuncerà la Corte Suprema ai primi di dicembre), mentre ora si naviga a vista col rischio della “tempesta perfetta” creata dalla sorpresa americana.
In queste condizioni la saga referendaria italiana subisce un effetto amplificato dal mancato completamento di recenti riforme e del consolidamento del sistema bancario.

Un consolidamento che inevitabilmente si scaricherà ancora sulle obbligazioni di Stato e su Piazza Affari sino alla fine dell'anno.
Di Claudia Segre
Global Thinking Foundation
Autore: ItForum Fonte: News Trend Online

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