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martedì 22 novembre 2016

Effetto Trump: BDI a +36% sulle attese di una politica USA pro-crescita

La vittoria di Trump sprona le quotazioni del BDI
Donald Trump e commercio mondiale non dovrebbero stare nella stessa frase, almeno non per gli analisti economici e politici, gli stessi che, però, avevano previsto conseguenze terribili sui mercati finanziari nel caso di vittoria delle elezioni USA da parte del tycoon repubblicano. Invece, sappiamo com’è andata: Wall Street in festa, il mercato obbligazionario in calo sulle attese di un imminente rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve e aspettative d’inflazione surriscaldate. E c’è un altro indicatore positivo per il commercio mondiale, che potrebbe sembrare una risposta paradossale all’elezione di Trump: il Baltic Dry Index (BDI). Dall’8 novembre al termine della seduta di ieri, è cresciuto del 36,11%, salendo a 1.240 punti, seppur ripiegando dai 1.257 di venerdì scorso, il massimo da due anni.

BDI dai minimi storici al boom

Cos’è il BDI? Si tratta di un indice, che misura il costo di trasporto di beni non liquidi (“dry”) sulle navi cargo in tutto il pianeta. Quando esso sale, rifletterebbe una maggiore domanda di spedizioni di merci, quindi, una maggiore vivacità commerciale tra gli stati. Viceversa, quando esso scende. Il tutto, al netto di possibili miglioramenti di efficienza nei trasporti marittimi e a parità di navi cargo disponibili. (Leggi anche: Ecco il complotto delle forze globali: commercio mondiale crollato)
Nel febbraio di quest’anno, il BDI era crollato ai minimi dal 1985, anno di inizio delle rilevazioni, ovvero a 290 punti. Da allora, la crescita è stata del 327,5%. Impressiona, però, che l’indicatore abbia subito un’accelerazione improvvisa con le elezioni USA, quasi come se il mercato stesse scommettendo su una ripresa degli scambi commerciali, vale a dire sul trasporto via mare di merci.

Perché il BDI beneficia di Trump?

In effetti, la relazione tra Trump e il +36% messo a segno dal BDI esisterebbe: gli investitori si attendono che il taglio delle tasse perseguito dal nuovo presidente americano e la sua promessa di investire fino a 1.000 miliardi di dollari in infrastrutture facciano salire la domanda di materie prime, specie relative alle costruzioni, come dimostrano i guadagni realizzati nelle ultime sedute dai cosiddetti metalli industriali.
Certo, la strada per tornare ai livelli pre-crisi è lunghissima, se si considera che il record storico fu segnato il 20 maggio del 2008 a 11.793 punti. Oggi come oggi, siamo a poco più del 10% di quell’apice, a conferma di quanto siano rallentanti gli scambi commerciali, contestualmente al boom di offerta di spazio su navi cargo, tanto che poche settimane fa si è arrivati al crac di una delle maggiori compagnie mondiali attive nel settore, la sudcoreana Hanjin. (Leggi anche: Commercio mondiale a pezzi manda in malora il trasporto merci su navi)

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