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martedì 29 novembre 2016

Ecco la prima banca italiana sotto amministrazione giudiziaria


Ancora una banca sotto la lente. Questa volta, però, non c'entrano i moniti della Bce e non si parla di crediti deteriorati né di bad loans.: Perché i "bad", i cattivi, sono quelli veri. Faccendieri e mafiosi, che entrano ed escono indisturbati e movimentano sottobanco conti correnti, intessendo strane trame che sembrano condurre alle stanze della massoneria: una vicenda bancaria dai contorni per molti versi ancora oscuri, e che ha condotto per il momento al sequestro preventivo della siciliana banca cooperativa "Senatore Pietro Grammatico" di Paceco: cinque filiali fra Trapani, Marsala ed Erice e 1.660 soci, dei quali ben 357 con precedenti penali.

Di questi, 11 per reati di mafia. Una banca che vanta adesso un primato: è la prima volta che un istituto di credito viene sottoposto a misure di prevenzione antimafia.

La prima banca posta sotto amministrazione giudiziaria

A riassumere i risultati delle indagini, condotte dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Palermo sotto la guida del colonnello Francesco Mazzotta, è il procuratore di Palermo Franco Lo Voi.
"La Banca" dice, "è stata gestita e amministrata negli ultimi anni, e addirittura dalla sua creazione, da soggetti in contatto con ambienti legati alla criminalità organizzata o da soggetti ritenuti vicini alla mafia".
Ed è su questa base la Procura palermitana ha convinto il Tribunale di Trapani a porre sotto amministrazione giudiziaria la banca, come previsto dall’articolo 34 del Codice antimafia. Ad occuparsi della gestione dell'istituto nei prossimi mesi sarà l'amministratore Andrea Dara, affiancato nel lavoro dagli esperti della Price Waterhouse Coopers Advisory.

Operazioni poco trasparenti

Secondo quanto comunicato dalla stessa procura, già nel 2010 e nel 2013 alcune segnalazioni avevano destato dei sospetti sulla banca di Paceco presso la Banca D'Italia.

Casi di transazioni poco limpide, e in alcuni casi palesemente illecite, come quella effettuata dalla cognata di un pentito di mafia, che nel 2008 preleva in contanti 120 mila euro, senza incontrare alcun ostacolo in materia antiriciclaggio. Quando la Banca d’Italia ne chiede conto all'istituto, da Paceco rispondono di aver creduto alle ragioni della cliente, "suggestionata dalle notizie sulla crisi dei mercati".
Un'altra operazione poco chiara è quella che ha per protagonista Pietro Leo, un indiziato per reati di mafia.

Accende un mutuo di quasi 240 mila euro, ma la banca, dove lavora la figlia, gli concede di restituirne 135 mila in 10 anni.
E ci sono poi soprattutto gli affari della famiglia Coppola. Il nome più noto è quello di Giuseppe. Lo chiamano "'u prufissuri", per via del suo ruolo di preside ricoperto in un istituto scolastico locale.
Condannato nel 2002 per associazione a delinquere di stampo mafioso, viene considerato personaggio di rango della famiglia mafiosa della zona: stando alle dichiarazioni del pentito Sinacori, suo padre, Giacomo Coppola, organizzò a casa sua un incontro del 1996 tra Matteo Messina Denaro, Giovanni Brusca, e Nicola Di Trapani.
Il fratello di Filippo, Rocco Coppola, ha ricoperto incarichi dirigenziali nella Banca di Paceco, come direttore della filiale di Trapani.

E il sospetto degli inquirenti è che grazie a parenti e amici Filippo Coppola abbia movimentato denaro attraverso la banca, dopo aver chiuso i suoi conti nel 2003.
Gli affari poco trasparenti di Filippo Coppola sono il filo che gli inquirenti cercano adesso di seguire, e che sembrano condurre fin dentro le stanze del Grande Oriente d'Italia. "Sono emersi anche dei collegamenti con la massoneria", ha detto l'aggiunto Dino Petralia, e "non sappiamo se ci sono collegamenti anche con la massoneria non ufficiale."
Fonte: News Trend Online

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