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venerdì 11 novembre 2016

Dossier Pioneer-Unicredit sotto i riflettori: la view dei broker


La mattinata a Piazza Affari parte bene. Almeno nell’immediato visto che già nei primi 10 minuti di contrattazione si arriva a segnare il +0,95% (diventerà 0,5% alle 10.20 senza riuscire a riconquistare la soglia dei 17mila con un parziale di 18.892) in scia a risultati che ieri hanno registrato una perdita di entusiasmo che si evidenziava con il passare delle ore fino a far chiudere il Vecchio Continente in negativo un Cac 40 a -0,3%, il Dax a -0,15% e un Ftse 100 che arrivava a -1,15%.

Gli indici Usa

Il resto dell'Europa, invece, continua a presentarsi in ordine sparso con borse nervose anche a livello internazionale visti i timori che arrivano dal defluss di capitali dagli emergenti, primi penalizzati da un rafforzamento, sempre più probabile, del dollaro. In tutto questo il rendimento del decennale arriva a toccare quota 1,90% in rialzo rispetto all’1,86% di ieri.

L’effetto Trump ancora resta forte sul mercato statunitense con la biforcazione sempre più netta che va delinendosi tra il Dow Jones incanalato su record storici che lo hanno portato a 18.770 punti, e il Nasdaq, invece, in perdita del 2%. L’effetto Trump si abbatte anche sul fronte valutario dove il cambio euro/dollaro resta ancora al di sotto di 1,10 (per la precisione a 1,09053) mentre il peso aleggia intorno al minimo storico e non è detto che possa ulteriormente scendere.

protagonista di oggi, come d’altra parte anche di ieri, è Unicredit che ha reso pubblici i suoi conti sull’ultimo trimestre, conti che il mercato ha apprezzato, pur avendo qualche ombra.  Questo perchè la voce più importante, quella dei crediti deteriorati così come anche quella dei costi operativi risultano essere in calo mentre i ricavi vedono un segno positivo.
Tradotto in numeri, quelli riferiti dal gruppo, si parla di un utile netto 447 milioni di euro pari a un calo del 34,9% dal precedente trimestre e di -11,8% sull’anno scorso e di un RoTE del 4,2%.

Il dossier Pioneer

Vanno meglio, come detto, i ricavi che con 5,5 miliardi di euro sono in calo dell’11,1% sul trimestre ma in aumento del 2,3% sullo stesso periodo del 2015. 
Altra notizia positiva è il calo dei costi 3,2 miliardi di euro ovvero -1,8% sul trimestre e -4,6% sul 2015.

I risultati hanno portato diverse case d’affari a confermare i rating sul titolo ma a migliorare i margini sui target. Primo fra tutto è JP Morgan che, pur restando Neutral preferisce alzare l’asticella da 2,3 a 2,4 euro; stessa proporzione per Societe Generale che da 2,2 porta il suo target a 2,3 euro sempre su rating hold.
Ma Unicredit resta sotto i riflettori anche per un altro motivo: ieri la riunione del cda che doveva presentare i conti sull’ultimo trimestre, doveva anche esaminare le 5 proposte per l’acquisto di Pioneer, controllata del gruppo Unicredit.

In gara  la francese Amundi, la statunitense Ameriprise Financial, l’italiana Poste Italiane, l’australiana Macquarie e Aberdeen Asset Management. ed è proprio Poste italiane che ieri ha comunicato in serata la creazione di un veicolo, insieme a Cassa Depositi e Prestiti e Anima Holding che, oltre a dover rappresentare un punto di riferimento nella gestione del risparmio privato, potrà sfruttare anche un’offerta vincolante per l’acquisto di Pioneer. 
La nuova nata potrebbe arrivare a un potenziale pari a 147 miliardi di masse in gestione, intanto, guardano ai particolari dell’offerta è da sottolineare l’aumento della partecipazione di Poste in Anima che nel 2017 arriverebbe a sfiorare il 25% (24,9% per la precisione) rispetto all’attuale 10,32%.
Fonte: News Trend Online

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