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giovedì 10 novembre 2016

Dopo Trump populismo in agguato: le prossime elezioni in Europa


Il fattore populismo arriva anche negli Usa. E proprio per questo è un fattore che spaventa sempre di più dal momento che non solo ha travalicato i confini dell’oceano ma potrebbe vedersi confermato anche dalle prossime elezioni nel Vecchio Continente.

Le elezioni del 2016

Prima di tutto quello del prossimo referendum italiano: giudicato da molti la più grande incertezza dopo la Brexit, da tempo è ormai diventato una questione che va al di là della valenza politica per addentrarsi nei meandri della contestazione al governo Renzi: il premier, infatti, è stato il primo a confermare che in caso di vittoria del No, avrebbe dato le dimissioni.

Una mossa inutile ed azzardata secondo gli osservatori i quali hanno sottolineato come questa scelta abbia offerto il fianco non solo agli avversari politici ma anche ai contestatori e ai movimenti populistici. Nello stesso giorno del referendum arrivano anche le tanto contestate elezioni in Austria: il precedente clamoroso risale a maggio quando il voto per posta presentò delle anomalie che portarono all’annullamento.
E l’episodio potrebbe ripetersi visto che a settembre alcune buste contenenti le preferenze degli elettori sono state trovate aperte. Il rischio, allora come oggi, è l’arrivo alla presidenza (carica in realtà dai poteri limitati) di un esponente della destra estrema. 

Le elezioni del 2017

Passando al 2017, invece, lo sguardo va verso l’Olanda e alle sue elezioni parlamentari del 15 marzo.

Anche qui, a sorpresa, i movimenti xenofobi e razzisti hanno conquistato gran parte delle simpatie popolari, tanto da portare la stampa a coniare un neologismo, Nexit» (Netherlands + exit). Purtroppo la frammentazione politica dei numero si partiti, non aiuta la lotta contro l’incertezza e soprattutto non favorirà nè la stabilità politica e tantomeno la creazione di un governo stabile.
L'esempio della Spagna, arrivata a formare un governo solo dopo due elezioni e 300 giorni di interrogativi inevasi su suo futuro, resta ancora l'esempio di una rivoluzione che è in atto prima ancora nella testa della base elettorale che nella realtà dei fatti. E la vittoria di Trump è un chiaro e ulteriore sintomo che si associa in parallelismo perfetto, con la Brexit: votare contro anche a rischio del proprio futuro perchè esasperati dal proprio presente.

La frammentazione spagnola, come detto, è lo scenario che si affaccia sempre più comunemente, Lo stesso che qualche tempo fa ha dovuto fronteggiare la Germania, a sua volta impegnata in autunno con l’elezione del suo nuovo Cancelliere. Punto interrogativo sulla candidatura di Angela Merkel la cui popolarità è ai minimi storici come anche quella dei due partiti di riferimento della politica tradizionale.
In questo caso il pericolo si chiama Alternativa per la Germania.Prima di Berlino, però, è la volta di Parigi che il 7 maggio potrebbe vedere la conferma della forza di Marine Le Pen.

 

Fonte: News Trend Online

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