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martedì 15 novembre 2016

Deutsche Bank: l'euro precipiterà presto ai minimi dal 2002


La parità nel rapporto euro-dollaro, che si è spinto nelle scorse ore verso i minimi da dicembre 2015 a 1,0709, non è lontana. Anzi, nel 2017 potrebbero bastare 0,95 centesimi di euro per avere un dollaro Usa. A sostenerlo, un report rilasciato da George Saravelos, analista di Deutsche Bank, e rilanciato nelle scorse ore dall'agenzia Bloomberg. 

Le previsioni di Deutsche Bank

"La divergenza è tornata" dice Saravelos, secondo cui la vittoria Trump, il fattore decisivo che "ha cambiato le cose", fara andare in direzioni opposte l'euro e il dollaro.

Secondo la previsione di DB, l'euro scivolerà verso l'area 1,05 dollari entro la fine dell'anno, per poi deprezzarsi ulteriormente fino a quota 0,95 euro entro la fine del prossimo anno, ossia ai livelli di giugno 2002. Un movimento che potrebbe favorire un trasferimento ingente di capitali dai mercati europei verso quelli statunitensi.
La stima è stima dunque diversa dall'attuale consensus di Wall Street, che prevede ancora che un euro più forte nel confronto con la divisa americana: secondo la media degli analisti interpellati da Bloomberg l'euro dovrebbe attestarsi intorno a 1,11 dollari alla fine del 2017. 
La previsione di DB segnala comunque che gli analisti cominciano a valutare in modo diverso le conseguenze del nuovo corso alla Casa Bianca.

Solo una settimana fa, scrive Bloomberg, i trader davano al 20% la possibilità di un uno scivolamento dell'euro verso la parità con il dollaro il prossimo anno. Possibilità ora data al 45%. Sarebbe la prima volta che le due divise tornano in parità dal 2002.

L'effetto Trump

Ancora l'effetto Trump, dunque.
A favorire il riavvicinamento verso la parità, infatti, è un programma economico, quello del neo-presidente, che promette di incrementare la spesa per investimenti e ridurre il carico fiscale: azioni che potrebbero in sequenza produrre una accelerazione della crescita Usa e spingere la Federal Reserve ad applicare una politica di rialzo dei tassi più rapida: gli operatori considerano sempre più probabile un intervento della Fed alla prossima riunione di dicembre e le probabilità di un rialzo dei tassi sono salite dall'80% al 92% nell'ultimo mese.
Le promesse elettorali di Trump indicano un budget di spesa tra 500 e 1000 miliardi nell'arco di dieci anni, che prevede un ampio piano di rinnovamento della rete infrastrutturale del paese. 


Le conseguenze

Più in generale, il rafforzamento del dollaro su molte delle principali divise non mancherebbe di produrre effetti nel quadro macroeconomico globale.

Secondo Witold Bahrke, analista di Nordea Am citato da La Repubblica, due sono i "rischi chiave che hanno la potenzialità di turbare i mercati: un nuovo calo dei prezzi delle materie prime e la ricomparsa dei rischi legati alla valuta cinese".
Se il dollaro si rafforza, potrebbe ridursi la domanda complessiva di materie prime, scambiate in dollari, con conseguenze negative per i Paesi emergenti.
Quanto alla ddivisa cinese, l'indebolimento dello yuan rispetto al dollaro favorisce le esportazioni del gigante asiatico ma aumenta le pressioni deflazionistiche a livello globale.  
Fonte: News Trend Online

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